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«Gli “eroi del giorno” dimenticati e mandati allo sbaraglio. Ora servono assunzioni». Manifestazione al Noa foto

Questa mattina il presidio dei sindacati davanti all'Ospedale Apuane in segno di solidarietà verso gli operatori sanitari. Tra i manifestanti un precario dell'Asl di Pontremoli: «Uno spreco formarci per poi non darci possibilità di stabilizzazione»

MASSA –  Sicurezza, rinnovo contratti e assunzioni. Questi i tre concetti chiave attorno ai quali ruota la protesta dei sindacati che in queste ore, in tutta Italia, stanno manifestando davanti agli ospedali in segno di solidarietà verso il personale sanitario. L’iniziativa, promossa da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, è stata accolta anche a Massa-Carrara, dove una rappresentanza dei tre sindacati, una quindicina di persone in tutto, si è riunita questa mattina davanti all’Ospedale Apuane.

La prima importante questione è quella che riguarda le assunzioni, come spiega Claudio Salvadori, segretario di Uil Fpl: “Queste devono essere fatte e mirate, perché non è sufficiente assumere e mandare giovani infermieri e oss allo sbaraglio, ma occorre un periodo di formazione. Ci stiamo accorgendo infatti che a differenza della scorsa primavera abbiamo un numero elevatissimo di operatori positivi al virus. Serve l’esperienza per gestire certe situazioni: basti pensare all’iter da seguire per vestirsi e spogliarsi, che non è banale come può sembrare”.

Su quest’ultimo punto si è espresso anche Valerio Musetti, coordinatore di Cgil Fp dell’area vasta. “Gli operatori vengono spostati da un servizio all’altro in relazione alle necessità del momento senza conoscere certe modalità di organizzazione del lavoro. In più c’è un problema legato proprio alla carenza di personale: in certi reparti di medicina due soli oss devono occuparsi di una cinquantina di pazienti Covid. E ora, con il potenziamento delle terapie intensive, ci sarà necessità di aumentare il personale. E soprattutto di formarlo, in modo da garantire un’assistenza adeguata. Questo è quello a cui asl e regione avrebbero dovuto provvedere in questi ultimi mesi”.

E’ un discorso più ampio, invece, quello che fa Patrizia Bernieri, segretaria provinciale di Cgil Fp, che spiega come i problemi emersi negli ultimi mesi con l’esplosione della pandemia siano in realtà un deterioramento delle criticità strutturali di un sistema sanitario che si trova in difficoltà da decenni. “Dopo 20 anni di tagli alla sanità, per i quali ci siamo sempre mobilitati, il sistema sanitario nazionale ha attraversato questa pandemia in una situazione critica al massimo – sottolinea –  perché il blocco dei turnover e e i vari vincoli avevano impedito di assumere anche a quelle regioni che avrebbero voluto farlo. Negli ultimi mesi abbiamo avuto una serie di assunzioni, ma si tratta sempre di contratti precari. Ora chiediamo la stabilizzazione”.

Quella sul rinnovo del contratto nazionale è infatti una delle tante battaglie che le organizzazioni sindacali stanno combattendo, nonché uno dei punti cardine della mobilitazione. “Non possiamo parlare dei nostri operatori sanitari come “eroi del giorno” e poi non dar loro un giusto riconoscimento rispetto alle loro professioni – fa notare la segretaria provinciale – Anche il contratto nazionale è dignità, perché si tratta di riconoscere un salario equo e degli inquadramenti professionali aggiornati”.

“Chiediamo che il contratto si rinnovi nella parte economica e che riconosca stipendi più all’altezza delle professionalità degli operatori pari a quelli dei colleghi europei, attraverso una nuova disciplina delle figure professionali che superino le attuali fasce economiche ed apra nuove possibilità di carriera, nonché di sviluppo professionale – dichiara invece Massimo Francini di Cisl Fp – Chiediamo che si rivalutino alcune indennità ferme da 20 anni, e si inserisca, come per il personale medico, l’indennità di esclusività. Anche sul fronte giuridico si chiedono più protezione e sicurezza degli operatori che la pandemia in corso da mesi, ha dimostrato essere insufficienti, lo dimostrano i 120 operatori che nella nostra zona, sono in quarantena, creando disagi nel sostituirli, in quanto le risorse umane, sono al di sotto dei minimi consentiti. E’ quindi necessario l’aumento del personale, per garantire i servizi a tutti, e riportare la sanità pubblica, ch’è uno dei cardini della costituzione, al servizio di tutti con pari possibilità. Noi non vogliamo che ci riconoscano l’etichetta di eroi – sottolinea infine – gli eroi sono di altri tempi, sotto ogni camice bianche c’è un infermiere, un oss o un medico in carne ed ossa che fa il suo lavoro con dignità e dedizione e chiediamo venga riconosciuto con la sottoscrizione di un nuovo contratto”.

Tra le voci dei manifestanti c’è poi quella di Gerlando Alongi, infermiere 34enne, impiegato nell’asl di Pontremoli da un anno e mezzo. Alongi ha un contratto di tre anni, è stato assunto con una graduatoria per titoli ed ha fatto un percorso di formazione. Nonostante questo, ancora non vede possibilità di stabilizzazione. “Noi infermieri, al momento, siamo un’esigua parte rispetto al numero effettivo necessario. L’asl ha necessità di assunzioni, ma non abbiamo notizie né certezze. Molti di noi hanno famiglia e contratti di un solo anno. Ritengo sia uno spreco da parte dell’asl formarci e poi non provvedere a stabilizzarci, lasciandoci in uno stato di continua incertezza e stress”.