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Marmo e ambiente, Athamanta in piazza: oggi la mobilitazione «intergalattica»

«Fermare la devastazione è uno slogan che ci permette di aprire gli occhi su questo sfruttamento che ci sta schiacciando»

MASSA-CARRARA – «Oggi ci attiviamo per moltissime ragioni che in questi mesi di grande lavoro abbiamo cercato di spiegare. Innanzitutto è importante ribadire che la lotta che portiamo avanti non è una lotta puramente “degli ambientalisti” come qualcuno continua ad affermare. È una battaglia che riguarda tutta la cittadinanza perché è della salute e dei diritti di tutti e tutte che stiamo parlando: il diritto ad un ambiente sano che non ci ammali o inondi alle prossime piogge torrenziali; il diritto ad un lavoro sicuro e svincolato dall’infimo ricatto occupazionale che costringe a scegliere tra salario e salute/ambiente» fanno sapere da Athamanta in questa giornata di mobilitazione: alle 15.30 è stato organizzato un flash mob «intergalattico» in piazza Alberica a Carrara.

Athamanta sottolinea che «serve chiarezza di informazioni. La distruzione del bene comune in corso non è per l’arte –ricordiamo che solo lo 0,5% del materiale estratto viene utilizzato a questo scopo – ma per il carbonato di calcio delle multinazionali. Siamo la provincia Toscana con la più grande devastazione ambientale in corso, il peggior livello di qualità di vita e il più alto tasso di disoccupazione. Si tratta di questioni che coinvolgono tutti e tutte, eccetto i pochi milionari che possono permettersi di non preoccuparsi di queste problematiche. Dobbiamo renderci conto che questo modello ci sta distruggendo e noi dobbiamo fermarlo, per l’oggi e per il domani. Non possiamo più accettare un sistema che vede pochi milionari da una parte e sempre meno lavoratori dall’altra. Il nostro territorio è simbolo di ciò che accade a livello mondiale: l’1% della popolazione possiede più del doppio della ricchezza del restante 99%. Fermare la devastazione è uno slogan che ci permette di aprire gli occhi su questo sfruttamento che ci sta schiacciando. Vogliamo rivendicare il diritto alla cura, del territorio e delle persone, dando centralità alla riproduzione della vita anziché alla produzione del profitto. Un futuro diverso è possibile».

E aggiunge che «ci mobilitiamo in un momento difficile, dove la necessità di riportare al centro del nostro agire la cura è sempre più urgente: non è un caso che chi attacca gli ambientalisti sul territorio comprandosi pagine di giornali, è lo stesso soggetto che a livello nazionale di fronte alla crisi sanitaria in corso, osteggia la chiusura e la messa in sicurezza dei lavoratori. È chiaro che chi fa profitto sullo sfruttamento altrui non ha interesse alla cura del bene comune e delle persone».

Athamanta rivendica dunque le proprie ragioni per scendere in piazza e ribadisce: «Il fatto che la nostra mobilitazione sia stata supportata da più di 100 realtà sparse in tutta Italia è la dimostrazione che quel che viviamo con estrema durezza sul nostro territorio in realtà fa parte di un sistema più ampio che riguarda tutti e tutte. Dobbiamo uscire dalla mitologia che parla di cave e non di montagne, di marmo e non di ecosistemi. Finché penseremo di poter distruggere la montagna anziché viverla, distruggeremo anche noi stessi. Per tutte queste ragioni invitiamo ogni persona a mobilitarsi insieme a noi, per salvaguardare un presente ed un futuro che sono sempre più in pericolo».