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Agri marmiferi, la Regione “bacchetta” il Comune. M5s: «Bocciati i nostri emendamenti, ma avevamo ragione»

Sul tema intervengono anche il consigliere Barotti e il segretario del Mgs Sirgiovanni: «Sul marmo è necessario cambiare strategia: ecco le soluzioni»

MASSA –  “Una maggioranza arrogante e, a ben vedere, incompetente aveva bocciato il nostro emendamento a quell’art. 6 del Regolamento degli Agri, per cui ora è stata bacchettata dalla Regione e per lo stesso motivo indicato dal M5S”. Inizia così l’intervento dei consiglieri del Movimento 5 Stelle di Massa Luana Mencarelli e Paolo Menchini, dopo che la Regione Toscana ha riscontrato difformità alla normativa regionale nel documento approvato dal consiglio comunale lo scorso dicembre. “Quella maggioranza che continuamente scrive e ripete che siamo inconcludenti e ignoranti – continuano dal M5s – non ha accettato che avessimo conoscenze della legge maggiore della loro e neppure di fronte al parere tecnico favorevole hanno dato il loro consenso, seguendo disciplinatamente l’indicazione del loro Sindaco risultando poi una forzatura delle maglie di una legge preordinata. Siamo stati seduti in quei Consigli, vigili, per un totale di 23 ore senza cedere mai alla stanchezza e con ben 40 emendamenti, per cercare di migliorare quel Regolamento non solo dal punto di vista ambientale, della sicurezza dei lavoratori e del benessere dei residenti delle frazioni montane, ma anche sotto l’aspetto della legittimità. Solo a quell’art 6 avevamo presentato 7 proposte di modifica e due di quelli accolti sono serviti a correggere altre lacune e scostamenti rispetto alla legge di riferimento”.

“Le osservazioni degli uffici regionali – affermano soddisfatti i consiglieri pentastellati – sono una prova importante anche per noi. Dimostrano che l’impegno e lo studio sono fondamentali per svolgere il ruolo che i cittadini ci hanno riconosciuto e ci offrono nuova energia per procedere con la stessa applicazione”.

Dopo la lettera della Regione sono intervenuti anche il consigliere di Arcipelago Massa Andrea Barotti e il giovane segretario Andrea Sirgiovanni del Movimento Giovanile della Sinistra. “La notizia che la Regione ha censurato il regolamento per gli agri marmiferi per delle asserite difformità alla normativa regionale indebolisce la giunta
Persiani oltre che la maggioranza, poiché ne mette in discussione la competenza su di una materia estremamente delicata. Le perplessità sull’azione di governo dell’amministrazione sovranista erano in noi già maturate con
l’approvazione, visto il contenuto di un allegato, del piano di risanamento triennale 2018/2020 di Asmiu e dall’esame di un verbale della Commissione Ambiente riportante gli esiti di un sopralluogo presso la ex discarica di Codupino”.

Barotti e Sirgiovanni attenderanno dunque gli sviluppi della vicenda. “L’intervento della Regione ci costringe a rimandare l’invio della nostra nota alla Commissione Europea ed al Commissario per la Concorrenza visto che dovremo attendere gli esiti della procedura attivata con la lettera di “richiamo”; appena il quadro sarà chiarito chiederemo un controllo sul regolamento comunale e sulla legge regionale poiché temiamo non siano rispondenti ai principi della normativa dell’Unione. L’indirizzo che l’Europa ha assunto sul demanio marittimo produrrà, necessariamente, delle conseguenze anche per tutte le restanti concessioni”.

Per il consigliere e il segretario del M5S è necessario comunque mutare strategia. “Riteniamo sia indispensabile cambiare approccio per trasformare il marmo in una ricchezza capace di offrire ingenti risorse per le casse comunali, garantire l’occupazione, lo sviluppo della filiera, un miglior equilibrio tra la tutela dell’ambiente e lo sviluppo; crediamo si debba aver presente la finitezza dell’oro bianco perciò se gli Arabi si stanno preparando al superamento del petrolio noi dovremo impegnarci per creare un economia industriale, manifatturiera alternativa cosicché da essere sempre meno dipendenti dallo sfruttamento delle Apuane. Ridurre il peso, sul nostro Pil, del marmo consentirà di diminuire l’escavazione con vantaggi sia sulla quotazione dell’estratto sia per l’ambiente”.

“Le possibili strade da percorrere sono due – suggeriscono -: rivedere la normativa per ottenere forti introiti dalle concessioni tali da compensare, realmente, l’impatto ambientale, aumentare i servizi per i cittadini riducendo
l’imposizione e contestualmente investire in politiche di rilancio culturale ed economico; far nascere un Ente di valorizzazione del marmo per mettere in atto una escavazione di scopo così da finanziare la rinascita della città.
Il sostegno al sociale, alla crescita della Comunità dipenderà dalle scelte, sull’uso delle maggiori risorse, del Consiglio Comunale, la bilancia negoziale tra il pubblico ed il privato si riequilibrerà, verranno meglio apprezzate le iniziative benefiche dei privati a favore della Comunità poiché il Comune avrà, comunque, irrobustito i propri forzieri. La
lavorazione in loco dell’estratto potrebbe essere più efficacemente agevolata investendo nella formazione ed aiutando le imprese ad innovarsi. In ogni campo, salvo settori a bassa specializzazione, il vero capitale è quello umano, fatto di competenze, esperienza, conoscenza, manualità a cui si deve aggiungere l’eredità del passato; in un manufatto in marmo ci sono le Apuane, l’intelligenza, l’abilità, la tecnologia, una storia irripetibile che si dipana dall’epoca romana, il gusto, la qualità, l’arte ed il design italiano ossia valori aggiuntivi unici. Esistono aziende, con una storia recente, che sul valore emozionale hanno costruito una fortuna, noi avremmo la possibilità di aggiungere molto di più! Si tratta di abbandonare vecchie logiche e intraprendere nuovi percorsi”.