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«La società di oggi vuole solo vincenti e così crea una generazione di falliti»

Gli errori del passato, il nuovo inizio con la Carrarese e il legame con il suo pupillo Foresta. Silvio Baldini si racconta a Vanity Fair. «Quando ho capito che la sconfitta è il dono della mia vita, mi ci tuffo dentro, nelle difficoltà, in tutti i casini»

CARRARA – “Un visionario che ha molto da dire, anche a chi di calcio non capisce nulla”. Così Vanity Fair ha definito Silvio Baldini, in un articolo pubblicato sul numero 46 della rivista settimanale in edicola fino a domani, 17 novembre. “Un sogno scolpito nel marmo” è il titolo scelto dall’autore, Giancarlo Dotto. E non poteva esserci, probabilmente, espressione migliore per riassumere quello che il tecnico apuano ha portato a Carrara. Perché sempre di sogni si parla quando nei paraggi c’è Silvio Baldini, che più che un visionario, forse, è uno che nei suoi sogni ci crede e ci investe. Per quei sogni, si alza presto la mattina e va allo stadio, dove ha creato per sé e per i suoi giocatori una seconda casa.

“Tutte le mattine alle 7 spaccate è lui che apre i cancelli dello stadio dei Marmi – si legge nel numero di Vanity Fair – Arriva in tuta col suo pick-up, s’infila nella sala mensa, indossa i guanti di lattice e si mette lì a sbucciare e a centrifugare. Rape e mandarini per tutti, ospiti, giocatori e collaboratori. «La rapa aumenta l’ossigeno nel sangue del 22 per cento». Lo aiuta Davide, un ragazzo di Carrara che arriva in sella a un’Harley-Davidson. Verosimilmente pazzo anche lui. «Qui a Carrara siamo da sempre abituati al niente, da quando è arrivato Baldini noi tifosi godiamo come ricci»”.

L’avventura con la Carrarese ha coinciso per Baldini con un nuovo inizio, dopo che per sei anni “è andato per monti a cacciare pernici con i pastori siciliani”. Si era allontanato dal calcio, da un sistema dentro al quale “non riusciva più a stare”. “Me lo impedivano i miei valori – dice – la mia necessità di emozioni. La società di oggi vuole solo vincenti e crea così una generazione di falliti”.

Poi, a un certo punto, ha sentito il desiderio di tornare a sognare, e ha deciso di farlo da allenatore della Carrarese. “Il primo anno era la squadra più debole – racconta – ma è stato l’anno più magico, perché sognavamo. Oggi siamo più forti, ma non sogniamo più. E se qualcosa va storto, pali o rigori sbagliati che siano, è perché non lo meriti. Io questa cosa la so bene”.

Tra i suoi pupilli, da quattro anni a questa parte c’è “Giovannino” Foresta, il suo eroe. “Uno, dieci, dodici Foresta in una squadra e vai in cima al mondo, batti anche la Juve” – afferma orgoglioso il tecnico azzurro -. Sembra un bambino, ma è più duro del marmo”. Poi racconta del suo arrivo a Carrara: “Arrivò da me con la pubalgia. Lo trovai che piangeva nel tunnel dello stadio. Volevano rimandarlo indietro. “Finché ci sono io, ci sei tu”, gli dico. Una volta quasi si tronca un piede in partita. Perone, legamenti, la cartilagine. Lo riporto in panchina mesi dopo, ma non sta ancora bene. Stiamo perdendo. “Ha bisogno di me, mister? Prendo un Toradol e gioco”. Questo è Foresta. Uno che guadagna trentamila euro l’anno, non so se ci arriva. Ma perché uno così non gioca in serie A? Foresta mi ha dato l’anima. Gli dico sempre: “Giovannino, io devo arrivare a giocare contro la Juve con te capitano””.

Giovanni è uno che lotta, che crede e punta ai successi ma che sa accettare le sconfitte. E’ come una proiezione del suo mister, che le sconfitte le conosce bene, ma non gli fanno paura. Perché ogni insuccesso porta con sé una lezione. “Quando ho capito che la sconfitta è il dono della mia vita, mi ci tuffo dentro, nelle difficoltà, in tutti i casini – confessa Baldini -, che poi, a titolo di esempio, vuole ripercorrere una tappa del suo passato: “A Empoli sto bene, mi vogliono fare un contratto di cento milioni per cinque anni. All’epoca mi cercavano anche Fiorentina e Napoli. Arriva Zamparini e mi offre due miliardi l’anno per tre anni per andare al Palermo. Penso ai tre figli, mia moglie spinge, e accetto. Un madornale errore. La scelta dei soldi. Finisce il feeling con i sogni. Tradisco me stesso. Perché oggi alleno gratis secondo te? Zero assoluto, neanche un rimborso spese. Con quella scelta finisce tutto”.

“Zamparini – prosegue – ricco a palate, si sente onnipotente, metteva bocca sulla formazione. Lo insulto. Mi esonera. Mi mandano ad allenare il Parma, ma la mia storia di allenatore è finita. Ho capito che dovevo mettermi da parte. I soldi sono il diavolo. Avevo ceduto l’anima”. Ma Baldini, alla fine, la sua anima l’ha recuperata. Insieme a quello spirito da sognatore con cui ogni giorno trascina i suoi ragazzi, per insegnare loro cos’è il calcio, ma soprattutto cos’è la vita.