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«Cave all’origine di dissesto idrogeologico e alluvioni. Come può Carrara dimenticarlo?»

La riflessione del Grig (Gruppo d'intervento giuridico): «Si continua a invadere i canali, a scavare nelle fosse demaniali e a scaricare tonnellate di detriti nei compluvi. Senza che nulla succeda»

CARRARA – “Le attività estrattive da sempre fanno strame di regolamenti e leggi, avvalendosi di un sempiterno lasciapassare, ieri garantito dalle astuzie legali e dalla prepotenza dell’oligarchia, oggi dalla preziosa merce di scambio, altrimenti nota come “ricatto occupazionale”. Sono sistemi super efficienti per ottenere facilitazioni, leggine, articoli bis, deroghe e manine furtive che sanano ogni illegittimità commessa, che si sta commettendo e che si commetterà. Ora è il turno dell’assalto al reticolo idrico superficiale: protetto dalle leggi ma non dalle ruspe che lo hanno letteralmente sbriciolato senza ritegno e con la consapevolezza dell’impunità garantita da una politica serva (non tutta) che, evocata al momento opportuno, agisce e ripara i cocci. Così dicono i fatti”. Ad intervenire sul legame tra le cave e il  dissesto idrogeologico del territorio è il Grig (Gruppo d’intervento giuridico) attraverso un comunicato che ruota attorno a un quesito preciso: “Come può Carrara dimenticare che le cave sono all’origine del suo dissesto idrogeologico e delle alluvioni che l’hanno sconvolta (ben otto nel nuovo millennio)? Eppure è proprio così, dal momento che si continua a divorare i crinali, a invadere i canali, a distruggere il reticolo idrico, a scavare nelle fosse demaniali, a scaricare tonnellate di detriti nei compluvi, a violare il vincolo idrogeologico senza che nulla succeda. E, dopo aver spianato le rughe della montagna, per imporre l’illuminato concetto di restyling paesaggistico, adesso si va alla ricerca dell’ennesimo salvacondotto per superare la flagranza dei reati”.

“Ci siamo illusi – continuano dal Gruppo d’intervento giuridico – che l’Amministrazione pubblica, con uno scatto di dignità ad ora vanamente atteso, finalmente si alzasse per respingere inaccettabili pretese rispolverando le normative da anni ammuffite nel dimenticatoio delle cattive consuetudini. E invece la scopriamo prona, perseverante in comportamenti vetusti, chiamando in causa la Regione e la politica per trovare adeguate formule assolutorie dei misfatti compiuti da ditte che hanno abusato dei beni comuni come fosse cosa loro, addirittura anche in assenza di concessione. Questo ci risulta; del resto, non è nelle corde dell’usurpatore chiedere permessi”.

“Mentre la carovana dei supplicanti è in rotta su Firenze, i soci del GrIG si chiedono se le leggi valgano per tutti fuorché per le cave si interrogano se queste appartengano a una sovranità superiore, quasi divina, o se ci siano in ballo interessi particolari e così potenti che ne fanno un’enclave esente da ogni norma e ad ogni costo, quasi da esse dipendesse la sicurezza nazionale. È un mistero che per noi resterà tale. Molto più facile, invece, venire a conoscenza che i Magi sono andati in Regione per plasmare le regole su misura, puntando la minaccia della disoccupazione, espediente collaudato e redditizio come quello del bimbo, superbo e incapace, che vuole giocare centravanti altrimenti si porta via il pallone. Si è saputo di tecnici al lavoro da settimane per “sdemanializzare” le fosse in cambio di un canone a carico degli imprenditori. C’è sentore di beffa: tra i paganti il nuovo canone ci saranno anche quelli che il Comune ha già incluso nella lista dei morosi del contributo di estrazione? Oppure si ripeterà quanto accaduto per la strada dei marmi o per la potabilizzazione dell’acqua per cui sono sempre i cittadini che pagano? Ancora una volta pare prevalere la mercificazione dell’abuso, esito davvero immorale in quanto produce vantaggi al reo che si vede in tal modo cancellate le colpe e consolidata la convinzione di impunibilità. Ma non è solo un epilogo immorale: l’alterazione del reticolo idraulico determina rischi inaccettabili per l’incolumità della cittadinanza e dei suoi beni. Per questo esistono le leggi che tutelano il territorio, per questo si impongono divieti. Questi concetti di salvaguardia non sono un vezzo del nostro ordinamento, sono scritti nelle normative dell’Unione Europea”.

Il Gruppo d’intervento Giuridico conclude quindi la sua riflessione. “Di fronte al tentativo di coartare le regole propedeutiche all’ennesimo disastro ambientale, il buon cittadino invoca il ripristino della funzionalità dei fossi demaniali e del reticolo idrico, già abusati, e suggerisce di impiegare le maestranze per il ripristino e la salvaguardia ambientale e idrogeologica del circondario. Tornerebbero i conti della politica, della giustizia, dell’ambiente, dell’economia, dell’occupazione e anche quelli degli industriali, di quegli industriali che subiscono la concorrenza sleale di chi non rispetta le norme. Certo ci sarà chi si chiede chi pagherà il conto. Anche qui potremmo essere finalmente tutti contenti perché non ci sono complicazioni: il conto lo deve pagare chi chiede la deroga alla legge. Non ha forse già ammesso di essere autore del misfatto?”