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Via Groppini, quella tragedia frutto di un errore in cui morirono più di 50 persone foto

Il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale ha ricordato insieme a Nando Sanguinetti, presidente Anpi Carrara, il bombardamento alleato del 18 gennaio 1944

CARRARA – Questa mattina, lunedì, il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale ha ricordato insieme a Nando Sanguinetti, presidente Anpi Carrara, il bombardamento di via Groppini, «in una cerimonia che per quanto priva di pubblico per via delle norme dovute alla pandemia, ha voluto comunque tenere viva la memoria di quella tragica pagina della storia cittadina» ha commentato il primo cittadino.

Di seguito riportiamo la nota di Anpi sul ricordo di quella tragica giornata, il 18 gennaio 1944.

Il 18 gennaio rappresenta una data dolorosa per Carrara. Aerei alleati sganciarono bombe per colpire un comando tedesco, che di fatto non c’era già più in città, e ne colpirono invece il centro sovraffollato perché vi avevano trovato rifugio molti abitanti di Massa, per sfuggire alla deportazione in Emilia, ordinata dai nazisti e altri, provenienti da Marina o da Spezia venuti in cerca di una zona più tranquilla e meno esposta ai bombardamenti.

Carrara non veniva considerata un obiettivo militare dato che non aveva industrie belliche e non era attraversata da una ferrovia strategica. Quel giorno però, sicuramente per informazioni sbagliate, gli alleati la colpirono, credendo ci fosse un comando operativo importante dei tedeschi. Fu invece una strage di civili. Un grosso casamento di via Groppini, all’angolo con via Roma, fu completamente sventrato e oltre 50 persone vi persero la vita. Posso ricordare solo, perché l’ho visto, l’impegno solidale e immediato dei carrarini per tirare fuori dalle macerie morti e feriti. I cadaveri e i feriti da per tutto. I corpi delle vittime vennero trasferiti nella Chiesa del Carmine, a pochi metri dall’edificio crollato.

L’obiettivo delle bombe alleate era proprio l’edificio appoggiato alla chiesa, che invece rimase intatta. Il Cln protestò presso gli alleati e chiarì che in città non c’erano quasi più tedeschi, mentre le brigate nere l’avevano già abbandonata mesi prima, a settembre. Non voglio dilungarmi, anche data le necessità sanitarie di oggi, voglio solo accennare al fatto che, nonostante questa strage, gli autori del bombardamento continuarono ad essere considerati alleati e non nemici a differenza dei tedeschi. E quando, ai pi imi di Aprile, entrarono in città, vennero accolti con grande calore, perché portavano la libertà e la fine della guerra. Via Groppini, rimase nella memoria dei carraresi, come un tragico esempio dei mali che la guerra porta con sé, anche se, a volte, nella durezza degli scontri, possano essere quelli che consideriamo amici, a provocarli.

Tutte le vittime sono eguali di fronte alla morte personale, ma non per i motivi per cui si va incontro alla morte. È bene precisarlo in tempi di revisionismo e di dimenticanze come gli attuali. In altre parole, tra le stragi provocate dai nazisti e quelle dovute agli americani, restano differenze sostanziali che vanno sottolineate. La tragicità della violenza e l’eguaglianza di fronte alla morte delle vittime di tutte le parti, non devono mai far dimenticare i motivi diversi per cui le due parti combattevano. Per un regime oppressivo, dittatoriale, schiavista e razzista, i tedeschi. Per la democrazia e la libertà, gli alleati. Sono questi i motivi che fanno, nonostante tutto, la differenza e per i quali è ancora doveroso ricordare quel tragico 18 gennaio 1944.