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Maquillage di Via Genova: «Assenza di visione coerente sulla gestione del verde»

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CARRARA- Riceviamo e pubblichiamo un comunicato firmato dal professor Riccardo Canesi e dalla professoressa Nicolai in merito alla manutenzione e al maquillage, annunciato nei giorni scorsi dal comune di Carrara, di via Genova.

Ci ha sinceramente spiazzato la lettura di alcuni articoli sulla stampa locale: vi si annuncia il maquillage di Via Genova e vi si specifica che la strada sarà messa in sicurezza senza l’abbattimento dei pini.

Pur condividendo pienamente le perplessità espresse da Italia Nostra sulle modalità con cui sono state condotte le due perizie agronomiche – in primis, perché affidate alla sola valutazione visiva, in assenza totale, quindi, di prove strumentali nonostante la letteratura scientifica sia chiara al proposito –, almeno ci aspettavamo da parte dell’Amministrazione un comportamento conforme alle conclusioni che tali perizie suggeriscono. E invece, ancora una volta, constatiamo improvvisazione, assenza di una visione coerente nella gestione del verde. Nello specifico, ci troviamo di fronte ad una sorta di paradosso pragmatico, spiegabile forse con una creatività interpretativa dei testi o con un’allergia verso l’ascolto di esperti da parte dei tecnici comunali e dell’assessore ai LLPP. Ma perché allora spendere soldi per commissionare perizie ad agronomi esterni a Nausicaa, se tanto poi non si agisce in conformità e si fa di testa propria?

Come già discusso sulla stampa locale, i pini di Via Giovan Pietro saranno abbattuti, e ciò nonostante siano stati classificati, nella perizia commissionata dal Comune, in classe di rischio moderata (classe C), valutazione che orienta, secondo i protocolli, citati nella perizia stessa, verso un “controllo visivo periodico, con cadenza stabilita dal tecnico incaricato”. E, invece, l’Amministrazione decide di abbatterli, per sostituirli, peraltro, non con piante di prima grandezza come il pino e adatte quindi alla piantumazione compensativa, come ad esempio leccio, sughera, cerro, pioppo bianco, salice bianco. Purtroppo, l’incoerenza è anche dell’agronomo, dal momento che, pur classificando i pini di via Giovan Pietro in classe C, qualche rigo sotto azzera le differenze di classe e propone anche per questi pini l’abbattimento come per quelli presenti in altre località comunali e da lui posti in classe D o C/D (cioè in classi di maggior rischio), e motiva: perché “stanno creando gravi danni alle pavimentazioni presenti sottochioma”. Eccoci: si abbattono non perché a rischio, ma a causa del marciapiede. Eppure, il progetto del Comune affermava che sarebbero stati abbattuti solo se pericolosi. Che ha fatto il perito? Un colpo al cerchio e uno alla botte? E non è forse andato oltre le sue competenze?

La seconda perizia agronomica, quella sui pini di via Genova (e di alcune altre strade di Marina), commissionata ad un agronomo diverso, è meglio strutturata, per quanto anch’essa basata sulla sola valutazione visiva e, dunque, non sufficiente. Ebbene, la Dott.ssa agronoma, riguardo ai pini di Via Genova, non ha dubbi. Scrive: “A giudizio della scrivente i pini esaminati per il rischio dagli stessi rappresentato e le scarse prospettive di vita futura, sono da sostituire”. Precisa anche che “non risultano tecnicamente applicabili interventi razionali di stabilizzazione”. Dunque, una diagnosi ferale. Eppure, il Comune decide di rifare il manto stradale e il marciapiede, di spendere dunque denaro pubblico (150mila euro), ma di non seguire quanto prescrive l’agronoma: “i lavori di risanamento del manto stradale dei parcheggi e dei nuovi marciapiedi sono necessari e causeranno, come già molte volte in passato, danno agli apparati radicali dei pini descritti”. E già, perché anche questo vi leggiamo (come del resto recitano i testi scientifici a proposito di pini): non sono i pini che danneggiano, ma sono macchine e asfalto che danneggiano i pini. È indubbio che, se alcune piante sono malmesse, ciò è dovuto alla mancanza di cure e a lavori stradali male eseguiti. In via Genova, se i pini sono instabili, lo sono perché sono stati costruiti parcheggi tra le piante, danneggiando in tal modo le radici con scortecciamenti, tagli, fresature dell’asfalto. E si continua così.

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