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Agri marmiferi, il Comune di Massa: «Nessuna bocciatura. Il regolamento resta valido ed efficace»

Da Palazzo Civico la replica alle osservazioni della Regione Toscana, che nei giorni scorsi aveva individuato nel regolamento elementi di discordanza con la LR n. 35/2015. E sulla questione interviene anche il M5s di Carrara

MASSA – Nei giorni scorsi la Regione Toscana ha “bacchettato” il Comune di Massa riguardo ad alcuni punti del Regolamento degli agri marmiferi, approvato dal consiglio comunale lo scorso dicembre. Nello specifico, la Regione ha osservato che parte degli articoli 6, 18, 23 dello stesso regolamento, presentano potenziali elementi di discordanza con la LR n°35/2015. “La cosa non sorprende e non giunge neppure inaspettata – commentano da Palazzo Civico -. Da tempo pervenivano segnali di un certo via vai in Regione da parte di esponenti locali del Pd volti a sollecitare questo intervento. Esaminato, peraltro, il legittimo contributo pervenuto, l’amministrazione ha provveduto, nei tempi richiesti, a far prevenire motivato parere con il quale, in estrema sintesi, ribadisce la correttezza delle disposizioni contenute nel proprio Regolamento approvato nel dicembre dello scorso anno”.

Dal Comune passano quindi ad analizzare i singoli aspetti. “Quanto all’art. 6 comma 9 del Regolamento, il Comune di Massa ha precisato di aver inteso regolamentare la percentuale minima del materiale che deve essere lavorato nel sistema produttivo della filiera locale con approvazione di una convenzione. La LR n°35/2015, all’articolo n°38 ai commi 5, 6 e 6 bis, stabilisce una percentuale minima del materiale che deve essere lavorato nel sistema produttivo della filiera locale nel valore del 50%. Al comma 6 bis dell’art. 38, stabilisce che “al raggiungimento della percentuale di cui ai comma 5 e 6 contribuiscono anche i materiali derivati…”. Ai commi 5 e 6 dell’art. 38, si riporta che “alla lavorazione nel sistema produttivo locale sia utilizzato almeno il 50 per cento del materiale da taglio”. Orbene, con il combinato disposto dei commi 5, 6 e 6 bis, tale percentuale del 50% di materiale da lavorare nel sistema della filiera corta, si compone pertanto di due fattori, ossia da: materiale da taglio e da materiali derivati, senza però che venga stabilito con quali percentuali siano presenti i due materiali per raggiungere complessivamente la percentuale del 50 per cento. Il Comune di Massa ha pertanto, con propria specificità regolamentare, stabilito la percentuale di “quanto” materiale da taglio estratto debba contribuire al raggiungimento del 50%”.

Riguardo invece alla richiesta della Regione Toscana, in relazione all’art. 18 del Regolamento, di sostituire le parole “derivati dei materiali da taglio, o sottoprodotti” (presenti al primo comma dell’art.18) con “scarti derivanti dall’estrazione dei materiali ornamentali, non commercializzabili”, il Comune di Massa precisa che “ha ritenuto necessario specificare, al primo comma, come i materiali “derivati” e “sottoprodotti” possono essere considerati tali solo se stoccati in aree idonee e temporanee, così come individuate nelle autorizzazioni dei piani di coltivazione autorizzati, per distinguerli dai successivi materiali di scarto”.

Le ulteriori osservazioni della Regione Toscana si riferiscono all’art 23 commi 1-2-3 (Disposizione transitorie). “Il Comune di Massa – continuano da Palazzo Civico -. con l’art. 23 ha inteso regolamentare quelle situazioni presenti e che in maniera transitoria andranno poi a scomparire. Nello specifico, la quasi totalità delle concessioni esistenti presenti nel Comune di Massa, sono state concesse ai sensi del Corpo normativo Estense. Per altro verso, il soggetto concessionario esistente, qualora presenti domanda di lavorazione in “filiera locale”, per ottenere la possibilità di prorogare la propria concessione fino ad un massimo complessivo di 25 anni, non avendo mai coltivato la cava in oggetto, in quanto, fino ad oggi soggetto diverso da quello autorizzato, dovrà dimostrare di avere esercitato comunque attività estrattiva di cava quale requisito per ottenere la proroga della concessione e quindi richiedere una nuova autorizzazione”.

Spetterà, naturalmente, ai competenti uffici regionali verificare se questi chiarimenti siano sufficienti e idonei a sgombrare il campo da possibili difformità del Regolamento Agri Marmiferi di Massa rispetto alla L.R.T. 35/2015. Valuteremo, dunque, con serietà e rispetto verso la Regione, quanto verrà comunicato all’esito di questo confronto, come spesso avviene in contesti analoghi, ed adotteremo le opportune e conseguenti decisioni. Ci si permetta, però, di sottolineare come faccia specie che le critiche, a livello locale, giungano proprio da coloro che avrebbero dovuto approvare il Regolamento e non lo hanno fatto; da coloro che dovrebbero tutelare l’economia del territorio e invece la combattono; da coloro che tutelano l’ambiente a parole, ma in realtà non hanno mai applicato la giusta tassazione; insomma da coloro che si lamentano di essere accusati di non conoscere le leggi, ma esultano per la “bocciatura” degli altri. Ebbene, comunque vada, si mettano l’anima in pace: nessuna bocciatura, poiché l’impianto complessivo del regolamento resta valido ed efficace”.

Sulla bocciatura parziale da parte della Regione è intervenuto anche il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle di Carrara.  “Per la soddisfazione dell’amministrazione Persiani e dei gruppi di maggioranza che la sostengono, dopo un consiglio fiume di 17 ore consecutive, lo scorso dicembre a Massa veniva approvato il Regolamento degli agri marmiferi – ricordano dal M5s -, un regolamento che la città, come sottolineava la stessa giunta massese sulla stampa locale, attendeva da 92 anni. Tuttavia, proprio qualche giorno fa, la Regione Toscana ha confermato quanto abbiamo sostenuto sin da subito. Quel regolamento non è a norma di legge”.

Il M5s Carrara: “Già evidenziato che il regolamento massese non tutelava né tutela né occupazione”
”Come Movimento 5 stelle – commenta il Consigliere Stefano Dell’Amico, presidente della Commissione Marmo – già al momento dell’approvazione abbiamo evidenziato che il prodotto dell’amministrazione massese non andava né nella direzione di attivarsi per la tutela dell’ambiente, né di tutelare e incentivare l’occupazione nel settore lapideo.  Nel dettaglio, il regolamento di Massa appena bocciato dalla Regione, assegnava senza alcuna condizionalità, a tutte le cave, la durata massima concessa per l’escavazione di una singola cava prevista dalla legge regionale, ovvero 25 anni. Inoltre, a differenza del regolamento approvato a Carrara, gli obiettivi sul fronte dell’occupazione e della filiera locale non sono paragonabili a quelle richieste dal nostro Regolamento. Infatti il Consiglio Comunale di Carrara ha concesso un periodo di concessione più lungo solo per quei concessionari che si impegneranno a lavorare in loco dal 50% al 100% dei materiali da taglio estratti”.

“Ma vi è di più – prosegue il Consigliere Dell’Amico – in quanto la Legge Regionale 35 pone un vincolo minimo del 50% di lavorazione in loco, vincolo disatteso dal Consiglio comunale massese.  Non possiamo non sottolineare il silenzio generale rotto solo da poche forze politiche, un silenzio che non ci saremmo aspettati, considerando che a Carrara, al contrario, al momento della discussione del medesimo regolamento, i cui contenuti vanno in ben altra direzione, si sono sollevate ogni tipo di contestazioni. Ben vengano le critiche, soprattutto quando sono costruttive e oggettive”.