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«Altro caso sospetto covid al Cup di Marina di Carrara. Cambiare le regole di controllo all’ingresso»

Prosegue la battaglia della Uiltrasporti a difesa degli operatori allo sportello: «Bisogna prevedere anche i possibili errori»

MARINA DI CARRARA – “Non c’è due senza tre. Stavolta è toccato allo sportello Cup di Marina di Carrara dove martedì è arrivata direttamente faccia a faccia con una delle due operatrici una persona che aveva bisogno di prenotare una visita radiologica toracica. Per covid, ovviamente. Un altro dei fantastici protocolli dell’Usl Toscana nord ovest che funzionano alla perfezione”.

Rabbia e piccata ironia nelle parole del referente Uiltrasporti, Angelo Lieti, che pressa su tutti i fronti la dirigenza dell’azienda sanitaria per arrivare a dare maggiori sicurezze e garanzie ai lavoratori delle aziende e cooperative esterne in appalto dell’Asl che operano agli sportelli Cup e nelle pulizie. “Dopo quanto avvenuto al distretto di via Bassa Tambura a Massa lo scorso fine settimana (qui l’articolo), c’è stato un altro caso gravissimo che si è verificato a Marina di Carrara. Una vicenda che dimostra come andrebbero rivisti prima di tutto i protocolli di sicurezza anti covid-19 per il checkpoint di ingresso. Non basta misurare la febbre. In questo caso il cittadino che chiedeva una radiografia personale per sospetto covid aveva infatti una temperatura normale”.

“All’ingresso bisogna anche chiedere il perché dell’accesso alla struttura sanitaria e bloccare tutti coloro che possono essere contagiati dal virus, in quarantena o conviventi con persone positive – continua ancora Lieti –. Stiamo registrando una serie di errori marchiani che si concatenano uno dietro l’altro mettendo a rischio la salute degli operatori del Cup e degli altri pazienti che in quel momento si trovano lì”.

Il richiamo del referente Uiltrasporti è chiaro: “Siamo in emergenza sanitaria e l’azienda sanitaria deve avere una visione di più ampio raggio, prevedere i possibili errori altrimenti non si riesce mai a contenere la pandemia. Partendo proprio dal checkpoint all’ingresso: bisogna rivedere il protocollo e far chiedere alle persone che cosa devono fare e perché sono lì. Non basta misurare la temperatura”.