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«Fermiamo la devastazione», in centinaia in piazza Alberica a difesa delle Alpi Apuane foto

Prima mobilitazione nazionale per gli attivisti di Athamanta: nella mattinata una camminata sulle Apuane, dalle 15.30 il flashmob in centro a Carrara: «La lotta è soltanto cominciata»

CARRARA – Stop alla devastazione delle Apuane. E’ il messaggio lanciato da Athamanta, il percorso nato a Carrara in difesa dei nostri monti e contro lo sfruttamento estrattivo del marmo, i cui attivisti oggi sono scesi in piazza nel corso della prima mobilitazione nazionale (come da noi annunciato qui). Centinaia i manifestanti che, nei limiti del momento imposti dalla crisi pandemica, hanno preso parte nella mattinata a una camminata sulle Apuane. Nel pomeriggio, poi, a partire dalle 15.30, la protesta si è spostata in Piazza Alberica a Carrara, dove è stata messa in scena una coreografia con striscioni di solidarietà per le Alpi Apuane. La mobilitazione è stata accompagnata sul territorio nazionale da azioni di solidarietà da parte di coloro che non hanno potuto partecipare in loco, ed è stata rilanciata online con la condivisione in tempo reale di tutti i contenuti.

Le azioni dislocate sul territorio carrarese hanno toccato più temi. “Abbiamo voluto porre l’attenzione su diversi obiettivi – spiegano gli attivisti -: la montagna, luogo della devastazione tangibile, che deve tornare ad essere attraversata con una coscienza critica, patrimonio di tutti e non di pochi; la sede di Assindustria, per ribadire ancora una volta chi sono i mandanti di questo ecocidio, i grandi gruppi industriali e non i lavoratori del settore, ma coloro che sacrificano le nostre montagne al dio denaro senza alcun rispetto per la salute dell’ambiente e dei lavoratori; lo stabilimento Omya, multinazionale del carbonato di calcio, un mercato che ha incentivato la produzione di detrito di cava, rendendolo un vero e proprio business che autorizza la polverizzazione delle Apuane; Piazza delle Erbe, per ricordare la “rivolta delle ceste” del 1945 e per dire che sappiamo immaginare un mondo in cui lavoro e vita possano coesistere senza contrapposizioni e rimarcare che l’ amore per la propria terra è quel collante necessario alla costruzione di un fronte comune contro l’avidità degli sfruttatori”.

“Le Alpi Apuane sono vittime di uno dei più grandi disastri del mondo”. Athamanta ne è certa. “Negli ultimi decenni la catena montuosa apuana è stata visibilmente distrutta causando ricadute incontrovertibili sul punto di vista ambientale e sociale. Ogni anno vengono distrutte oltre 4 milioni di tonnellate di montagna. Il 90% del materiale estratto è quello di scarto. La montagna, aperta a colpi di esplosivo con le cosiddette “varate”,  finisce in carbonato di calcio per il settore edilizio, per le industrie farmaceutiche e cosmetiche. L’80% del marmo bianco estratto nelle Apuane fa questa fine, il 19,5% è impiegato per arredi e rivestimenti mentre l’arte pesa lo 0,5% delle estrazioni”.

“Il disastro ambientale sul territorio è testimoniato da anni da numerose associazioni ambientaliste” – sottolineano da Athamanta – “Il bacino idrico più importante della Toscana è inquinato da polvere di marmo detta “marmettola”, idrocarburi e oli esausti; nel mentre a carico della cittadinanza ogni anno vengono addebitati 500 mila euro per il filtraggio speciale dell’acqua. Nel paradiso della biodiversità, alcune specie rischiano l’estinzione a causa della cementificazione degli alvei dei fiumi”. Così come viene costantemente messa a rischio la vita e la salute delle persone, in un territorio che anche a causa dell’attività estrattiva, è continuamente soggetto a disastri alluvionali.

“Il nostro percorso non può e non deve concludersi oggi. Quella del 24 ottobre è una giornata simbolica, un punto di passaggio che sentivamo necessario – dicono gli attivisti – ma la lotta non si esaurisce oggi, è soltanto cominciata. La mobilitazione in corteo nazionale è rimandata a data da definirsi e verrà rilanciata quando le condizioni lo permetteranno, saremo ancora nelle piazze e nelle strade per gridare insieme: Fermiamo la devastazione!”

Infine l’appello. “Siamo pronti a portare la questione apuana fuori dai confini nazionali e affiancarla a tutte quelle lotte per la salvaguardia di vita e territori presenti in tutto il mondo e, se ce ne fossero – dicono con ironia – in tutta la galassia”.

BENEDETTI (FI): “LA MANIFESTAZIONE UN SEGNALE NEGATIVO PER IL NOSTRO TERRITORIO. SOLIDARIETA’ A TUTTO IL SETTORE LAPIDEO”

“La manifestazione per la chiusura delle cave non può essere che considerata un segnale negativo per il nostro territorio e la presa di posizione ambigua dei sindacati, che non hanno avuto  il coraggio di schierarsi a fianco dei lavoratori del settore, rappresenta il vero fallimento di queste organizzazioni da sempre schierate con il centro sinistra, vero artefice di una lunga escalation anti-cave”. Lo afferma il coordinatore provinciale di Forza Italia Stefano Benedetti. “Non dimentichiamoci che Cgil, Cisl e Uil, alle ultime elezioni regionali hanno appoggiato la candidatura di Giani, che nel suo giro per la Toscana, durante la campagna elettorale, non ha assolutamente  disdegnato chi, sotto varie sigle appartenenti all’area di centro sinistra, vuole mettere definitivamente in ginocchio la nostra Provincia, dopo aver offerto per anni un contributo elettorale a chi ha governato la Regione in modo inqualificabile e distruttivo per l’economia locale. Nel merito, mi rivolgo ai lavoratori del settore lapideo, proponendogli di abbandonare subito questi sindacati che non fanno i loro interessi e neanche quello delle loro famiglie, organizzazioni che di fatto, dovrebbero difendere il lavoro ed i lavoratori a denti stretti e che al contrario, con il loro nebuloso comportamento, favoriscono solo le lobby ambientaliste che vogliono interrompere un sistema economico che, comunque, permette la sopravvivenza a molte famiglie ed ha fatto diventare famosa Carrara in tutto il mondo”.

“Semmai – suggerisce Benedetti – dovremmo unirci a tutti i livelli, per avviare un percorso di riqualificazione e rilancio del settore, aprendo nuove cave, cave caducate o chiuse negli anni, come presto farà il Comune di Massa, con l’obiettivo di recuperare la filiera corta che ci garantirà l’ aumento occupazionale e nuova ricchezza da ridistribuire sul territorio. In questa occasione mi pare giusto spendere una parola per gli industriali del marmo, perché ritengo che non sia giusto trattarli come dei pirati o dei disonesti, quando in realtà sono una risorsa per tutta la nostra comunità, grazie agli investimenti fatti negli anni, spesso anche rischiosi ed appunto, al lavoro che, attualmente, rappresenta la più importante fonte di reddito. A loro ed ai lavoratori del settore lapideo, va la mia solidarietà personale e di tutto il mio partito, non dimenticandoci le iniziative promosse negli anni a favore della comunità. Nel merito, proprio oggi abbiamo avuto l’occasione di leggere sui quotidiani locali che la ” Fondazione Marmo ” ha donato 20mila euro alla Cooperativa La Rocca di Fossone per l’acquisto di un pulmino per i lavoratori disabili, che in questo modo, potranno   ricominciare la distribuzione dell’acqua fino ad oggi rimasta sospesa per mancanza di mezzi”.

“Ma non solo – prosegue il coordinatore provinciale – A Carrara la Fondazione Marmo si è sempre messa in evidenza per lo spirito di solidarietà e di affetto dimostrato per i suoi cittadini: ricordo solo il contributo per la riapertura del teatro, le donazioni di attrezzature e materiali didattici ad istituti scolastici, le opere di marmo realizzate in città e nei parchi, la promozione di progetti nei settori dell’assistenza sociale e sociosanitaria, la tutela del patrimonio artistico e ambientale e la promozione di attività imprenditoriali. Non voglio certo fare l’apologia delle associazioni che orbitano intorno al marmo, ma solo evidenziare che gli imprenditori lapidei hanno sempre dimostrato il loro senso di appartenenza alla comunità locale dove vivono ed operano, attraverso iniziative e progetti utili ed importanti per il territorio e per i cittadini. Non siamo certamente noi difensori di un settore strategico e basilare come quello del marmo, a fomentare odio e creare tensioni, ma coloro che manifestano contro il lavoro, contro gli imprenditori, tentando di chiudere le cave con il rischio di mettere sul lastrico centinaia di famiglie con tutte le conseguenze del caso. Credo che sia utile e produttivo, organizzarci in un contenitore che raccolga tutte le sigle, partiti, movimenti, associazioni e liberi cittadini, al di là delle appartenenze politiche, partitiche ed ideologiche per difendere il settore lapideo e proteggere tutti i lavoratori con iniziative e progetti tesi alla salvaguardia occupazionale e al rilancio del settore a livello internazionale, garantendo, ovviamente, il rispetto dell’ ambiente”.