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Legambiente ironizza sulle cave, il Comune non gradisce: «Omissioni strumentali e accostamenti subdoli»

La recente produzione dell'associazione ambientalista prevede una serie di video sul tema dell'escavazione selvaggia. L'amministrazione: "Siamo assolutamente sconcertati. Usate in modo fuorviante e scorretto una serie di dichiarazioni"

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CARRARA – “Con l’ultima uscita a mezzo social, Legambiente Carrarese veicola contenuti non corrispondenti al vero, omette strumentalmente le più importanti novità in materia di marmo introdotte da questa amministrazione, accostando in modo subdolo, dichiarazioni e voci a fatti completamente scollegati”. L’amministrazione comunale risponde nel merito all’associazione ambientalista locale a seguito della recente uscita sul tema delle politiche sul lapideo: «Siamo assolutamente sconcertati. Il video usa in modo fuorviante e scorretto una serie di dichiarazioni rilasciate in varie occasioni e su diversi temi dal sindaco, dal vicesindaco e dal presidente del consiglio comunale: le loro parole sono estrapolate dal contesto e accostate in modo strumentale agli articoli del Piano regionale cave dedicati al tema delle rese» premettono da Palazzo Civico.

La recente produzione di Legambiente dal titolo “Il sacco delle apuane”, infatti, ha l’intenzione di raccontare Carrara e le sue montagne in chiave ironica. Il primo episodio, “Il monte, il blocco e il detrito, attraverso una serie di montaggi, con estrapolazione di dichiarazioni di figure istituzionali, ha affrontato il tema dell’escavazione selvaggia. Ma è proprio il modo in cui lo ha fatto che l’amministrazione comunale non ha gradito.

“Ricordiamo che il Piano regionale cave è stato redatto dalla Regione Toscana ed approvato dal Consiglio Regionale – continuano da Palazzo Civico. Assistiamo a un singolare fenomeno dissociativo per cui mentre il presidente regionale di Legambiente si è complimentato con l’assessore regionale autore del Piano Cave, Legambiente Carrara critica aspramente quello stesso strumento, e ne attribuisce tutte le colpe all’amministrazione comunale nonostante sia stato redatto e approvato in Regione. Ricordiamo di essere stati molto critici con l’impostazione voluta dalla Regione, a cui avevamo chiesto un calcolo delle rese basato sulla quantità di materiale effettivamente asportato, ma le nostre istanze sono state ignorate”.

«Gli ambientalisti carraresi – ammonisce l’amministrazione – non spendono una parola sulle coraggiose scelte di tutela dei crinali compiute da questa amministrazione, come ad esempio nel caso del monte Bettogli, o ancora sulle norme per la salvaguardia di sorgenti, ravaneti, e sulla pulizia delle cave inserite nei Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi (Pabe). Già in un recente documento sulla questione dell’asportazione delle terre, Legambiente aveva riportato i dati fermandosi ai quantitativi del 2017, anno in cui ci siamo insediati, dimenticando “casualmente” di indicare le ingenti quantità asportati dopo l’insediamento di questa amministrazione, nel 2018 e 2019. Con l’approvazione del regolamento e dei Pabe, inoltre, per la prima volta è stato introdotto un contingentamento delle quantità estraibili e una scadenza inderogabile delle concessioni. Evidentemente Legambiente Carrara,  quando si confronta con questa amministrazione, non è sorda solo da un orecchio ma da entrambi ed è disposta ad diffondere in modo scorretto e subdolo informazioni lacunose e talvolta prive di scientificità”.

L’amministrazione comunale ricorda, polemicamente, che “Legambiente Carrara nella sua proposta di regolamento del 2016 parlava di un sistema di tracciabilità, dell’osservatorio dei prezzi e di una durata del periodo transitorio collegato alla lavorazione in loco, riconoscendo la necessità di arrivare a un periodo di durata delle concessioni fino a 25 anni. Tutte proposte che si ritrovano nei nostri strumenti. Oggi invece Legambiente etichetta, quelle sue stesse proposte, come atti criminosi».  Ma purtroppo gli scivoloni degli ambientalisti non si limitano a questo: «Già in una recente uscita, l’associazione aveva usato parole ingiuriose contro gli uffici comunali. Ora torna a diffondere vere e proprie fake news, mostrando la foto di un sito con uno stoccaggio di materiale di risulta come se fosse ancora attivo. Peccato che quel sito non esista più e sia stato dismesso proprio a seguito dell’intervento di questa amministrazione».

Quanto poi alle valutazioni economico-sociali dell’associazione in merito al tessuto produttivo carrarese, l’amministrazione si dice ancora una volta sconcertata: “Sono riflessioni prive di qualsiasi base scientifica e che ignorano completamente il lavoro svolto dai professionisti dell’Istituto Irta. Chi, come Legambiente, afferma che l’unico modo per salvare Carrara è puntare sulla filiera corta del marmo, tradisce tutta la propria ignoranza perché così facendo si va solo ad aumentare ancora di più la dipendenza economico sociale di una comunità dall’andamento del lapideo. Proprio per invertire questa tendenza – concludono da Palazzo Civico – abbiamo previsto nel nuovo Regolamento degli agri marmiferi non solo la valorizzazione della filiera locale ma anche norme che attraggano investimenti in altri settori quali il turismo, l’artigianato artistico e la cultura proprio per differenziare e moltiplicare le attività economiche sul territorio”.

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