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Sanità in sciopero, Figaia (Cisl): «Uno scandalo chiedere risorse per chi lavora per il bene comune?»

TOSCANA – “Perché il sindacato commetterebbe ‘peccato mortale’ nel richiedere risorse a favore di chi lavora per la più importante struttura, quella di proprietà di tutti, che lavora per il bene comune?”. Così Andrea Figaia, segretario confederale di Cisl Toscana Nord, risponde a chi grida allo scandalo per lo sciopero generale dei dipendenti pubblici in piena pandemia, previsto per il 9 dicembre. “In realtà, nella prima fase della pandemia, alcuni dipendenti della pubblica amministrazione, gli infermieri (diciamo il lavoro in sanità più in generale, come anche medici, operatori socio sanitari, ecc.) erano, ma lo sono, diventati eroi – afferma Figaia -. Al punto da essersi creato un fenomeno di identificazione con questi ‘angeli’ che ci accolgono in ospedale, con altissimo consenso. Questo aspetto si è talmente diffuso, quasi da essere assodato, e quindi anche inflazionato, specie nella fase di calma del virus, alla fine dell’estate. Inflazionato: ci si scorda cioè; ci si scorda un po’ troppo presto. Ma dietro alla identificazione collettiva – sottolinea il segretario confederale – c’è stata anche una presa di consapevolezza sul fatto che non si era trattato solo di prendere atto del lavoro eroico di questi nostri ‘figli’, ma anche la disorganizzazione dei sistemi sanitari, la mancanza di una sanità territoriale, la percepita distanza dei medici di base, anch’essi però aggrediti dalla crisi, la presa d’atto della chiusura insensata di presidi sanitari storicamente presenti nelle zone, le prime spese di investimento ‘pandemico’ in ospedali o fiere, che non sempre sono risultati coerenti ed efficaci nel momento del bisogno in piena pandemia 2. Abbiamo anche tutti potuto verificare che in materia di sanità il tanto utilizzato slogan ‘privato è bello’ non funziona poi tanto bene. Infatti nelle due fasi pandemiche, a parte pochi casi anche meritori, nelle RSA accreditate, in generale il subentro del pubblico (con i suoi infermieri ed operatori) nella gestione del quotidiano, in una logica emergenziale, è servito anche ad evitare ulteriori ‘stragi’ rispetto alla gestione privata preesistente, con incapacità anche di predisporre l’elementare divisiorio ‘sporco pulito'”.

“Ci sono dei settori ed il socio sanitario è forse il più importante, dove non lavorare bene comporta far morire la gente, le persone più deboli – fa notare ancora Figaia -. Il mondo del lavoro pubblico è stato dimenticato dalla politica, dalle istituzioni ai vari livelli, per almeno dieci anni, quando poi il sindacato dei pubblici riuscì a sottoscrivere un Ccnl con un primo ritorno di risorse ad almeno 3,5 milioni di dipendenti, completamente abbandonati per ben due lustri. Un primo ritorno significa, come elemento di responsabilità e non di egoismo corporativo, pianificare in avanti un graduale e continuo ritorno di risorse che diano dignità a chi lavora con lo Stato, gli enti pubblici non economici, le amministrazioni regionali e locali anche sanitarie e del sociale. Perché dunque non prevedere il normale direi previsto step di investimento verso i dipendenti dello ‘stato’ nel mentre si finanzia direi praticamente di tutto a fondo perduto? Perché il sindacato commetterebbe ‘peccato mortale’ nel richiedere risorse a favore di chi lavora per la più importante struttura, quella di proprietà di tutti, che lavora per il bene comune? Dov’è lo scandalo? Ma ancora: si conoscono i limiti verso i proponenti lo sciopero, della cosiddetta legge di autoregolamentazione del diritto di sciopero? Di come questa – e giustamente – garantisca l’utenza più debole nei servizi, specie sanitari ed in ogni possibile servizio sensibile a favore dell’utenza, da tutelarsi sempre, nel mentre chi non va al lavoro, pagando di tasca propria, spera nel rinnovo del contratto per avere il proprio giusto ‘ristoro'”.

“Insomma – conclude -, in una logica di equilibrio rinnovare il contratto significa anche motivare di più coloro che oggi e prossimamente dovranno essere il motore della ripresa post pandemica ed economica”.