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Violenza contro le donne, Cgil: «Necessario tenere accesi i riflettori tutto l’anno»

MASSA-CARRARA – Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e «oggi, come negli altri 364 giorni è  necessario più che mai tenere accesi i riflettori per illuminare là  dove la violenza uccide» scrivono in una nota la segreteria provinciale Cgil Massa-Carrara e Spi Cgil coordinamento donne Cgil Massa-Carrara.

«Sono tante le donne maltrattate, una ogni quindici minuti, ma è solo l’epifenomeno, solo il numero di quelle donne che hanno avuto il coraggio di denunciare, perché in realtà sono di più,  molte di più. Picchiate, umiliate, spesso sotto gli occhi dei loro figli. Violentate. Insultate. Ricattate. Svilite. Molestate. A casa, al lavoro, a scuola, all’università, per strada, senza distinzione di ceto sociale, età – spiega nella nota Cgil – Sono quasi 7 milioni le donne italiane che nel corso della loro vita hanno subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Uccise da mariti, fidanzati, spasimanti vittime di uomini violenti spesso per futili motivi. Sono i numeri che parlano, ci dicono che si tratta di un fenomeno strutturale, troppo spesso condannato a parole ma tollerato nei fatti.
È l’estrema conseguenza della cultura che lo alimenta e lo giustifica, che dobbiamo scardinare  partendo dall’educazione, dal rispetto dalla libertà altrui, dallo scardinamento dei pregiudizi sessisti e dalla sensibilizzazione contro l’oggettificazione della donna».

«Passa una comunivcazione distorta e misogena legata alla divulgazione delle notizie delle violenze, che spesso colpevolizzano la vittima, causando un gravissimo equivoco culturale, tanto antico quanto diffuso e strutturale. Le donne vittime di violenza ancora oggi incontrano mille difficoltà a vedere riconosciuta la verità delle loro parole e ad essere riconosciute come vittime, perché – spiega il sindacato – retaggi culturali conducono a rappresentare la violenza contro le donne come un fatto “possibile” e quindi normale. Occorre iniziare dalla cultura e dall’informazione  ancora così permeate di pregiudizi e stereotipi che nascondono e non rappresentano in modo adeguato la violenza contro le donne nella sua  drammaticità. “Un raptus di follia” così spesso leggiamo. Non è un raptus e la follia non c’entra. Non si tratta di mostri ma di uomini, uomini che non accettano l’indipendenza femminile, uomini che progettano di bruciare le proprie ex compagne, di fregiarle con l’acido, di ucciderle insieme ai propri figli. Non è  follia. La comparsa della pandemia da Covid-19  ha reso la violenza sulle donne immutabile ed irreversibile. Ha riportato al centro del dibattito i rischi che molte donne vivono quotidianamente nel luogo in cui dovrebbero sentirsi più al sicuro,  la casa.Vittime della quarantena, o costrette allo smart working, a rimanere sotto lo stesso tetto con i propri aguzzini, perché proprio come il virus il femminicidio nella maggior parte dei casi non ha nemmeno bisogno di bussare alla porta. Un inferno invisibile ma solo agli occhi di chi non vuol vedere, un’emergenza umanitaria che si è ulteriormente acutizzata durante la pandemia, la lotta contro la violenza sulle donne deve essere messa al centro della battaglia per i diritti civili. Indossare una mascherina per contrastare il dilagare di questo terribile nemico invisibile, copre solo la bocca, ma non la chiude, perchè nonostante tutto non staremo zitte» conclude la segreteria apuana di Cgil e Spi coordinamento donne Cgil.