Quantcast
LiguriaNews Genova24 Voce del Tigullio Città della Spezia Voce Apuana

Misure anti-covid, il grido di protesta in piazza Mercurio: «Dcpm fuori dallo stato di diritto» foto

Creato il gruppo "Tutela Costituzionale" per offrire informazione giuridica alle attività che vogliono aprire andando contro i provvedimenti. «Il virus va combattuto negli ospedali, potenziandoli»

MASSA – Dalle 17.00 di oggi, venerdì 26 febbraio, piazza Mercurio a Massa è stata il teatro dell’assemblea convocata per protestare contro la gestione della pandemia da parte del governo. L’obelisco in onore al dio greco è diventato il palcoscenico per gli interventi delle persone arrivate da tutta la provincia. Gli argomenti trattati sono stati molteplici, così come molteplici erano le categorie rappresentate. Da piccoli imprenditori a operai, passando dagli insegnanti.

Riunitasi per la quarta volta, l’assemblea è iniziata con le parole dell’organizzatore Giulio Milani, che in un lungo intervento ha criticato la gestione politica e sociale delle misure anti-contagio: «Siamo qui per contestare il principio della massima precauzione con cui vengono prese le decisioni. Con questo atteggiamento si rischia di fare più danni della malattia. Danni economici, sociali, psicologici, che verranno pagati, come sempre, dalle fasce meno garantite. Li pagheranno i piccoli esercenti, le partite Iva, le piccole imprese e i loro figli. Negli ultimi giorni, con i dati in parabola ascendente, si va verso un altro lockdown e un’altra chiusura delle scuole. Uno studio svedese, però, ha dimostrato che le scuole ha un’incisione del 2% sul numero totale di contagi. Sarebbe quindi ingiusto chiudere di nuovo in casa bambini e ragazzi».

Sotto la lente d’ingradimento di Milani, poi, è finito anche l’impianto normativo delle misure di contrasto del contagio, fondate sugli ormai celebri Dcpm: «Dobbiamo fare una riflessione sull’uso di questi Dcpm. – ha dichiarato Milani – Questi sono fonti secondarie di diritto, permessi al presidente del Consiglio dalla delega in bianco del Consiglio del gennaio 2020. I Dcpm sono andati a incidere su diritti costituzionalmente garantiti, come quello della libertà personale e di movimento. Secondo la Costituzione, che li tutela, questi diritti possono essere compressi prima di tutto uno alla volta e solo in seguito ad una legge. I dcpm sono fuori dallo stato di diritto. La nostra è una Repubblica democratica ed è come tale che questa pandemia andrebbe affrontata».

Sempre in ambito di diritto, Milani ha poi lanciato un messaggio per le attività economiche, sempre riprendendo la disamina sui Dcpm: «Chi volesse aprire la propria attività andando contro questi atti, può farlo. Questi Dcpm possono essere rispettati da chi ha la volontà di farlo. Noi abbiamo creato un gruppo di nome “Tutela Costituzionale” che offre informazione giuridica in caso di multe».

Ma il messaggio di Milani si è rivolto poi alle amministrazioni comunali, alle quali anche il gruppo “Tutela Costituzionale” si dice aperto a rivolgere il proprio aiuto nel tentativo di rendere queste più autonome: «Noi vorremmo che le amministrazioni fossero più autonome nelle decisioni e meno dipendenti dalle decisioni centralizzate. Apprezziamo la zonizzazione di cui si parla ora. Assurdo aprire gli ombrelli a Massa se piove a Siena. Inoltre, anche lo stesso Comitato Tecnico Scientifico, nel 2020, aveva sconsigliato un lockdown nazionale, come dimostrato dai documenti che il governo è stato obbligato a divulgare dopo averli tenuti secretati. Il lockdown è stato una decisione politica. Non è normale che si debba ospedelizzare la società perché le strutture sanitarie, martoriate per anni dalla politica, dopo un anno non sono in grado di reggere botta. Noi vogliamo che questo virus venga combattuto negli ospedali, rafforzandoli. Dobbiamo imparare a conviverci».