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Erosione, i Paladini Apuo-Versiliesi chiedono lo stato di emergenza

MASSA-CARRARA – «L’erosione c’è ed è diventata esondazione purtroppo – dice Orietta Colacicco, Presidente dei Paladini Apuo versiliesi.- Basta andare a Marina di Massa al Bagno Marchini, dove l’acqua è uscita in strada, o più a sud ai Ronchi ai Bagni Paradiso e Hermitage, dove la spiaggia è invasa da massi portati dal mare. Se un’altra mareggiata li portasse in strada, ne andrebbe dell’incolumità delle persone. I balneari chiedono lo stato d’emergenza, ma lo aveva già chiesto il sindaco Persiani, e oggi riunione in Regione. Se siamo già a questo punto con il porto così come è, che cosa potrebbe succedere con un ampliamento? Nel 2002 è stato potenziato, e l’erosione si è messa a galoppare».

«Già si era fatta sentire dagli anni ’30 – prosegue Colacicco – mentre ancora il porto era in fase di realizzazione. Il porto è innaturale, per questo avrebbe causato erosione addirittura nel 1802 diceva la relazione Lizzoli. E’ la causa principale dell’erosione, un fenomeno naturale che può accelerare e molto a causa dell’intervento antropico, come appunto è il porto. Se poi aggiungiamo l’attuale cambiamento climatico, la bassa portata dl sedimenti da parte del fiume Magra, come risulta dalla ricerca dell’Università di Pisa-Professor Giovanni Sarti, certamente il fenomeno non può che peggiorare. Il porto c’è, nessuno pensa, meno che mai noi, di demolirlo, anzi il nostro socio architetto Tiziano Lera aveva pensato per noi a una conversione turistica, che lasciasse spazio al commerciale, ma senza nessun ampliamento – spiega – Dopo tanti botta e risposta che abbiamo letto, non si capisce bene se si dica no al porto esistente, no a un suo ampliamento, di quali dimensioni sia tale ampliamento, se pari al 70% del porto attuale, come a noi risulta da un documento. La soluzione per mitigare il fenomeno erosivo viene dal ripascimento della spiaggia, facendo di questo una manutenzione ordinaria».

Ma le domande che la presidente dei Paladini Apro versiliesi si fa è: quanti metri cubi sono necessari? Quanti milioni di euro? «Lo abbiamo già detto – afferma – si sa che intorno ai porto si forma sabbia, ma poter recuperare 20.000 metri cubi all’anno è solo una parte utile e prevista dall’idea del Professor Mauro Rosi, ma minima rispetto a quanto sarà necessario. Per Poveromo dopo tre anni dalla presentazione del progetto e non ancora concluso, si prevedono 100.000 metri cubi di spiaggia su 800 metri con una spesa di 2,3 Milioni di euro. Stiamo parlando di 8 chilometri – sottolinea Colacicco – Ci vogliono milioni e milioni di metri cubi e decine di milioni di euro. La domanda è a che servirebbe un investimento di questo tipo se si ampliasse il porto? Sarebbero ancora una volta denari buttati perché è difficile pensare che l’erosione non aumenterebbe. Alcuni – prosegue – sostengono che il porto dopo l’ampliamento non sarebbe più impattante di ora, che tradotto significa che non produrrebbe maggior danno, con ammissione di un danno già presente. A noi piacciono i documenti, i progetti, le prove. Il 12 luglio 2018 l’Autorità Portuale pubblica un bando per il “servizio di modellistica numerica per lo studio del clima meteomarino, dell’idrodinamica, del trasporto dei sedimenti, e della morfodinamica nelle aree costiere dei porti di La Spezia e Marina di Carrara” Riguarda i porti stessi e gli specchi d’acqua limitrofi, vale 567.000 euro e ha una durata di quattro anni. Il modello si basa su una relazione tecnica sviluppata internamente dal Rup, e prevede fra i punti del Disciplinare di Gara lo “studio modellistico di morfodinamca costiera a larga scala, volto a valutare gli effetti indotti dalle nuove opere esterne, per almeno cinque configurazioni alternative di Prp del porto di Marina di Carrara, in termini di assetto plano-altimetrico, sulla costa adiacente e analisi dell’eventuale apporto di materiale solido all’imboccatura portuale”. «Dov’è questo modello? – si chiede la presidente – Il lavoro è finito in anticipo? Sono passati solo due anni e mezzo. Vorremmo comunque vederlo, perché trattandosi di un’autocertificazione, siamo pronti a chiedere a un esperto terzo, di chiara fama e competenza internazionale, di verificare il modello e i suoi presupposti. Come vorremmo prendere visione del piano regolatore portuale e stiamo presentando istanza di accesso agli atti per esaminare tutta la documentazione relativa al procedimento amministrativo per la sua approvazione».

“Il Dpss – si legge nel documento di Pianificazione strategica – individua e distingue le aree portuali da quelle di interazione porto-città, per questo non sarebbe assoggettato ad intesa con i Comuni…Con la sua approvazione questo è l’iter: Il piano regolatore con il relativo rapporto ambientale è adottato dal comitato di gestione, inviato poi per il parere di competenza al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che si esprime entro 90 giorni dal ricevimento dell’atto, viene poi, esaurita la precedente procedura, dalla Regione interessata entro 40 giorni decorrenti dalla conclusione della procedura Vas”. «Solo dopo che avremo considerato la documentazione tecnica e gli studi sull’erosione, ci faremo promotori di un incontro allargato con l’Autorità Portuale, Confindustria, Confartigianato, la Regione, le categorie economiche i sindaci, gli amministratori, le Autorità, i politici, i cittadini residenti e non residenti dell’Apuoversilia – conclude Colacicco – Ci vuole un dibattito pubblico. E’ in gioco il futuro di tutta un’area, l’intero comprensorio apuoversiliese e ci piacerebbe confrontarci e lavorare tutti insieme».