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«L’estrazione marmifera inquina le nostre acque, chi non lo vuol vedere risponderà del danno alla salute e all’ambiente»

MASSA – “Passano gli anni e aumentano le prese di coscienza della popolazione, che ogni giorno si rende consapevole della necessità di porre attenzione alle tematiche ambientali. I nuovi mezzi di comunicazione e l’impegno costante di molte associazioni ecologiste stanno evidenziando il vero volto della contraddizione ambientale in atto sulle Apuane”.  Interviene così il Tam Cai Massa a proposito delle conseguenze dell’attività di estrazione marmifera sull’ambiente. “Abbiamo sempre cercato – ricorda l’associazione – di mettere in primo piano questa contraddizione convinti che quello che i nostri soci ci raccontano ogni volta che calpestano un sentiero delle Apuane corrisponda a situazioni oramai non più sostenibili, situazioni che mettono in pericolo l’intero ecosistema di cui donne e uomini fanno integralmente parte. La relazione di Arpat uscita in questi giorni sui dati del “Progetto Cave” confermano i nostri timori: sulle nostre montagne le cose stanno peggiorando. Peggiora la condizione delle nostre acque, Frigido e Carrione prima di tutto, peggiora la situazione ad Equi. E perché peggiora? Perché, e sono i dati raccolti a dirlo, “le attività di estrazione marmifera, in particolare in termini di gestione delle acque e della marmettola, hanno ancora un impatto sulla qualità ecologica dei fiumi dell’area apuana””.

“Eppure – sottolineano dal Tam Cai – troviamo non di rado qualcuno ancora che prova a negare tutto questo, prova a sostenere tesi smentite dai fatti, prova spesso a contrapporre lavoro e ambiente, sviluppo e ambiente, creando conflitti sociali pur di salvaguardare i propri personalissimi interessi e distogliere l’attenzione dal vero problema: le cave inquinano. Dalla parte di chi non vuole ammettere l’impatto inquinante delle attività estrattive troviamo spesso anche le amministrazioni pubbliche che nelle migliori delle ipotesi si girano dall’altra parte e nelle peggiori favoriscono, anche con la loro inerzia, l’inquinamento del nostro territorio”.

“Noi crediamo – concludono dalla sezione di Massa dell’associazione – che sia arrivato il momento della responsabilità per tutti, nessuno escluso: chi non vuole vedere quello che accade sulle nostre montagne e continua a difendere l’indifendibile o continua a erodere fette di beni comuni e di ambiente risponderà alle giovani generazioni del danno alla salute che sta loro provocando e del danno all’ambiente che sta diventando irreversibile. Non è più questione di “coscienza ambientale”, ma solo di “coscienza”.