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Cava Fornace, il comitato contro la discarica: «Risposte insoddisfacenti da parte di Paa»

MONTIGNOSO – Continua a far discutere la situazione di Cava fornace e la discarica, ritenuta pericolosa per l’ambiente cittadino. «Dichiarare pubblicamente che una discarica “non inquina” riteniamo possa rientrare in quelle forme di comunicazioni erronee e fuorvianti per i cittadini, – scrive il comitato contro la discarica dato che le norme comunitarie e nazionali definiscono  un impianto Ippc 5.4 (Impianto come quello di Cava Fornace): “sono l’attività degli impianti industriali che presentano un elevato potenziale di inquinamento che sono subordinati ad una particolare autorizzazione pubblica (denominata “autorizzazione ambientale integrata” – “Aia”) che racchiude in un unico atto amministrativo il permesso a rilasciare inquinanti in aria, acqua, suolo e che viene rilasciata solo previo rispetto di precise condizioni ambientali “, quindi se un impianto subordinato ad Aia riceve il permesso di rilasciare inquinanti come può allo stesso tempo non inquinare? Inoltre comunità europea afferma che   ”considerando che il conferimento dei rifiuti di amianto in discarica non sembrerebbe il sistema più sicuro per eliminare definitivamente il rilascio di fibre di amianto nell’ambiente in particolare nell’aria e nelle acque di falda e che pertanto risulterebbe di gran lunga preferibile optare per impianti di inertizzazione dell’ amianto,  e la stessa Europa invita a promuovere in tutto il territorio dell’unione la realizzazione di centri di trattamento e inertizzazione dei rifiuti contenenti amianto e prevedendo la graduale cessazione di ogni conferimento in discarica di questi rifiuti, anche in questo ci sembra chiaro cosa ha stabilito la comunità europea.

Come ci è sembrato fuorviante verso i cittadini confondersi tra percolato a norma e percolato non inquinante, il percolato è assolutamente tossico, è inquinante per le matrici ambientali, lo dice la legge ambientale, la normativa poi dice che se rientra entro certi limiti nelle sostanze inquinanti (appunto entro una norma ambientale) può essere scaricato in fognatura pubblica solo se non ci sono alternative possibili al suo smaltimento. Nel caso specifico le alternative possibili sono ben esistenti, tant’è che finora il percolato, di origine industriale e non civile, prodotto dai rifiuti conferiti in cava Fornace, sono stati costantemente conferiti presso centri di depurazione idonei a tale scopo. Non capiamo il motivo di un’altra forma di smaltimento se non quella per un esclusivo risparmio economico per l’azienda. Anche la risibile affermazione che questa nuova strategia comporterebbe una significativa riduzione dei mezzi in transito ci lascia molto perplessi: qual è il rapporto giornaliero delle autocisterne che portano via il percolato e i camion che arrivano a conferire rifiuti da ogni parte d’Italia?»

«Sempre rispondendo a Paa è ancora aperta la questione dei pozzi della discarica e anche qui vogliamo ricordare le parole scritte da Arpat nei rapporti ambientali – continua il comunicato – “Per la conclamata e costante presenza di composti organo-alogenati nei piezometri di controllo della falda siti nell’area di proprietà della Programma Ambiente Apuane si ritiene che La Regione Toscana debba attivare il percorso previsto dall’Art 244 del Dlgs 152/06.”  Il percorso si concretizza nelle Verifiche ambientali che la regione dal 2019 non ha ancora fatto o forse non vuole fare: l’articolo 244 e correlati prevedono in sintesi che gli enti competenti, dopo aver svolto le opportune indagini volte ad indentificare il responsabile (…) diffida, con ordinanza motivata, il responsabile della potenziale contaminazione a provvedere a bonificare il sito ritenuto contaminato (art. 244/250/252/253). In questo caso Arpat ritiene che ci sia una contaminazione che poi è un sinonimo di inquinamento, che è il contrario di “non inquina”.»

«Le rassicurazioni di Programma Ambiente Apuane non ci soddisfano, – conclude il comunicato – se effettivamente sperano “che da qui in avanti si venga ad instaurare un rapporto di tipo diverso con la popolazione” come hanno dichiarato sul loro comunicato stampa, comincino a chiedere alla Regione, come è stato già fatto più volte dal Comitato e da Italia Nostra, il rispetto degli impegni votati dal Consiglio Regionale e sottoscritti anche dal Presidente della Regione Giani: stop ai conferimenti a quota +43, un riesame Aia, come chiesto sei mesi fa dal Comune di Pietrasanta e una nuova via.»