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Contributo estrattivo, è scontro in Consiglio a Massa sull’accordo tra Comune e Regione

L'attacco di Persiani: «L'inerzia della giunta Volpi ha causato grosse perdite». La minoranza non partecipa al voto, Menchini (M5S): «Nel 2018 avevo presentato una mozione, ma venne bocciata»

MASSA – Durante l’ultima seduta del consiglio comunale di Massa tenutasi ieri, lunedì 30 novembre, è stato approvato dopo un’accesa discussione l’accordo transattivo tra il Comune stesso e la Regione Toscana per il versamento della quota di competenza regionale del contributo di estrazione dei prodotti marmiferi dal 2013 al 2018.

A presentare la questione ai consiglieri presenti è stato il sindaco Francesco Persiani che ha spiegato come, in una nota del dicembre 2019, la Regione abbia chiesto all’istituzione comunale una cifra pari a 277.128 euro relativi al mancato versamento del contributo di estrazione previsto da una legge regionale del 2015. Il sindaco ha rivolto poi le proprie accuse nei confronti della precedente amministrazione Volpi, rea di non aver adeguato i regolamenti rimasti fermi alla legge regionale del 1998.

La legge numero 35 del 2015, infatti, prevedeva un contributo di estrazione e concessione da imporre alle cave del territorio a seconda della quantità e della qualità del prodotto estratto. Da questo contributo, il 4,5% deve andare nelle casse della Regione. Il mancato adeguamento a tale imposta, arrivato soltanto nel dicembre del 2018, ha impedito al Comune di incassare cifre nell’ordine di un milione di euro. Motivo per il quale, grazie ad una trattativa con l’amministrazione, la Regione ha concordato di abbassare e dilazionare il pagamento dovuto ad una cifra di 140.000 euro circa.

Duro l’attacco dell’attuale amministrazione alla vecchia giunta e alla minoranza, astenutasi dalla votazione dell’accordo transitivo: «L’allora Giunta Volpi omettendo di adeguare tale tassazione in base alla LRT 35/2015 ha determinato un notevole ammanco per le casse comunali se solo si considera che l’importo richiesto dalla regione è pari al 4,5% di quanto il comune di Massa avrebbe dovuto incassare. – si legge in una nota del Comune – L’amministrazione del sindaco Francesco Persiani si è comunque opportunamente attivata per limitare i danni proponendo alla Regione un accordo che limitasse la restituzione delle somme non a 277 mila euro, bensì a soli 140 mila euro circa, da versare con un piano di rateizzazione pluriennale, ricalcolando il dovuto in base al minor incasso procrastinatosi negli anni. Non potendo infatti recuperare le maggiori somme ai concessionari in assenza di alcun titolo (causa l’inerzia della giunta Volpi), questa amministrazione ha riconosciuto la percentuale sull’effettivo incasso di gran lunga inferiore rispetto a quello dovuto in base agli art 36 e 27 della legge 35/2015. Di più non era possibile ottenere dal momento che, effettivamente, – continua la nota – la normativa regionale avrebbe dovuto essere applicata da tempo, mentre solo questa amministrazione, appena insediatasi, ha provveduto a farlo tra l’ottobre e il dicembre 2018. D’altra parte, gli introiti immediatamente percepiti nel 2019, quasi raddoppiati a parità di materiale escavato, dimostrano quanto fosse importante l’adeguamento della tariffazione in base alla legge regionale e confermano che, purtroppo, la mancata adozione del Regolamento degli Agri marmiferi, pur presentato dalla attuale Giunta al Consiglio Comunale sin dal dicembre 2019, impediscono di completare il percorso di completo adeguamento. Resta da capire, a questo punto, quanto avrebbe potuto e dovuto incassare tra il 2015 e il 2018 il Comune di Massa a titolo di contributo di estrazione.  Insomma, il passaggio in Consiglio Comunale di ieri è la sola punta dell’iceberg di una vicenda del recente passato che meriterà il giusto approfondimento nei prossimi mesi. Sorprende, infine, l’indifferenza manifestata su un tema così delicato da parte di altre forze politiche di minoranza, in particolare i Consiglieri del Movimento 5 stelle: forse che anche il loro interesse in materia di cave va a corrente alterna a seconda che ad occuparsene sia stato il PD rispetto al Centrodestra?»

«Per quanto riguarda il delicato argomento del marmo avevo fatto una mozione verso la fine del 2018 – commenta Paolo Menchini, consigliere del Movimento 5 Stelle – ma venne respinta perché, secondo l’amministrazione, era imminente un regolamento degli agri marmiferi che però ancora non siamo riusciti a discutere. Dobbiamo ricordare che i soldi del contributo hanno dei vincoli per cui non possono essere utilizzati liberamente dal Comune a beneficio della comunità. I soldi vengono dal monte e ci tornano. Infatti, possono essere usati in interventi ambientali per le cave e altri aspetti sempre collegati ad esse. Il ritardo disastroso dei provvedimenti ha comunque generato grosse perdite.»