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Ampliamento porto, Italia Nostra dice “no”: «Ecco come fare con spese e danni minori»

MARINA DI CARRARA – Ampliamento del porto? Italia Nostra sezione Apuo-Lunense dice no. «Dai molti interventi su “porto ed erosione” ci sembra di capire che la storia tragicamente recente (alluvione del 5 novembre 2014) non abbia insegnato alcunché. Per questo, crediamo opportuno ribadire alcuni punti fermi – scrivono in una nota – L’attuale situazione socio-economica, la vocazione del nostro territorio e le sue caratteristiche geografico-ambientali ci interrogano sul senso di ampliare un porto (per giunta, su costa bassa e sabbiosa) che, nell’ultimo anno, senza i traghetti di Grendi, ha movimentato solo 1,5 mil di tonnellate. Un piccolo porto, che ha vicino i porti di Livorno e di La Spezia, già collegati molto bene con il nostro comprensorio e da esso già molto utilizzati, un porto che non dispone di spazi retroportuali e, i pochi presenti, ceduti (non si sa per quale prezzo) alla Nuova Pignone. In un territorio piccolo e già complicato, che senso ha fare tutto e il contrario di tutto?».

«Si potrebbe far meglio, con minore spesa e minori danni, destinando il molo di Ponente alla nautica da diporto, l’attuale molo di Levante al traffico commerciale (finché dura) senza ampliamento, realizzando una grande esplanade (piazza aperta) sul mare in Viale da Verrazzano – propongono da Italia Nostra –  Allungare un molo dal Piazzale Città di Massa in prossimità della foce del Carrione è una follia come lo è stato costruire il Piazzale. Non va dimenticato (e i marinelli non lo hanno dimenticato di certo) che
l’interramento della foce nasce proprio con la realizzazione del piazzale Città di Massa e la rigidità delle sponde. Realizzare, poi, addirittura un’isola (come da progetto dello Studio SA+A che già circolava in epoca zubbaniana) davanti alla foce comporterebbe un ulteriore impedimento al deflusso delle acque ed al blocco dell’ingresso giornaliero delle onde di marea e loro successiva fuoriuscita. La dinamica di ingressi e uscite giornaliere produce il naturale dragaggio delle foci non antropizzate e non stabilizzate con moli guardiani. I torrenti, come tutti i corsi d’acqua, sono corpi in continua evoluzione dinamica nello “spazio-tempo”:
bloccare o contrastare l’evoluzione dinamica degli equilibri ambientali significa predisporre i territori alle calamità (alluvioni, dissesti idrogeologici, frane, smottamenti, desertificazione, erosione ecc.), calamità che non sono mai “naturali”, ma sempre “innaturali”, perché – spiegano – risultato di una risposta dell’ambiente ad un insulto antropico. “Ad ogni azione corrisponde un reazione uguale e contraria” – scrivono citando la terza legge della dinamica -: chi elabora soluzioni di questo tipo, con tutta evidenza, dimostra ignoranza dei principi fondamentali della fisica».

Sulla base di queste considerazioni più volte espresse, Italia Nostra chiede agli amministratori carraresi «di soppesare le nefaste conseguenze del consumo di suolo, i guasti economici provocati dall’uso dissennato del territorio (peraltro non serve neanche andar molto lontano), di fare propria l’esigenza di uno sviluppo locale (davvero) sostenibile. Prima di procedere ad interventi che potrebbero avere conseguenze nefaste e irreversibili è necessaria la consapevolezza della finitezza delle risorse e delle complesse interrelazioni che avvengono sull’interfaccia costiera. Vogliamo concludere con una frase spesso ripetuta dal nostro geologo, Riccardo Caniparoli: “Oggi, purtroppo, con la specializzazione e la settorializzazione del sapere si produce ignoranza perché ogni competenza nella singola specializzazione non ha la visione globale del fenomeno naturale e perciò si progettano mostri”».