Quantcast
LiguriaNews Genova24 Voce del Tigullio Città della Spezia Voce Apuana

Calano gli infortuni sul lavoro, ma Massa-Carrara è la provincia peggiore della Toscana

Il presidente Anmil Massa-Carrara, Paolo Bruschi: «A causa della pandemia la condizione delle donne nel mondo del lavoro è fortemente peggiorata, fino a far diventare le lavoratrici più sacrificabili e sacrificate»

MASSA-CARRARA – Calano gli infortuni sul lavoro a Massa-Carrara ma, purtroppo, meno che altrove. Tra le province toscane, infatti, il territorio apuano è quello a registrare il calo minore (-3,5%), passando dai 2.474 del 2019 ai 2.387 del 2020. La media regionale si è attestata al -17,6%  e quella nazionale al -13,6%. Lo comunica l’Anmil, l’associazione nazionale dei lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, che ha elaborato i dati Inail. Nell’anno in cui il covid ha influito pesantemente sull’attività lavorativa, si è registrato un calo anche negli incidenti mortali: a Massa-Carrara nel 2019 sono stati 3 mentre nel 2020 2. Per quanto riguarda le malattie professionali, invece, a Massa-Carrara si è registrato lo stesso trend degli infortuni: provincia peggiore della Toscana, seppur in presenza di un calo: -6,7%, quando la media regionale si è attestata al -18,1% e quella nazionale al -26,6%.

«Il 2020 – commenta il presidente territoriale Anmil Massa-Carrara Paolo Bruschi – sarà ricordato come uno dei peggiori anni nella storia della Repubblica italiana, ma anche di gran parte dei Paesi del pianeta. La pandemia da Covid-19 che, raggiunto il picco nei mesi di marzo e aprile, aveva fatto ben sperare in estate con la curva dei contagi in netta discesa, a partire da settembre invece, è ripartita con rinnovata virulenza. La crisi prodotta dalla pandemia e dai provvedimenti adottati per contrastare l’emergenza sanitaria ha portato svantaggi in tutti i settori partendo da quello economico, del lavoro, della vita sociale passando da quello familiare e chi ne ha risentito di più è stata soprattutto la componente femminile. A causa della pandemia la condizione delle donne nel mondo del lavoro è fortemente peggiorata, fino a far diventare le lavoratrici più sacrificabili e sacrificate. Infatti, quando si è trattato di decidere nelle case degli italiani chi dovesse restare a casa a prendersi cura dei figli e delle persone con disabilità, non ci sono stati dubbi: le donne sono state le prime ad essere scelte per lo smartworking, cassa integrazione o addirittura sono state licenziate non appena possibile. Eppure, proprio le ‘predilette’ dal virus Sars Covid-19 nel contagio, sono state quelle che più degli uomini hanno saputo resistergli e superarlo».

«In base ai dati statistici Inail elaborati da Franco D’Amico (esperto statistico Anmil) – continua Bruschi – la pandemia ha colpito molto duramente soprattutto il nord del Paese, dove nel 2020 si sono registrati oltre 68.000 infortuni femminili, pari a circa il 75% del totale nazionale (50,2% nel nord-ovest e 24,7% nel nord-est). La regione con il più alto numero di infortuni femminili è in assoluto la Lombardia, con quasi 27.000 casi e quasi il 30% del totale nazionale; seguono in graduatoria le regioni del nord più importanti, sia dal punto di vista demografico che produttivo: Piemonte (15,9%), Veneto (10,3%) ed Emilia Romagna (8,3%); quote significative si registrano anche al centro, in particolare, Toscana (5,8%) e Lazio (5,0%). Poche centinaia di casi con valori percentuali inferiori all’unità si registrano, infine, nelle regioni di minori dimensioni demografiche: Valle d’Aosta (0,6%), Umbria (0,5%), Calabria e Basilicata (0,4% per entrambe) ed ultimo il Molise con 156 infortuni femminili denunciati ed una quota di appena lo 0,2%».