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Il grido di dolore dei pubblici esercizi: «Siamo a terra». In piazza anche 40 imprenditori da Massa-Carrara e Lucca foto

Questa mattina la manifestazione promossa da Fipe Confcommercio in piazza del Duomo a Firenze, tappa toscana di una iniziativa su scala nazionale che ha coinvolto 18 città e altrettante piazze all'insegna dell'hastag #siamoaterra

FIRENZE – C’era anche una nutrita delegazione di imprenditori del comparto dei pubblici esercizi provenienti dalle province di Lucca e Massa-Carrara alla manifestazione promossa da Fipe Confcommercio e tenutasi questa mattina (mercoledì) in piazza del Duomo a Firenze, tappa toscana di una iniziativa su scala nazionale che ha coinvolto 18 città e altrettante piazze all’insegna dell’hastag #siamoaterra. Una protesta nata sulla scia dell’ultimo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, come noto, ha imposto la chiusura dei pubblici esercizi (bar, ristoranti, pasticcerie, pub, gelaterie, pizzerie) alle 18, creando danni gravissimi alle attività.

La manifestazione ha visto i suoi partecipanti mettere simbolicamente a terra i loro “coperti”. Una quarantina, come detto, gli imprenditori partiti dalle province di Lucca e Massa-Carrara e guidati dal presidente interprovinciale di Confcommercio Rodolfo Pasquini e dal direttore Sara Giovannini. Una manifestazione civile e rispettosa delle normative vigente in materia anti Covid, ma al tempo stesso di grande impatto, che ha registrato anche la partecipazione del governatore della Regione Toscana Eugenio Giani e del sindaco di Firenze Dario Nardella, dai quali sono giunte parole di vicinanza e in particolare – da parte di Giani – l’impegno concreto a rivedere la fascia oraria di chiusura dei locali, non appena la situazione epidemiologica lo consentirà. “Auspichiamo – commenta Confcommercio – che i “ristori” annunciati dal Governo arrivino davvero entro novembre come previsto e promesso. Al tempo stesso chiediamo aiuti anche per le altre categorie che pur non essendo direttamente colpite dalla riduzione di orario ne subiscono indirettamente le conseguenze: oggi le nostre città alle 18 si spengono e oltre ai pubblici esercizi ci rimettono anche gli altri negozi”.