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Agri Marmiferi, Legambiente: «Regolamento poco coraggioso sul piano della sostenibilità»

MASSA – Il Regolamento degli Agri Marmiferi approvato recentemente dal Comune di Massa non lascia senza perplessità Legambiente Massa & Montignoso, che se da un lato rileva il recepimento sostanziale delle linee guida del Prc l.35/2015, dall’altro lato evidenzia anche uno “scarso coraggio nella direzione del controllo e della regolamentazione sostenibile dell’attività estrattiva”. In particolare, il direttivo del Circolo Legambiente di Massa Montignoso sottolinea il mancato coinvolgimento della cittadinanza e dei portatori d’interesse (associazioni ambientaliste e cittadini), così come la normativa prevede. “Il Circolo non è stato coinvolto assolutamente – si legge nel comunicato dell’associazione – nella stesura di questo regolamento, ma è stato invitato successivamente alla presentazione di un documento già scritto”.

Legambiente invita il Comune di Massa a rivedere completamente alcuni punti che va ad elencare:
1) Denotiamo che vengono premiati i concessionari per  la lavorazione in loco in una modalità che avvantaggia esclusivamente gli stessi concessionari. Il concetto stesso di lavorazione in loco in base alle diverse tipologie di prodotto risulta essere troppo vago, aperto a diverse interpretabilità. Riteniamo che sia necessario che tale concetto (lavorazione in loco, tipologie prodotto) non debba essere interpretabile. Così come riteniamo inaccettabile l’estensione di concessioni a partire da minime percentuali di lavorazione in loco;
2) Nel regolamento si mettono come condizioni per partecipare ai bandi per le concessioni “eventuali certificazioni che qualificano il processo produttivo, la gestione ambientale e sociale dell’impresa”; per affidare le concessioni Legambiente chiede che le ditte siano in possesso delle certificazioni ambientali e sociali interessate : Sa 8000, ISO 14001,ecc. e che queste siano un criterio indispensabile per ottenere la concessione.
3) In merito all’articolo 18, comma 3 si richiede che venga previsto anche l’eventuale danno ambientale come fattore per imporre la rimozione degli scarti di lavorazione ed eventuale sospensione dell’attività estrattiva.
4) Legambiente rigetta in toto l’articolo 19 del regolamento in quanto è evidente che l’attività di ripristino maschera un’ulteriore attività estrattiva.
5) Si prevede all’art.22 comma 6 di sostituire l’Osservatorio del Marmo dello Statuto Comunale (art.62) con il Comitato del distretto Apuano -Versiliese perché coincidenti. Consideriamo questa intenzione assolutamente dannosa e da eliminare perché gli attori protagonisti dei 2 “osservatori” dovrebbero essere diversi: l’Osservatorio con la presenza delle associazioni ambientaliste e  di cittadinanza che difenda l’interesse pubblico mentre il Comitato potrebbe essere esclusivamente rappresentato da categorie di interesse privato. Non è accettabile questa possibilità e quindi chiediamo di cancellare completamente il comma 6 dell’art.22 del Regolamento.
6) Chiediamo controlli annuali della resa in blocchi con sanzioni ed eventuale decadenza della concessione per attività estrattive che non rispettano il quantitativo prescritto nel progetto di cava e  che tutti i dati siano resi pubblici.

L’associazione le chiude quindi con alcune osservazioni generali. “E’ evidente che la “sostenibilità ambientale” oggi strida fortemente con la realtà dei fatti, quando ci troviamo di fronte con le piogge, alla colorazione in bianco dell’acqua del Frigido, segnale disastroso della presenza di marmettola, quando ci troviamo ad avere a che fare con la presenza di cave nel perimetro del Parco regionale delle Alpi Apuane, quando spesso le cave sono a ridosso delle sorgenti o vanno a intaccare le acque sotterranee, inquinandole. Quindi per parlare di “sostenibilità ambientale” si dovrebbe incentivare il controllo delle attività di cava da parte degli Enti preposti, si dovrebbe disincentivare la continuazione di attività estrattiva all’interno di un Parco regionale. In questo senso si dovrebbe sottolineare  come  fattore determinante per la scelta del concessionario nelle gare pubbliche, la garanzia della lavorazione in loco, almeno del 75%, dell’escavato, fattore quest’ultimo davvero importante se si vuole parlare di occupazione locale con l’attività estrattiva”.