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Maradona, il ricordo di Roberto Aliboni: «Il più forte di tutti. La gente giudica senza sapere»

Il ricordo del portiere massese ex Brescia: «Quella volta non mi diede neanche la possibilità di muovermi. I suoi compagni ne parlano come un fratello»

MASSA – La morte di Diego Armando Maradona ha lasciato un vuoto incolmabile nel cuore di milioni di tifosi. In tutto il globo, da quel maledetto 25 novembre, arrivano immagini di tributi spontanei da parte di chi ha avuto la fortuna di ammirare il suo genio, ma anche da parte di quelli che Maradona lo hanno visto solo anni dopo dai video su internet. Il personaggio dell’argentino ha trasceso la storia e il campo da gioco. “D10s”, come veniva soprannominato, ha lasciato un’impronta che nessuno potrà mai cancellare nella storia recente.

Impossibile contare e raccontare le prodezze che Maradona ha donato ai tifosi del mondo. Impossibile descrivere, in modo particolare, le emozioni fatte provare quando, dal 1984 al 1991, ha deliziato i palcoscenici italiani con la maglia del suo Napoli. Due scudetti, una Coppa Uefa, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e 115 gol. Questo il bottino con cui “El pibe de oro” ha chiuso la sua campagna italiana. Trofei che, in terra partenopea, nessuno è mai più riuscito a portare.

E proprio il 14 settembre del 1986, alla prima giornata della stagione del primo storico scudetto azzurro, a Brescia qualcuno non potrà mai scordare la rete con cui Maradona regalò la vittoria agli ospiti, dopo una serpentina fatale per 4 difensori che invano avevano tentato di fermare il suo estro. «Quel giorno non mi diede modo neanche di muovermi. – racconta Roberto Aliboni, portiere di quel Brescia ed ex di Massese e Carrarese, i cui tifosi lo hanno recentemente eletto miglior numero 1 della storia tramite il sondaggio di Voce Apuana – Mi ricordo che qualche minuto prima della partita andai al bar riservato che avevamo a Brescia per prendere un caffè, avevo già fatto il riscaldamento. Mi continuavano a parlare di lui. Io risposi: “Mi state massacrando, me lo sogno anche di notte”. Ed era così, non potevi evitarlo. Quando dovevi affrontarlo, ti faceva perdere il sonno la notte. Come calciatore era semplicemente il più forte.»

In molti ricordano il giocatore Maradona, ma tutti quelli che lo hanno conosciuto di persona ricordano anche l’amico Diego, nonostante qualcuno, soprattutto in questi giorni, continui a gettare luce sulle tante ombre della sua vita privata. «La vita è stata la sua. – commenta Aliboni – Con me è stato disponibile, mi ha dato la maglia, è stato gentile. La gente chiacchiera senza sapere. Non possiamo neanche immaginare cosa potesse significare essere Maradona. Non ha potuto avere una vita privata. Anche io, quando giocavo, soprattutto al sud, ero sempre circondato da persone quando uscivo, ti trattavano come un re e quando torno mi trattano ancora così. Non possiamo sapere e giudicare la sua vita. Se ha fatto del male, lo ha fatto solo a sè stesso. Ha sistemato tutti, ha dato una mano a tanti. Basta pensare a tutta la gente che si muoveva la domenica per andare a vedere lui, non il Napoli o la squadra contro cui giocavano. I suoi compagni ne parlavano e ne parlano tutt’ora come se fosse un fratello, se ne parli con loro ora vedi ancora gli occhi che si illuminano nel pronunciare il suo nome.»

«Oltretutto – continua Aliboni – ai nostri tempi per diventare calciatore dovevi fare sacrifici. C’era molta ignoranza, sinceramente, tra noi. In molti non erano preparati alle situazioni che andavano affrontate nella vita. Ma Maradona è stato il più forte di tutti, punto.»