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Salta la marcia interreligiosa della pace, l’appello delle comunità religiose: «Resta la necessità di un impegno pubblico»

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MASSA CARRARA – La marcia interreligiosa della Pace negli anni è diventata un appuntamento importante nel quale le confessioni cristiane cattolica, protestante (Chiesa metodista di Carrara – della Chiesa valdese – Unione delle chiese valdesi e metodiste), ortodossa e le comunità musulmane della città di Carrara e della città di Massa, insieme all’Azione Cattolica, all’Accademia Apuana della Pace, ad associazione Casa Betania Onlus, manifestano pubblicamente il loro impegno nel promuovere la Pace.

«In questo anno non c’è la possibilità di ripetere l’evento nelle strade delle nostre città, – scrivono in un comunicato le comunià religiose della città – ma rimane tuttavia la necessità e la responsabilità di un impegno pubblico che renda testimonianza di scelte che sono per noi quotidiane; ci aiutano in questo le parole di Papa Francesco il quale, in occasione della LIV Giornata Mondiale della Pace, ci ricorda come la “Cultura della Cura” possa essere la strada per ottemperare a tale impegno. Condividiamo infatti l’impegno nel rimarcare la centralità della formazione dell’individuo, nella persuasione che la cura dell’altro non possa prescindere dai processi di elevazione culturale e spirituale di ciascun individuo e si pongano in netta contrapposizione alle culture dello scarto, dell’indifferenza e dello scontro così devastanti per l’umanità».

«Questo ci spinge a rimarcare come nel mondo, – continua il testo del comunicato – anche molto vicino a noi, esistano situazioni preoccupanti che vanno in senso contrario a quanto fino ad ora affermato, come ad esempio quanto sta accadendo lungo la rotta balcanica e in particolare in Bosnia (Lipa), a pochi chilometri dal confine con la Croazia: i diritti umani sono calpestati per la condizione in cui versano molti/e milioni di emigranti e profughi/e. Tale situazione è determinata dall’assenza di una politica che abbia a cuore il bene delle persone e necessita pertanto di una risposta e una mobilitazione delle coscienze, delle istituzioni nazionali e comunitarie».

«In conclusione, ribadiamo la necessità di un impegno di ciascuno a promuovere azioni che possano declinare nel quotidiano, sia nell’azione privata che pubblica, la promozione di una “cultura della cura”, invitando ogni donna e uomo di buona volontà, singolarmente o in associazione, ad unirsi al nostro appello. La visibilità e la voglia di metterci la faccia la vogliamo manifestare anche attraverso un video che vi invitiamo a promuovere e condividere https://bit.ly/2NM4Nbi»

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