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Lavoro e ambiente, i cavatori: «Adesso vogliamo dire la nostra»

CARRARA – Riceviamo e pubblichiamo dalla Lega dei Cavatori la seguente lettera aperta ai cittadini sulla questione ambiente e lavoro:

A pochi giorni dallo svolgimento della manifestazione indetta dal collettivo Athamanta abbiamo sentito la necessità di dire la nostra sulla questione, perché spesso chiamati in causa direttamente ed indirettamente, soprattutto sui social, ma mai interpellati sulla annosa questione ambiente e lavoro; noi, nostro malgrado protagonisti involontari di questo schieramento contro le cave.

Sinceramente la cosa non ci ha fatto piacere, anzi, ci lascia amareggiati, perché non coinvolgere i lavoratori, cercare il dialogo se e dove possibile, è già una sconfitta a nostro parere. Ad aggiungere amarezza l’atteggiamento di alcuni pseudosindacati che hanno cercato di approfittare della situazione per ottenere visibilità e rimpinguare il tesseramento, tentando da prima di coinvolgerci in una possibile contro manifestazione, per poi subito dopo fare ostracismo alla nostra partecipazione ad una assemblea sindacale. Contrari ad interferire alla manifestazione perché convinti che il diritto a manifestare non vada messo neppure lontanamente in discussione, purché avvenga nel rispetto reciproco, con cognizione di causa, con senso della realtà ma soprattutto con onestà intellettuale. Fatichiamo a credere che in un periodo storico sociale come quello attuale sia poco credibile pensare al facile ricollocamento di 7 800 cavatori, ai quali va aggiunto il ragguardevole numero degli operai impegnati nell’indotto. Per questa paura di perdere il lavoro, di non riuscire ad essere più un sostegno per la famiglia, spesso la risposta ad una ipotetica chiusura dell’estrazione è: “a vegn a magnar a ca toa”. E come dare torto…! Abbiamo cavato il marmo per mangiare, da secoli, con sacrifici e tribolazioni. Il binomio Carrara e marmo è presente nel nome stesso della città e nel suo simbolo: la ruota derivante dal trasporto del marmo. La città, i paesi a monte sono nati e si sono sviluppati attorno a questa attività, è la storia che lo dice. La stessa storia che viene usata contro di noi: non ci sono più i cavatori di un tempo, uomini incorruttibili tutti di un pezzo. Eppure, allora come ora, vi saranno stati i pavidi, gli egoisti, i ruffiani così come gli onesti. Invece, per sminuire il cavatore di oggi si esalta quello di ieri.

Probabilmente noi, oggi come allora, andiamo a lavorare per mantenere le famiglie, per far studiare i figli, per il nostro sostentamento, come sicuramente avverrà tra i manifestanti, ognuno con il proprio lavoro, ognuno che persegue il medesimo fine lavorare per vivere. Non ci sono categorie e settori, ma solo lavoratori.