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«Ponte Albiano, bando pieno di vincoli. E gran parte delle imprese escluse dal sostegno»

Cna Massa-Carrara protesta: «Possono partecipare le imprese aperte al momento del crollo. Ma eravamo in pieno lockdown: il 90% erano chiuse per decreto»

ALBIANO MAGRA – “Complicato, pieno vincoli e paletti che rischiano di escludere dal sostegno gran parte delle imprese danneggiate dal crollo del viadotto di Albiano Magra che collega l’abitato di Santo Stefano Magra e quello del Comune di Aulla. Per Cna Massa-Carrara il bando studiato a sostegno delle imprese danneggiate dal crollo del ponte di Albiano, per come strutturato, non favorisce le domande. “Un bando, in sostanza, sulla carta non proprio per aiutare le imprese nonostante la permessa del fondo perduto”. Il bando, pubblicato sul Burt con il nome “Intervento straordinario ed urgente per fronteggiare le gravi conseguenze economiche relative al crollo del Viadotto di Albiano sul fiume Magra che collega l’abitato di Santo Stefano di Magra (SP) con l’abitato del Comune di Aulla (MS)” di cui alla L.R. 10 luglio 2020 n. 59, è stato passato ai raggi X dall’ufficio tecnico di Cna, che ha trovato numerose incongruenze.

“Il bando, almeno questa è l’impressione che si ha leggendolo ed analizzandolo punto per punto, non è stato redatto su misura di una situazione eccezionale come quella di Albiano – tuona Paolo Bedini, Presidente Cna Massa Carrara -. Forse avrebbero dovuto mettere più attenzione sulle specificità. Ci troviamo di fronte ad un bando nato sicuramente con i buoni propositi ma che non pare, sulla carta, essere accessibile in larga scala come invece dovrebbe – Oltre alle difficoltà interpretative, il bando pone in essere vincoli e paletti che non sono riconducibili al danno diretto derivante dal crollo dell’infrastruttura mescolando e non tenendo conto delle prescrizioni peraltro imposte dai DPCM. Al bando possono partecipare le aziende aperte al momento del crollo. Corretto come approccio: ma ad aprile eravamo in pieno lockdown. Il 90% delle imprese erano chiuse per decreto”.

Uno dei requisiti per presentare la domanda al bando è quello secondo cui l’impresa deve avere lo stesso numero di dipendenti rilevati al 1 aprile 2020 e deve garantire l’impegno a mantenerli almeno fino alla data di erogazione del contributo. “Ma se qualcuno, per ragioni personali, si è dimesso facendo mancare il requisito l’impresa è automaticamente tagliata fuori. – analizza Bedini – Ma non è finita qui: per otto anni successivi all’erogazione del saldo l’attività non deve cessare e non essere in stato di liquidazione volontaria. Il contributo dovrebbe essere erogato sulla base del periodo per cui sono stato danneggiato e non per i prossimi anni. Nel frattempo ricordo che sono già passati nove mesi dal crollo e molto poco è stato fatto. Il nostro territorio, la nostra provincia, paga ancora una volta la sua posizione periferica ed il suo scarso peso politico. Non è mai stato così evidente nonostante promesse e prospettive”.