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Nuova Piazza Stazione, ancora polemiche sul progetto. Italia Nostra: «Preoccupati per i danni ambientali»

L'architetto Claudio Palandrani: «Queste piazze sono “zombi urbani inanimati”. Fermiamo questo scempio»

MASSA – Continua a far discutere il progetto del Comune di Massa sul rifacimento di Piazza della Stazione. Tra gli ultimi interventi in merito c’è quello di Italia Nostra che, attraverso una lettera, si rivolge alla Soprintendenza, al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Toscana e al Sindaco Francesco Persiani. “Questo nuovo progetto evidenzia una importante riduzione delle alberature ed un grave ridimensionamento dell’area  “a prato” – fanno notare da Italia Nostra -.  Inoltre il Comune di Massa ha progettato la nuova piazza senza un congruo coinvolgimento della città e delle associazioni di tutela. Naturalmente come Associazione Nazionale riconosciuta dallo Stato, siamo preoccupati per gli eventuali danni al patrimonio ambientale e naturalistico e ci rivolgiamo a Voi per un controllo e parere di merito. Attualmente nella Piazza vi sono 66 piante che risultano in ottime condizioni vegetative e meriterebbero di non essere abbattute anche perché la zona della stazione risulta, abbastanza, inquinata dal traffico ferroviario e automobilistico e le piante sono necessarie all’ossigenazione, al disinquinamento, oltre che ad altre importanti funzioni come l’abbattimento dei suoni dei fumi e delle polveri, inoltre abbelliscono l’area in cui sono radicate e costituiscono un habitat per alcuni gradevoli  uccelli comuni come: passeri in particolari il passero domestico, la passera mattugia, storni  e simili. Questo per non parlare dell’importanza del prato e della riduzione della permeabilità dell’area già caratterizzata da grave dissesto idrogeologico.  Ma anche la riduzione della superficie fogliare andrebbe a diminuire, quasi annullare, l’effetto mitigatorio, in quell’area, sia della temperatura specifica sia del contrasto all’inquinamento da traffico veicolare.

“Ultimo elemento significativo – conclude l’associazione – risiede nel fatto che la fruttificazione delle palme rappresentava una parte dell’habitat, come già indicato, di alcune varietà animali, in special modo quella legata ai volatili. Nella speranza di un Vostro intervento che impedisca l’abbattimento di queste varietà vegetali, alcune delle quali, palme e cedri, presenti da oltre sessanta anni, cogliamo l’occasione di sollecitare un Vostro riscontro, qualunque esso sia”.

Il progetto ha attirato l’attenzione anche dell’architetto Claudio Palandrani, che in una lettera aperta esprime le sue riflessioni sull’argomento. La riportiamo di seguito.

Quando anni fa, sotto una diversa Amministrazione Comunale, contestai i rifacimenti di Piazza Aranci e di Piazza Mercurio, due piazze cittadine interne al perimetro urbano albericiano, perché ritenevo che il grigio della pietra serena estraneo al contesto urbano pieno di luce e di colori, di fontane e di forme non fosse rispettoso della storia e dell’immagine tardorinascimentale della nostra città, non potevo certo immaginare che il peggio sarebbe stato
ancora da venire. Non potevo immaginare che l’immagine di Piazza Palma, con suo crocicchio “caotico” di strade, con i suoi Pini e i suoi aranci (uno l’avevo donato io nel corso di una campagna di forestazione urbana di Italia Nostra qualche anno fa) sarebbe stata ridotta ad un algido piastrone “quadrettato” come le griglie di una cella contro la quale si infrange la fantasia e la voglia di vivere di un detenuto. Una griglia che appare semanticamente anche particolarmente minacciosa, se pensata come posta di fronte ad una storica Scuola d’Arte! Nessuno poteva immaginare che la bella terrazza di San Carlo, anche se bisognosa di sistemazione, avrebbe invece assunto l’aspetto di un’informe e anonima platea di cemento.

I rifacimenti di tutte queste piazze non sono concepiti né pensati come costruzione di sistemi di relazioni e luoghi di incontro nei quali si stabiliscono contatti tra persone; come luoghi nei quali l’occhio avverte la necessità di seguire una linea, indugiare su una forma, incontrarsi in un punto di colore che costituisce un momento d’interesse sul quale si sofferma la visione riconnettendo il filo della memoria individuale e collettiva. In una parola, questi “interventi” hanno prodotto involucri senz’anima, dove rette ortogonali, anonime, tracciate con il CAD sulla pianta di Massa, come potrebbe essere su una città qualsiasi, hanno disegnato “luoghi assenti” di storia e di memoria. Queste piazze sono “zombi urbani inanimati”, costruiti a tavolino con un “copia-incolla” che le rende aliene ed estranee al paesaggio al quale siamo abituati da sempre.

Adesso sta per giungere il turno della Piazza della Stazione, con un progetto che, solo a vedere il rendering, è capace di sollecitare i sogni più angosciosi. Perché si vuole sradicare dai nostri occhi le immagini care che hanno costruito il nostro paesaggio visivo? Perché si vuole strappare dai nostri cuori i riferimenti spaziali coi quale siamo cresciuti, per sostituirli con qualcosa di estraneo ed anche di inquietante, come può essere un allestimento scenografico che appare, nel suo aspetto, tristemente funereo. Perché gli alberi, il verde, la natura, i colori, fanno così paura al punto di essere considerati eversivi, quando eversivo è invece chi vuole toglierli dalla nostra scena visiva, dal nostro quotidiano presente? Perché si vogliono tagliare piante col pretesto della “sicurezza”, quando la soluzione si chiama “manutenzione ordinaria e straordinaria del verde” e “regole da rispettare e far rispettare”? Perché si vuole togliere colore, luce e vita al paesaggio urbano della nostra città per sostituirlo con frammenti visivi alieni e alienanti che appartengono alle peggiori periferie?

Massa è qualcosa di diverso. Dobbiamo difenderla tutti insieme. Bisogna fermare lo scempio che sta per abbattersi sulla Piazza della Stazione. Da ciò l‘invito a prendere tempo, avviare una fase di ascolto della cittadinanza e modificare il progetto proposto.