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Sette comuni lunigianesi nella riserva Unesco dell’Appennino, a giugno la risposta

Pronto all'ingresso anche il territorio ligure di Luni. Il coordinatore Giovanelli: «Mosaico frammentato amministrativamente, ma dotato di una sua unicità che viene dalla geologia e dalla storia»

LUNIGIANA – Sui tavoli parigini dell’Unesco trova formalmente posto la richiesta di allargamento della Riserva della biosfera Appennino tosco emiliano, formulata dal presidente del Comitato nazionale Mab Unesco, professor Pier Luigi Petrillo. La Mab (Man and the biosphere) dell’Appennino, già iscritta dall’Unesco nel 2015, con l’allargamento proposto intende raggiungere anche la Liguria, precisamente il territorio di Luni, lembo orientale dello Spezzino e della regione intera confinante con la Toscana e Carrara. L’espansione farà sì che l’intera Mab arrivi a coprire quasi 500mila ettari, coinvolgendo sei province (Modena, Parma, Reggio Emilia, Lucca, Massa-Carrara e La Spezia) e 80 Comuni (di cui 46 nuovi), su un territorio montano-appenninico che segna la connessione geografica e climatica tra Europa continentale ed Europa mediterranea.

Tanti i comuni della Lunigiana toscana toccati dall’ampliamento: si tratta di Pontremoli, Zeri, Mulazzo, Villafranca, Aulla, Podenzana e Tresana. Questo importante passo entusiasma il ministero: “L’estensione della Riserva Mab Appennino tosco emiliano rappresenta un’ulteriore tappa nel percorso di valorizzazione del sistema delle aree protette nazionali”, ha commentato nelle scorse settimane il titolare dell’Ambiente, Sergio Costa, spiegando che “le riserve di biosfera designate dall’Unesco come patrimoni di sostenibilità si inseriscono pienamente nel progetto avviato lo scorso anno di trasformare i parchi in zone economiche ambientali – Zea – e forniscono a queste ultime un modello da seguire. Saranno, inoltre, i luoghi in cui sperimenteremo il programma che ho chiamato ‘caschi verdi per l’ambiente’, pienamente condiviso con la direttrice generale dell’Unesco, Audrey Azoulay, che vedrà impegnati sul campo esperti ambientali provenienti da tutto il mondo”.

In una recente intervista comparsa sul sito del Parco dell’Appennino tosco emiliano, il coordinatore della Riserva biosfera Unesco Appennino, Fausto Giovanelli (anche presidente del Parco stesso), ha affermato che la proposta in ballo è “molto più di un allargamento. È quasi una rifondazione […] La nuova MaB va dalla Pianura Padana al Mar Tirreno. Un territorio molto differenziato. Ma tutt’altro che in abbandono. È come un caleidoscopio di paesaggi, di prodotti di fama mondiale e anche di culture. È un mosaico pieno di tessere preziose. Frammentato dal punto di vista amministrativo, come spesso accade in Italia. Ma ha una sua unicità, che viene dalla geologia e dalla storia. I Romani – che di governo e strade se ne intendevano – avevano collegato la Via Emilia con la Via Aurelia tramite la Parma-Luni, la Luni-Lucca. I nuovi cammini storico religiosi stanno recuperando relazioni e connessioni antiche”. Sempre in merito alla partita dell’ampliamento, Giovanelli osserva che “la sfida della sostenibilità richiede molta forza e massa critica adeguata per stare in campo da protagonisti. Perché l’ampliamento delle collaborazioni tra diversi soggetti e territori è il vero valore aggiunto di Mab. D’altro lato l’Appennino come tale è già pieno di presidi e di parchi. Serve qualcosa di più largo e connesso”.

Quali le tempistiche? “Il dossier è stato consegnato al ministero dell’Ambiente il 30 novembre. Il ministero dell’Ambiente l’ha inviato all’Unesco. La decisione sarà nel prossimo giugno a Parigi”, spiega Giovanelli. Nel documento allegato alla domanda si legge che “La comunità locale deve diventare soggetto attivo e responsabile della tutela e dello sviluppo della riserva MaB, facendola diventare un laboratorio di innovazione e sviluppo sostenibile”. In merito, nella medesima conversazione a cura di Armido Malvolti comparsa sul sito del Parco, Giovanelli rileva che “Appennino e sostenibilità sono due parole che stanno bene insieme. Ma non è un dato inossidabile. Non è uno ‘stato stazionario’. Anche i boschi e le colture agricole hanno bisogno di cura e investimenti lungimiranti. L’Appennino dà servizi ad altri territori e più ampie comunità. I servizi ecosistemici di cattura e stoccaggio di CO2, di regolazione dei flussi idrici, di mitigazione del clima, di offerta di prodotti genuini a filiera corta, di spazi di prossimità e opportunità di ristoro e ricreazione, e persino l’offerta di stili di vita desiderabili, sono imponenti. Ma sono seriamente minacciati dal cambiamento climatico. Mab può aiutare a farli riconoscere, difendere e remunerare. Servono conoscenza e azioni prima che sia troppo tardi. Crescita culturale e innovazione sono una necessità per difendere i servizi ecosistemici, ma per non rimanere passivi indietro mentre il mondo corre, è necessario contribuire non da assistiti, ma da protagonisti. MaB Action Plan sta seminando tutto questo”. Un’espansione, quella auspicata, che quindi vuole essere tutt’altro che un ‘fatto vuoto’, ma un progetto collegiale che guardi al benessere delle comunità, alla sostenibilità, alla creazione di economie virtuose. Palla ora all’Unesco per dire se la biosfera appenninica potrà sconfinare nella nostra provincia, a sud, e arrestarsi immediatamente a ridosso del limes, un po’ più su.