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Tumori della pelle, nella zona apuana incidenza tripla rispetto alla media nazionale

In un anno vengono diagnosticati 800 melanomi e 6000 tumori epiteliali. Lo ha evidenziato il dottor Giovanni Bagnoni direttore scientifico del nuovo progetto di Nausicaa Spa "Occhio al neo", nel corso della presentazione dell'iniziativa

MASSA-CARRARA – Ogni anno nella zona delle apuane vengono diagnosticati 800 melanomi e 6000 tumori epiteliali, per un’incidenza sulla popolazione di 3 volte superiore rispetto alla media nazionale. Sono i dati Asl che sono emersi nel corso della conferenza stampa organizzata da Nausicaa Spa, la multiservizi di Carrara, per presentare la nuova campagna di prevenzione “Occhio al neo”, in partenza a novembre nelle farmacie comunali, intende avviare un percorso di diagnostica precoce sui tumori della pelle.

La direzione scientifica del progetto è affidata al dottor Giovanni Bagnoni che nel corso della presentazione dell’iniziativa, nella Sala di Rappresentanza del Comune di Carrara, ha ribadito l’importanza della tempestività nella diagnosi: “L’idea nasce da un’esigenza clinica rappresentata dal gran numero di tumori maligni che rileviamo nel nostro territorio – ha spiegato il medico – Di fronte a ciò cresce l’importanza della prevenzione e del cambiamento degli stili di vita: intercettare un tumore in fase iniziale significa garantire una guarigione al cento per cento con un intervento chirurgico minimo. Ogni anno nella zona delle apuane vengono diagnosticati circa 800 melanomi e 6000 tumori epiteliali. E’ importante intervenire tempestivamente su questi in modo da evitare percorsi lunghi e complessi a livello chirurgico e delle terapie”.

L’incidenza sulla popolazione triplicata rispetto alla media nazionale è spiegata in parte dalle condizioni epidemiologiche della zona apuana. A far luce su questo aspetto ci ha pensato la dottoressa Paola Vivani, direttore dell’unità di epidemiologia di Usl Toscana nord ovest: “Nelle zone di mare aumenta l’esposizione al sole senza particolari protezioni e attenzioni, di conseguenza aumentano i rischi. Ci sono poi anche esposizioni di tipo professionale, quelle di marinai, lavoratori del mare e della terra, e infine quelli delle cave. Questi sono esposti al sole anche in periodi non tipici, in più l’ambiente bianco e luccicante intorno a loro accentua il problema”.

“La malattia in Italia e nel mondo è continuamente in crescita – ha sottolineato la dottoressa -, anche perché si sta imponendo un modello estetico che vede particolarmente bella la persona abbronzata. Le esposizioni ai raggi ultravioletti anche in periodo non estivo non fa che aumentare il rischio”.