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«Pontremoli ospedale Covid, grave errore dell’asl: rischio paralisi di altre attività»

Il consigliere di minoranza Francesco Mazzoni contro la scelta di regione e azienda sanitaria. Cisl Fp: "Sindacati tagliati fuori". Ferri: "A rischio la salute di cittadini e operatori sanitari"

PONTREMOLI – “La scelta di trasformare l’ospedale di Pontremoli in ospedale Covid è una scelta sbagliata, che non porterà alcun beneficio al territorio, e che potrebbe causare danni gravissimi alla sanità locale”. Non ha dubbi il consigliere di minoranza del comune di Pontremoli Francesco Mazzoni, intervenuto in una nota a seguito della decisione di asl e regione Toscana di convertire l’ospedale lunigianese. “E’ una decisione ingiusta – continua – inopportuna e indelicata per la Lunigiana, per il nostro reparto di medicina, per chi lo dirige con professionalità e dedizione. Portare 14 letti per pazienti Covid a Pontremoli non risolve i problemi ed espone il nostro ospedale al rischio di paralisi di altre attività: è una scelta irragionevole e incomprensibile”.

“Che fine hanno fatto i posti letto realizzati nei vecchi ospedali di Massa e di Carrara? – chiede poi il consigliere – Ad aprile la Dottoressa Casani annunciava questo “grande risultato”: adesso dica come vengono utilizzati, comunichi dati precisi perché i cittadini hanno diritto di sapere come vengono spesi i soldi pubblici. Quando è stato il momento di investire, i vertici aziendali si sono dimenticati di Pontremoli; oggi torna nei loro pensieri solo per fare danni.
L’azienda Usl ha imposto la scelta di “Pontremoli ospedale Covid” in modo poco chiaro e poco trasparente, senza sentire nessuno, senza spiegarne le motivazioni, ignorando la politica e le istituzioni del territorio, il personale medico sanitario e i medici di medicina generale. Difendere la sanità pubblica vuol dire anche difendere il diritto dei cittadini alla trasparenza e alla chiarezza delle scelte. La dottoressa Casani e il dottor Biselli non possono gestire l’azienda sanitaria come se fosse la loro azienda privata. Chi non è in grado di garantire percorsi decisionali chiari e trasparenti non è idoneo a ricoprire ruoli di così grande responsabilità. Dobbiamo essere uniti in questa battaglia. L’azienda riveda subito questa scelta. Insisteremo perché intervenga l’assessore regionale alla sanità, appena nominato. E’ urgente un cambio di direzione nella gestione della sanità”.

“La Lunigiana merita un trattamento diverso – conclude – Dobbiamo batterci per questo, insieme a tutte le persone libere che hanno a cuore questa terra. Se l’azienda Usl non farà subito un passo indietro, credo che sia giusto pensare a forme di protesta intelligenti e civili, ma dure e incisive. D’altra parte, sono stati i vertici aziendali ad agire in spregio ai più elementari principi del dialogo e della collaborazione fra istituzioni”.

Non ci sta neanche Cisl Fp Toscana Nord, che attraverso un comunicato esprime il suo sdegno nei confronti del comportamento di regione e Usl. “Prendiamo atto che l’azienda sanitaria ha adottato come modalità comunicativa e informativa verso le organizzazioni sindacali quella degli annunci a mezzo stampa. Noi riteniamo che oggi più che mai serva un pieno coinvolgimento delle forze sociali e del personale tutto schiacciato da carichi di lavoro enormi, caricati di tensioni e preoccupazioni che vanno ben oltre il cosidetto “rischio correlato alla professione”. Infermieri, sss e tutto il personale sanitario e tecnico è stato sottoposto soltanto 6 mesi fa ad uno stress lavorativo enorme che ha portato anche a stati barnout. Pretendiamo che i vari Direttori e Dirigenti si facciano carico di tranquillizzare e supportare tutto il personale e ci domandiamo a che punto è la formazione sull’uso dei dispositivi di protezione e le procedure di vestizione e di svestizione del personale interessato, il quale è informato soltanto dalle cosiddette “voci di corridoio” rispetto a quello ciò che sta avvenendo nei due ospedali di Fivizzano e Pontremoli. Forse l’azienda ritiene non necessario il coinvolgimento degli operatori quasi fossero un elemento non indispensabile della cura dei malati. Gli operatori hanno bisogno di formazione e supporto e non di sentirsi minacciati da promesse di sanzioni disciplinari sull’uso dei dispositivi di protezione come è successo nei giorni scorsi all’Ospedale delle Apuane. Le informazioni non arrivano, la formazione ancor meno e così facendo il personale direttamente impegnato in corsia e sul territorio rischia di essere sacrificato di fronte al Covid. Serve uno scatto in avanti di coinvolgimento e condivisione del difficilissimo compito che spetterà al personale nei prossimi mesi”.

Il sindacato torna poi sull’ospedale di Pontremoli. “E’ di ieri la notizia a mezzo stampa secondo la quale gli ospedali di Fivizzano e Pontremoli saranno adibiti a pazienti Covid. Comunicazione a mezzo stampa senza coinvolgimento dei sindacati e senza consultazione con i responsabili della sicurezza dei lavoratori (RLS). Chiediamo e lo facciamo a gran voce se la direzione è a conoscenza del fatto che gli spogliatoi dell’Ospedale di Pontremoli e Fivizzano non sono adeguati, in alcuni casi neppure dotati di un lavandino (lo segnaliamo da mesi), senza possibilità di avere spazi adeguati per evitare contatti e contagi. Non esiste il doppio armadietto per le divise sporche e non esistono i percorsi divisori tra “sporco e pulito”. Come possono gli operatori tornare alle loro famiglie senza essersi liberati dei panni sporchi, aver fatto una doccia e essersi reimpossessati dei loro vestiti puliti? Non è stata neppure presa in considerazione la possibilità di mettere a loro disposizione uno spazio per isolarsi dalla famiglia. Ci auguriamo che l’azienda non si pensi di risolvere il tutto con il miracoloso gel che mette a disposizione”.

“Segnaliamo da anni – aggiunge poi Cisl – l’assenza di impianti di condizionamento e di riciclo dell’aria, nelle degenze, rendendo, in presenza dei pazienti Covid positivi, la situazione ancor  più a rischio anche per i degenti e per gli operatori. Vi sono stanze che non hanno bagno dedicato ma soltanto servizi comuni. Ma possono essere queste le condizioni di sicurezza a cui la asl ha pensato? Chiediamo all’azienda di fermare queste iniziative e convocare immediatamente un tavolo di confronto”.

FERRI: “SCELTA PERICOLOSA PER LA SALUTE DI CITTADINI E OPERATORI SANITARI”

Anche l’onorevole Cosimo Ferri ha espresso il suo dissenso sulla conversione degli ospedali lunigianesi in “strutture Covid”. “Una scelta che non condivido e pericolosa per la salute dei cittadini e degli operatori sanitari e parasanitari – ha commentato – Sono stati trasformati in reparti Covid a Pontremoli la medicina e a Fivizzano i reparti Don Gnocchi destinati alla riabilitazione. L’azienda deve ancora chiarire quale progetto ha per le strutture ospedaliere della Lunigiana. Quali saranno le risorse, le professionalità, gli investimenti?”

“Dopo una serie di confronti l’azienda è arrivata alla decisione di destinare per la struttura di Pontremoli solo il reparto di medicina, lasciando “no Covid” tutti gli altri reparti, compreso quello della Terapia Intensiva – ha ricordato Ferri – Inizialmente doveva diventare Covid tutta la struttura, poi due piani (Medicina e Terapia intensiva), ora si è arrivati ad un solo reparto. Riteniamo non sia sufficiente. Rimangono forti preoccupazioni per la gestione della radiologia che deve ricevere pazienti sia Covid che “no Covid” (con tutte le difficoltà che possiamo immaginare). In questi mesi ci hanno insegnato come siano fondamentali i percorsi separati e l’importanza di evitare contagi. Le strutture non sono idonee e non si capisce perché non rimanga l’organizzazione utilizzata durante la  prima ondata nel corso della quale sia Pontremoli che Fivizzano, rimanendo strutture “no Covid”, sono state di grande ausilio al Noa per l’attività ordinaria”.

“Un altro punto su cui chiediamo certezze ed assicurazioni all’azienda riguarda gli ambulatori ospedalieri – ha sottolineato infine il deputato di Italia Viva – Garantiti i percorsi separati non possiamo permettere alcun taglio ma si deve mantenere il servizio a tanti pazienti (penso a chi ha problemi oncologici). Ma soprattutto la domanda che tutti si chiedono è: perché si è arrivati a questa decisione di cambiare in parte destinazione ai presidi sanitari di Pontremoli e Fivizzano? Perché non si è aperto il vecchio Ospedale di Massa, già pronto e su cui si sono investiti soldi pubblici? Chi ha tagliato il nastro deve dare delle spiegazioni ai cittadini. Si deve fare chiarezza. Non si può scappare”.