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Alberghi sanitari, il titolare del Daisy Hotel: «Ecco come abbiamo accolto i pazienti Covid»

«Un'esperienza più sicura di quanto si possa credere. Non ho esitato: quando fai del bene, ti senti bene anche tu»

MASSA – In piena seconda ondata da Covid-19, circa venti giorni fa Usl Toscana nord ovest è tornata alla ricerca di alberghi sanitari. Attraverso un avviso pubblico sul proprio sito istituzionale, l’azienda ha sollecitato le strutture alberghiere dell’area vasta a manifestare la propria disponibilità nelle successive settimane. Accettando di “convertire” la propria struttura destinandola ai pazienti Covid, gli hotel accolgono i soggetti clinicamente guariti ma ancora potenzialmente contagiosi, oppure quelli asintomatici e paucisintomatici per i quali, per varie ragioni, non è sicuro il loro isolamento a casa.

Tra le strutture che nel periodo della prima ondata hanno aderito c’è l’Hotel Daisy di Marina di Massa. Qui, come del resto in ogni albergo sanitario, diverse attività sono passate a carico dell’asl. In particolare, tutto ciò che riguardava l’assistenza e la gestione del paziente Covid: tamponi di verifica, sanificazioni, ricambio biancheria. La struttura, invece, doveva semplicemente garantire un servizio di reception continuo. “Quando siamo stati contattati per chiederci se intendevamo dare la disponibilità, non ho esitato – racconta uno dei titolari, Andrea Lotto -. La cosa importante, per me, era non rischiare troppo, dal momento che ho genitori anziani. L’esperienza è durata circa 2 mesi, nei quali non siamo mai arrivati a riempire tutte le nostre 25 camere”.

Un’esperienza che Lotto definisce “più sicura di quanto si possa credere”. “Sì, perché le cose sono più semplici quando sai di avere a che fare con clienti positivi al virus. Più complicato è, invece, gestire una fase come quella attuale, in cui non conoscono le reali condizioni dei soggetti che arrivano. Potrebbero essere anche positivi asintomatici, la misurazione della febbre non è un indicatore sufficiente. Ospitare soltanto pazienti Covid garantiva invece di operare in una condizione di certezza: sapevamo come comportarci”.

All’Hotel Daisy sono stati definiti percorsi precisi per i clienti positivi per accedere alle camere. Reception “sigillata” e destinata ad accogliere soltanto operatori sanitari e pazienti Covid positivi. E per quel che riguarda i pasti, il cibo veniva consegnato di fronte alle stanze, nel corridoio.

“Quando fai del bene, ti senti bene anche tu – confessa il titolare – Mi sono messo nei panni di quelle famiglie in cerca di spazi per trascorrere il periodo di quarantena “in sicurezza”, soprattutto per proteggere i propri cari. L’unica cosa che ho chiesto, ripeto, è che la situazione non mettesse a rischio me o i miei genitori. Dal momento che è stata garantita la sicurezza, ho contribuito molto volentieri”.