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«Massa e Carrara partecipino al progetto di un polo farmaceutico toscano»

MASSA – “In questi giorni il Governo Draghi sta lavorando per portare in Italia la produzione dei vaccini o almeno una parte dei componenti; creare in Europa, favorendo la cooperazione e lo scambio di conoscenze, un polo industriale per la difesa sanitaria dell’Unione è fondamentale”. A tornare sul tema dell’autonomia vaccinale dell’Europa è il consigliere di Arcipelago Massa Andrea Barotti. “Tema che – afferma il consigliere – deve avere la stessa importanza di un’altra questione, oggi in discussione, qual è la nascita di un vero esercito europeo. La difesa sanitaria e la difesa militare sono indispensabili per garantire la  sicurezza dei cittadini ma anche per consentire all’Unione di avere un ruolo sempre più forte in ambito geopolitico. I vaccini, come dimostrano Cina e Russia, sono uno strumento di autopromozione e di strategia diplomatica perciò, facendo tesoro di quanto accaduto, l’Unione
deve fare un passo in avanti”.

“Il governo Draghi e la Commissione Europea – continua Barotti – hanno concordato, ancora a livello generale, una rotta che potrebbe toccare anche la Toscana; l’idea del Presidente Giani di potenziare i centri di ricerca regionali e di consentire, rafforzando la collaborazione tra differenti realtà, lo sviluppo del settore farmaceutico consentirà alla nostra regione di non rimanere ai margini di una importantissima partita. Le epidemie, la lotta ai virus fanno parte della storia dell’umanità, la campagna vaccinale contro il coronavirus proseguirà negli anni a venire e, probabilmente, dovremo affrontare altre battaglie frutto della globalizzazione, della velocità degli spostamenti da una capo all’altro del globo perciò l’orizzonte temporale della politica deve essere più ampio; se è impossibile in pochi mesi aprire delle fabbriche capaci di costruire “l’arsenale” di cui oggi l’Italia e l’Europa avrebbero bisogno è però ragionevole attrezzarci per il futuro”.

“Le città di Massa e Carrara – suggerisce il consigliere – potrebbero inserirsi nel progetto regionale e nazionale mettendo a disposizione le aree della zona industriale, i capannoni vuoti che attendono, da troppo tempo, una riconversione, facendo leva sulla necessità delle aziende farmaceutiche di avere spazi da adeguare alla produzione vaccinale ed altri alla fabbricazione per così dire “ordinaria”. Il nostro territorio, grazie all’istituto di Carrara, forma ottimi periti chimici, ha il porto che è punto di arrivo di materie prime ma anche punto di partenza per i prodotti, è vicino a Pisa e Firenze ossia ad importanti realtà nel campo della formazione universitaria e della ricerca ed ancora, con lo sviluppo del trasporto su rotaia, il collegamento all’aeroporto pisano (punto di riferimento per la costa), altra finestra sul mondo, potrà diventare ancora più stretto quindi possiamo almeno tentare di scendere in campo per dare un contributo alla crescita della Toscana e per dare una prospettiva ai nostri giovani. In termini più semplici, dovremmo porci una domanda: i periti chimici che prepariamo per chi li formiamo? Dove andranno? Credo si debba far fiorire, mettendo in contatto formazione e industria, investendo sull’istruzione dandole maggior elasticità e dinamismo, un tessuto produttivo capace di offrire una occupazione di qualità ai nostri figli; la politica non può restare ferma, non può limitarsi a sperare nella “generosità” di altri territori o in fortunate circostanze come accaduto, ad esempio, con la retromarcia di Beker Hughes su Piombino a favore del sito di Avenza”.

“La Regione sarà pronta ad ascoltarci e finanziarci se avanzeremo delle soluzioni alle criticità esistenti, se le proposte sostituiranno le polemiche – conclude Barotti -: credo che i tavoli quando mancano le idee contribuiscano ad accrescere il malessere dei cittadini e penso, altresì, che si debba evitare di chiamare in causa la regione poiché vi è il rischio che qualcuno si dichiari, mettendoci in imbarazzo, disposto ad investire purché gli vengano presentati dei progetti”.