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«Il porto di Marina di Carrara non causa solo erosione ma anche esondazione» foto

L'intervento di Orietta Colacicco, presidente dei Paladini Apuoversiliesi: «Era stato tutto previsto dal 1802»

MARINA DI MASSA – “Bene, adesso ci dicono che siamo faziosi, che il porto di Carrara non ha portato e non porterà erosione – dice Orietta Colacicco, presidente dei Paladini Apuoversiliesi  – Vero, l’erosione è un fenomeno naturale, lo abbiamo imparato, ma il porto ha fatto accelerare e molto il fenomeno. Visto che risale agli anni ‘30, basta confrontare le immagini  dalla Torre Fiat del 1952 e del 2018 e domandarsi come mai la linea di costa si frastaglia sempre più, sino ridursi a una linea sottilissima. Del resto non lo abbiamo detto noi, ma 59 scienziati di tutto il mondo, che qui sono venuti a partire dal 2001 relatori del Forum Internazionale del Mare e delle coste. Nel 2018 il  Forum ha dedicato un’intera mattina al tema della Morfodinamica costiera nel rilievo della interazione fra porti e coste. Instabilità fra Porti e coste adiacenti, una non facile e costosa relazione il titolo dell’intervento del professor Edward Anthony Cerege dell’Università di Marsiglia, Influenza dei porti sulla stabilità della linea di costa nel Mediterraneo Spagnolo  quello del Prof José A.  Jiménez, dell’Università di Barcellona, Porti e Spiagge – Puoi avere entrambi? quello del professor Arthur Trembanis, dell’Università del Delaware (USA.) Solo da qui si capisce bene quanto il matrimonio coste e porto sia difficile”.

“Addirittura – prosegue Colacicco – prima ancora che il porto fosse realizzato, nel 1802 la relazione della  Commissione Lizzoli, reperita in archivio di Stato, prevedeva come l’ipotetica costruzione di tale opera “innaturale” avrebbe portato a una perdita di 200 passi di spiaggia ogni 52 anni. E’ ciò che sta avvenendo. Nel 2001 il Ministero dell’Ambiente bocciò il progetto di ampliamento perché troppo impattante, troppo pericoloso. Dal 2014 si inizia a parlare ancora di ampliamento, poi l’allora Presidente dell’autorità Portuale di Carrara Ingegner Francesco Messineo ci illustra il progetto e noi chiediamo le prove, che non avrebbe portato erosione. Esaminate dai nostri esperti non sono sufficienti e andiamo dal Presidente della Regione Enrico Rossi. Di ampliamento non si parla sino al 2018 quando a voler ampliare è l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, perché nel frattempo il porto di Carrara è stato accorpato al porto di La Spezia. Quando, invitati fra gli stakeholder, cioè i portatori di interesse, il 7 novembre a La Spezia domandiamo di che dimensione sia l’ampliamento, ci rispondono che sarebbe dipeso dalle misurazioni, da un modello numerico. Ora ci sono queste misurazioni? Qualcuno dice che ci sono prove e prove, sino al 2018 non c’erano, se ci sono, vorremmo averle per mostrarle a chi conosce bene la materia. Così  vedremo se sono sufficienti a garantire che un ampliamento, che dal Dpss pare del 70% dell’attuale porto non aumenta e non fa accelerare l’erosione. Magari fosse così  diciamo noi! Carrara avrà il porto commerciale e il porto turistico e tutto il litorale sarà tranquillo. Niente più erosione ed esondazione, perché ultimamente di questo si tratta. Oltre al grave danno ambientale ed  economico dell’erosione, ora  si tratta di sicurezza per le persone, se addirittura acqua e sassi escono in strada”.

“Durante la nostra assemblea del 19 dicembre, il sindaco di Massa Francesco Persiani ci ha comunicato che nel Piano regolatore a sue mani non risulterebbe un ampliamento quale quello desumibile dal Dpss. Curioso, perché il Dpss è propedeutico al Piano Regolatore, quindi gli abbiamo scritto per poterlo vedere. E aspettiamo. Tornando a Marina di Carrara, che poi da un punto di vista turistico possano vivere due anime commerciale e turistica di pari ampiezza, senza una trasformazione totale dell’assetto urbanistico, sembra molto difficile. Questo possiamo dirlo, perché  fra noi ci sono esperti di turismo e di urbanistica. Chi arriverà non vorrà container, rumori, traffico, vorrà scendere dalla barca, bere un aperitivo, passeggiare. Magari vorrà pranzare o fermarsi a dormire sulla terra ferma. E allora dove sono gli alberghi? Noi abbiamo il piacere di contare fra i nostri soci un famoso e grande urbanista che è Tiziano Lera. Il suo é un sogno fantastico, una conversione del porto in turistico, che, senza alcun ampliamento, avrebbe lasciato una banchina per il commerciale. Una soluzione per tutelare ambiente ed economia, rilanciando a partire proprio da Marina di Carrara tutto il comprensorio.  Perché non chiedere ai residenti, anche ai giovani, visto che al loro futuro bisogna pensare, che cosa preferirebbero un mix indefinito, piatto o disordinato o la trasformazione di Marina in una località ancor più attrattiva delle concorrenti in Costa azzurra”.

“Dicono ancora che c’è accumulo di sedimenti lungo il molo e la diga foranea, vero, avviene in molti porti, anche a Viareggio da dove è stata prelevata la sabbia per il ripascimento ancora parziale a Poveromo. Ma con questo accumulo quanto si potrà ripascere? Sappiamo da una recente ricerca dell’Università di Pisa presentata dal Professor Giovanni Sarti che negli  ultimi quaranta anni  si è prodotto un deficit sedimentario di 253.900 mc, a testimoniare, considerati i vari ripascimenti,  che i fiumi non portano quasi più nulla. Quanto invece l’ampliamento potrebbe far  accelerare l’erosione. Questo è il punto. Noi vogliamo capire e approfondire, ascoltando tutti, anche se certo è un peccato che non abbiamo mai visto nessuno delle persone che dicono che noi diciamo il falso a uno dei tanti giorni di studio dedicati all’erosione. Ma noi siamo open mind e se vogliamo sederci intorno a un tavolo virtuale, siamo pronti. Poi, sentiti i nostri esperti,  ci esprimeremo e se avremo dei dubbi andremo avanti nel contrastare l’idea dell’ampliamento del porto con tutti i mezzi consentiti. Intanto contemporaneamente pensiamo all’erosione e al ripascimento. Abbiamo scritto all’assessore Monni e al Consigliere Bugliani, chiedendo di poter partecipare al sopralluogo di sabato 9 a Poveromo”.