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“Uomini di Pietra”, possibile seconda stagione a Carrara. Athamanta: «La distruzione non è atto eroico»

MASSA-CARRARA – Dopo il successo della prima stagione, DMax sta discutendo la possibilità di realizzare una seconda stagione di Uomini di Pietra, una docu-serie per raccontare il lavoro nelle cave. Da quanto traspare, l’emittente sta considerando di girare gli episodi nelle cave di Carrara. Sulla questione interviene Athamanta, il movimento nato in difesa delle Apuane, con un comunicato ufficiale: «La distruzione di una montagna non è un atto eroico. Le Alpi Apuane, vittime di uno dei più grandi disastri al mondo causato dal capitalismo estrattivo, portate in TV esaltando e spettacolarizzando le attività estrattive. pareti da sbancare, clienti ultra milionari da soddisfare e commesse da evadere, un sistema basato sulla corsa contro il tempo e l’iper produttività, a qualsiasi costo. Sotto il falso mito della “ricerca di bellezza e di perfezione” vediamo andare in onda quello che a prima vista appare come un combattimento eroico dell’“uomo di pietra” contro la natura, la grandiosità e imponenza dei mezzi messi in campo, il coraggio degli operatori di cava. Come riportato in un recente video apparso su YouTube, quello che appare ad un occhio attento è un sistema prevaricatore che mangia tutto quella che ha intorno, tutto quello che incontra, inclusi noi. Ciò che resta è pura devastazione».

Protagonista principale della prima stagione era la ditta versiliese Henraux, che gestisce quattro cave sul monte Altissimo, nel comune di Seravezza, a 1589 metri sul livello del mare. «Le cave della ditta Henraux tanto esaltate dal programma sono in realtà artefici della distruzione di un contesto paesaggistico di elevato pregio, quello dei monti Altissimo, – continua Athamanta – Sella, e Tambura, caratterizzati da numerose particolarità di rilevanza naturalistica: singolarità geologiche quali circhi glaciali, doline, cavità carsiche, che ospitano organismi di grande interesse zoo- e fito-geografico, tra cui molti endemismi e specie rare. Proprio queste particolarità geomorfologiche – dal valore inestimabile – hanno permesso alle Alpi Apuane di diventare uno dei 75 Unesco Global Geopark, uno dei 26 in tutta Europa. Ma questo genere di valore non interessa al capitalismo estrattivo e alla sua rappresentazione machista».

«Dopo le escavazioni ciò che resta è un paesaggio completamente stravolto, basti pensare alla vetta delle Cervaiole dove opera l’Henraux, letteralmente distrutta dalle attività di cava, con uno sbassamento di 50 metri concesso nel 2008. Sbassamento avvenuto grazie ad un protocollo d’intesa firmato da Henraux nel 2006 con i Comuni di Stazzema, di Seravezza ed il Parco delle Apuane, nel quale la ditta si impegnava, inoltre, – spiega Athamanta – a trasformare in loco il 60% dell’estratto e a destinare la parte restante “prioritariamente alla lavorazione presso le aziende collocate nel distretto”. Tuttavia, come ben si vede anche in “Uomini di pietra”, il materiale estratto è destinato per lo più a ricchi acquirenti esteri, mentre sul territorio le ricadute appaiono tutt’altro che positive. Un esempio è il ravaneto prodotto dalle cave Cervaiole che ha sepolto una sorgente e periodicamente imbianca il canale del Giardino dove vive una specie protetta: la Bombina pachypus. Al caso delle Cervaiole si aggiungono, sempre nel contesto dell’Altissimo, altri casi di mala gestione del territorio da parte degli enti preposti e di totale impunità delle imprese estrattive, alle quali, a partire dal 2010, è stato concesso di riaprire ben 3 cave in area Parco: cava Macchietta, il cui ravaneto sta compromettendo la sorgente della Polla; cava Mossa, riaperta nel 2013 nonostante il parere negativo della Provincia di Lucca; cava Buca, riaperta nel 2013 nonostante la rilevazione di numerose fratture».

«Anche i grandi proprietari del comprensorio carrarese ora aspirano al loro momento di celebrità televisiva, consci che questa trasmissione può diventare un’importante vetrina pubblicitaria. Quello che attira non è solo la sponsorizzazione aziendale, ma la perpetrazione della mitologia legata all’escavazione di marmo attraverso l’esaltazione della tecnica e della pericolosità del mestiere, grazie al tipico pacchetto DMAX che già abbiamo visto all’opera nel descrivere altri tipi di meccanismi estrattivi: muscoli, macchine giganti, machismo e fatturato. L’esaltazione della velocità a discapito della sicurezza, della distruzione a spese della natura, un’agiografia in chiave spettacolare del capitalismo estrattivo. – conclude Athamanta – A seguito delle lamentele pubbliche andate in stampa sui giornali, che vedevano i grandi imprenditori di cava carraresi protestare per non essere stati presi in considerazione per la realizzazione della prima stagione, ecco che DMAX bussa alle porte di Carrara. Sono infatti già iniziate le trattative fra industriali, Comune di Carrara e produzione DMAX, per lo svolgimento della seconda stagione. D’altronde se l’obiettivo è quello dell’esaltazione della devastazione, quale miglior palcoscenico se non il comprensorio dei bacini estrattivi di Carrara?».