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«Acqua non potabile, l’utente ha diritto alla riduzione del canone e al risarcimento del danno»

A Massa il sindaco Persiani ha revocato l'ordinanza di non potabilità, ma nel frattempo l'Associazione per i Diritti dei Cittadini della Toscana chiede ai cittadini di «far sentire la propria voce»

MASSA – “Che cosa succede se l’acqua che scende dal rubinetto dell’abitazione non è potabile, così come è successo in questi giorni in certe zone anche nel Comune di Massa? L’utente ha diritto alla riduzione del canone e al risarcimento del danno”. A sollevare la questione è l’Associazione per i Diritti dei Cittadini della Toscana, dopo quanto accaduto a Massa con l’ordinanza di non potabilità del sindaco Persiani per la sospetta presenza del batterio clostridium perfigens. Ordinanza poi revocata in seguito alle analisi di Asl e Gaia.

“Dopo numerose sentenze di giudici di primo grado e quelle di numerosi giudici di pace – spiegano dell’associazione – , tra cui il G.d.P. di Piacenza, di Reggio Calabria, di Viterbo di Napoli, vi è stata anche la riconferma da parte della Cassazione (sent. n. 2182/16 del 4.02.2016). L’associazione consumatori ADIC Toscana, attiva sul territorio già da diversi anni sul tema dell’acqua, ha già affrontato a Massa-Carrara il problema della richiesta di restituzione delle quote versate per servizi di depurazione non resi (in quanto l’impianto del depuratore Lavello 1 non era pienamente funzionante) senza esiti positivi per quanto riguarda il gestore Gaia SpA ed ha promosso anche con altri soggetti del Coordinamento CCA dbr, di cui fa parte, esposti in Procura, manifestazioni pubbliche ecc.”.

L’ADiC invita quindi i cittadini a “far sentire ancora la propria voce ed a richiedere nuovamente il risarcimento per quanto ingiustamente versato attraverso i pagamenti delle bollette”. “La bolletta dell’acqua infatti – riferisce la responsabile dello sportello ADIC Toscana Avv. Sara Rocca – non è una tassa, ma un canone per un servizio, per cui, se il servizio non viene adempiuto correttamente, all’utente spetta la restituzione dei soldi versati ed, eventualmente, il risarcimento per essere stato costretto ad approvvigionarsi a fonti alternative e, magari, più costose (si pensi alle bottiglie d’acqua del supermercato). Come noto, una delle voci della bolletta dell’acqua è il canone di depurazione; ma è chiaro che se l’acqua non è potabile, non si può chiedere un pagamento per un servizio non erogato. Così l’utente ha diritto, come era stato richiesto a Gaia Spa già nel 2019, dopo la questione legata alle vicende del Lavello 1 (Impianto di depurazione che come è noto fu addirittura posto sotto sequestro preventivo dalla Procura del Tribunale di Massa) quanto meno, al rimborso di tutti gli importi versati negli anni in cui il depuratore non ha funzionato pienamente (almeno cinque anni). Ma, oltre alla restituzione di tali somme, l’utente ha diritto al risarcimento del danno economico, se dimostra l’utilizzo di fonti alternative (utili potrebbero essere gli scontrini del supermercato per le cassette di acqua minerale). La società che gestisce l’acqua può evitare la condanna solo dimostrando di non aver potuto adempiere la prestazione dovuta, per una causa non imputabile ad essa; non può limitarsi a eccepire la semplice difficoltà della prestazione o il fatto ostativo del terzo”.

“La Cassazione afferma l’obbligo di risarcire i cittadini per i danni patiti – sottolineano ancora dall’AdiC – Il gestore che si è impegnato alla somministrazione dell’acqua deve ricorrere a fonti di approvvigionamento alternative rispetto a quelle dichiarate fuori legge, senza aspettare che chi ha inquinato appronti misure per affrontare l’emergenza”. “Sono sempre più numerosi gli utenti – riferisce la responsabile legale dello sportello dell’ADiC Toscana, con sede
in Avenza Viale Galileo Galiei n. 36 ad Avenza – Carrara, che lamentano ingiustizie nei più svariati settori. Ci
sono persone che ci hanno portato fatture dell’acqua con importi impossibili, come il caso di un giovane che si è
visto recapitate due fatture: una da 1.500,00 euro ed una da ben 3 mila euro, oppure il caso di un’altra famiglia a cui
hanno inviato una fattura da 1.800,00 euro, senza poter ottenere il rateizzo, poiché aveva in essere il rateizzo per
una fattura precedente. Il servizio di sportello viene erogato, causa Covid, su appuntamento. Per informazioni telefonare al cell. 339 194 68 61 oppure al 393 987 6575”.