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Il Parco di Campocecina ora porta il nome di Settimia Spizzichino, mozione approvata all’unanimità

Nel consiglio comunale solenne il ricordo unica donna ad essere sopravvissuta al rastrellamento del ghetto di Roma

CARRARA – Approvata all’unanimità la mozione per intitolare il parco di Campocecina a Settimia Spizzichino, unica donna ad essere sopravvissuta al rastrellamento del ghetto di Roma. Per celebrare la Giornata della Memoria si è tenuto questa mattina, in seduta telematica, un consiglio comunale solenne. Dopo i saluti del presidente del consiglio Michele Palma e del sindaco Francesco De Pasquale, alla presenza della vice prefetto di Massa-Carrara Antonella Sabatini, è intervenuta Maria Mattei con un lungo intervento a ricordare la figura di Settimia Spizzichino. In chiusura della seduta la votazione sulla mozione, presentata dal presidente Palma a nome di tutto il consiglio, per intitolare alla donna il Parco della Memoria a Campocecina.

“La mozione per chiedere al sindaco e alla Giunta di impegnarsi per l’intitolazione del Parco all’unica donna a essere sopravvissuta ai campi di sterminio tra coloro che furono rastrellati nel ghetto di Roma – aveva detto il presidente Palma nei giorni precedenti alla seduta solenne – è in linea con i valori fondanti della città di Carrara enunciati nello statuto comunale e con la Medaglia d’oro al Merito Civile conferita alla città dal presidente della Repubblica, dove nella motivazione viene ricordato l’importante ruolo delle donne carraresi nella lotta per la Liberazione. Di recente, inoltre, il consiglio comunale ha conferito la cittadinanza Onoraria alla Senatrice Liliana Segre. Ci sembra, pertanto, doveroso – aveva concluso Palma – dedicare questo luogo dall’alto valore simbolico a un’altra grande donna”.

“La Giornata della Memoria dobbiamo tenerla viva perché ancora oggi i segnali che arrivano sono segnali di preoccupazione – ha sottolineato il sindaco Francesco De Pasquale durante il consiglio solenne – Mi riferisco in particolare alla raccolta firme cui abbiamo aderito come Comune contro la vendita di certi oggetti che alla fine si rifanno un po’ a quelli che all’epoca erano oggetti di uso comune. Dobbiamo imparare e rendere sempre più consapevoli le nuove generazioni su cosa significa saper convivere e non vedersi circondati da oggetti adatti all’offesa. Oggi abbiamo la possibilità e il dovere di sottolineare ancora che l’obiettivo è quello della catena umana, ma intesa non come qualcosa che vincola, ma come qualcosa che unisce. Dobbiamo recuperare questa catena di solidarietà che il virus in qualche modo ci costringe a spezzare”.

CHI ERA SETTIMIA SPIZZICHINO
Settimia Spizzichino è stata una tra le preminenti testimoni dell’Olocausto degli ebrei: nata a Roma il 15 aprile 1921,in una famiglia del ghetto ebraico di Roma, il 16 ottobre 1943 fu deportata insieme alla madre, a due sorelle e a una nipotina durante il rastrellamento del ghetto. La madre e la sorella Ada con la bambina furono messe nella fila destinata immediatamente alla camera a gas, mentre Settimia e la sorella Giuditta finirono nella fila degli abili al lavoro; delle 48 donne rimaste dopo questa prima selezione, Settimia fu l’unica a tornare in Italia e a queste compagne di prigionia ha dedicato il suo libro di memorie “Gli anni rubati”. Ad Auschwitz-Birkenau le fu assegnato il duro lavoro di spostare pietre; finì all’ospedale del campo e da qui fu portata al campo centrale di Auschwitz, dove fu impiegata da Josef Mengele come cavia umana per esperimenti sul tifo e sulla scabbia. Nell’inverno del 1945, con l’evacuazione di Auschwitz, dovette affrontare la marcia della morte fino al campo di concentramento di Bergen Belsen, dove i prigionieri venivano ammassati in uno stato di completo abbandono. Settimia si nascose in un mucchio di cadaveri quando un soldato di guardia incominciò a sparare sui prigionieri e lì rimase per diversi giorni, fino alla liberazione del campo da parte degli inglesi, il 15 aprile 1945.