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«Che fine ha fatto il progetto del Noa sul plasma iperimmune contro il covid?»

Lo chiede all'Asl il deputato di Italia Viva, Cosimo Ferri dopo le dichiarazioni del dottor Mirko Lombardi: «Perché non richiamarlo in servizio?»

MASSA-CARRARA – «Raccolgo l’appello lanciato dal dottor Mirko Lombardi in un’intervista e lo sottoscrivo, parola per parola, e lo rilancio con convinzione chiedendo alla direttrice dell’Asl Toscana Nord Ovest Maria Letizia Casani di convocare il comitato scientifico che si occupa del progetto “PlasmA-puane CoV-2 e di invitare a partecipare tutte le istituzioni». Il deputato di Italia Viva, Cosimo Ferri, chiede spiegazioni riguardo quanto dichiarato pubblicamente dal dottor Lombardi, secondo cui il progetto sul plasma iperimmune da utilizzare per la cura dei pazienti covid del Noa si sarebbe fermato durante l’estate e dopo il pensionamento di Lombardi.

«Vogliamo saperne di più – scrive il deputato – e provare a dare anche il nostro contributo in un progetto che merita di essere rafforzato. Ritengo che cittadini e le istituzioni debbano essere coinvolti maggiormente. Sono temi fondamentali su cui riflettere e lavorare insieme. Penso che come prima mossa debba essere richiamato “alle armi” il dottor Lombardi e gli si debba chiedere di continuare a coordinare scientificamente il comitato e il progetto su cui insieme ad altri colleghi hanno lavorato con grande professionalità. È assurdo lasciare “in tribuna” chi ha voglia ancora di dare un contributo per la nostra sanità».

«Il legislatore – aggiunge Ferri – lo ha previsto nel mille proroghe, perché non richiamare tutti coloro che sono in pensione? In tante Regioni sono stati richiamati i medici in pensione valorizzando la loro esperienza. La stessa Protezione Civile ha lavorato in questa direzione. Proprio non capisco perché nella nostra Azienda si faccia diversamente. Tra l’altro oltre i medici in pensione andrebbero coinvolti anche tutti i giovani che non sono entrati nelle varie specializzazioni».

«Sono settimane che parliamo di carenza di personale sanitario e para sanitario, motivo che sembra bloccare anche il pieno utilizzo del vecchio ospedale di Massa e non facciamo i contratti a chi da la disponibilità? Ci sono tante risorse da coinvolgere (concorsi già espletati e vincitori non assunti, idonei non utilizzati, personale Cup precario da anni, medici ed infermieri in pensione). Procediamo senza indugi ! Il progetto PlasmA-puane Cov 2 funziona e va portato avanti con determinazione, perché è scientificamente provato che il plasma iperimmune somministrato nella fase iniziale della malattia conclamata e a titolo elevato possa avere un’ efficacia utile per i pazienti Covid».

«La nostra provincia – ha lavorato su questo progetto con grande intuizione e dobbiamo investirci e svilupparlo nel modo migliore. Il nostro territorio ha avuto purtroppo nella prima ondata e anche nella seconda il numero più elevato di contagiati e quindi ha un potenziale di plasma convalescente da utilizzare. Plasma che già oggi viene inviato a Pisa presso l’officina trasfusionale che costituisce la nostra banca dati del plasma e che ha la capacità di separare gli anticorpi neutralizzanti».

«Occorre quindi impegnare la rete ospedale – territorio ad un’azione che ne valorizzi il percorso di cura. Si deve puntare su un servizio di informazione capillare che coinvolga tutti e su un procedimento che azzeri la burocrazia. Tra l’altro è pacifico che il plasma iperimmune si possa facilmente prelevare dal donatore senza disagio, in sicurezza e con costi irrisori rispetto a farmaci costosi e meno efficaci. Penso che questo progetto sia una strada da percorrere con più convinzione e che sin da ora si debba ringraziare tutta la squadra che ha dato vita a questa iniziativa la tutela della salute dei cittadini. Sta anche alla politica e a chi dirige la Azienda Sanitaria darvi impulso.