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«I gestori delle cave facciano carico delle spese per depurare l’acqua dalla marmettola»

L'intervento di Pietro Morelli, presidente de "Il mondo nelle nostre mani"

MASSA CARRARA – «Da diverse testate giornalistiche leggiamo del nuovo impianto di estrazione e disidratazione dei fanghi per l’impianto di potabilizzazione della sorgente del Cartaro di Gaia Spa a Massa. Vogliamo spiegare a persone disconoscenti che questi fanghi, in maggiore percentuale, derivano dalla segagione del marmo e hanno un nome ben preciso: “marmettola”. I cittadini per la sua depurazione dall’acqua potabile, tra Massa e Carrara, pagano 800.000 euro l’anno, spalmati nelle bollette di Gaia S.p.a.» A scrivere è il presidente de “Il mondo nelle nostre mani” Pietro Morelli che attacca in modo chiaro i gestori delle cave della nostra provincia sul delicato tema della depurazione delle acque dagli scarti della produzione dei prodotti marmiferi.

«Rivolgendomi al presidente di Confindustria Massa Carrara Matteo Venturi che in una testata giornalistica parla di “serve fare squadra” e “considerare il marmo una risorsa di tutti “, o ancora “noi imprenditori certamente abbiamo fatto errori”, – continua Morelli – di rendersi portavoce verso i gestori di cava per accollarsi le spese sia per la depurazione dell’acqua potabile dalla marmettola, sia per la costruzione di questo impianto, che non sarebbe necessario se non ci fosse la polvere di marmo ad inquinare l’acqua potabile. E anche per un rispetto scrupoloso per l’ambiente che ci circonda. La salute e gli interessi dei cittadini vanno tutelati. Gli errori si pagano.»

«Non c’è bisogno di fare una trasmissione sul mondo del marmo, basta alzare gli occhi al monte per vedere la devastazione. Farsi una passeggiata per le città e vedere un territorio povero e abbandonato. Le stesse richieste sono state fatte a Marco De Angelis, nuovo Presidente di Confindustria Marmo macchine, ma quando si parla di spese primeggia il silenzio.
L’esondazione del Carrione a Carrara nel 2014 di cui la causa, oltre agli argini fatti male è proprio da attribuire alla marmettola che depositandosi nel letto del fiume e prendendo la consistenza del marmo stesso a creato uno strato dai 60 agli 80 cm così alzando il livello del fiume, l’acqua, non trovando freni ma solo un letto di marmo nella sua corsa verso il mare ha rotto gli argini. Questo a detta della procura nella persona di Giubilaro, nel 2016 sono stati stanziati dalla regione 30 milioni, di soldi pubblici, per dissesto idrogeologico destinati a Massa e Carrara, di cui 14 milioni sono stati usati per sopperire ai danni causati in quell’occasione, questo per avere un po’ di memoria storica e per dire a tutte le istituzioni che non si può parlare di risolvere problemi di dissesto idrogeologico se non si toglie la causa.
A conti fatti, viene sfruttato un bene comune per la ricchezza di pochi a spese dei cittadini e di un territorio ferito ed abbandonato da tutti i livelli istituzionali.»