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«Bloccare il concorso straordinario, non ci sono le condizioni». I docenti precari apuani in Prefettura

Questo pomeriggio la protesta in piazza Aranci a Massa: "Non è il momento di viaggiare di regione in regione. E se un docente dovesse andare in quarantena? Non parteciperebbe al concorso perdendo l'occasione di una vita"

MASSA – Cresce l’ansia e il disagio degli insegnanti precari apuani, che questo pomeriggio sono tornati a manifestare in piazza Aranci a Massa affiancati dai sindacati scuola Flc Cgil, Cisl e Uil. A preoccuparli maggiormente, al momento, è il concorso straordinario in programma dal 22 ottobre, al quale dovranno partecipare circa 64mila docenti già titolari di contratti a tempo determinato da almeno 3 anni.

Una sfida. Così l’hanno definita i sindacati in una lettera firmata e consegnata oggi alle 16.45 in Prefettura. Sì, perché in quei giorni – si legge nel testo – gli insegnanti si riverseranno nelle scuole, in orario non di lavoro, per concorrere per uno dei 34000 posti di ruolo disponibili, e molti di loro dovranno spostarsi di regione in regione, incrementando quindi il rischio contagio. “Per questo – sostengono i precari – è necessario bloccare lo svolgimento delle prove concorsuali”.

Ma c’è anche un altro problema, perché se un docente dovesse ritrovarsi in situazione di quarantena, in malattia con sorveglianza sanitaria o in isolamento fiduciario, non potrebbe partecipare all’unica sessione concorsuale in programma. E dal momento che non sono previste prove suppletive, perderebbe così l’occasione di una vita.

“Dopo tanti anni di precariato, innanzitutto, vorrei diventare insegnante di ruolo per titoli ed esame, e non tramite concorso – ha affermato Francesca Zanetti, insegnante al Liceo delle Scienze Umane Montessori di Marina di Carrara-  Il rischio di queste prove, poi, è alto non tanto per un problema di la sicurezza nelle aule, ma per il fatto che occorre bisogna spostarsi, viaggiare, e al momento non ci troviamo di certo nelle condizioni ideali per farlo. Per tanti anni non è stato fatto nulla, allora perché proprio adesso, durante una pandemia? Era il caso, forse, di rimandare tutto all’anno prossimo”.

Nel frattempo la situazione dei contagi nelle scuole peggiora di giorno in giorno. “La maggior parte degli istituti della provincia ha almeno uno studente positivo al Covid – ha fatto notare a questo proposito Carlo Romanelli di Uil Scuola – C’è qualcosa che non va, i numeri che ci stanno comunicando non riflettono la situazione reale. E nonostante la situazione non sia delle migliori – ha aggiunto – ancora si continuano ad utilizzare docenti per fare sostituzioni in altre classi. Si è parlato tanto, all’inizio, di un modello “a bolle”, ma non è stato messo in pratica. Continuando così i rischi aumentano”.

“La scuola non è iniziata come ha fatto credere la ministra Azzolina. Ci troviamo in seria difficoltà – ha ribadito poi Luca Marmorini, insegnante all’istituto Einaudi-Fiorillo di Marina di Carrara – In primavera noi docenti abbiamo gestito come abbiamo potuto la didattica a distanza, ma senza alcun sostegno. Le ordinanze della ministra sono arrivate solo a fine anno scolastico. E adesso che siamo tornati fra i banchi, è ancora più difficile. Il rischio non è soltanto di essere posto in quarantena da un momento all’altro, ma anche di non poter entrare al mattino anche per un semplice raffreddore”.

Insomma, nella comunità scolastica regna il caos e l’incertezza. E il grido degli insegnanti, questa volta, si è tradotto in una civile espressione di dissenso stampata su carta e consegnata in Prefettura, un primo step nell’ottica di far percepire al Governo la gravità della situazione.

Di seguito il testo della lettera firmata da Cgil, Cisl e Uil:

Signor Prefetto,

i rappresentanti dei sindacati scuola di Flc-Cgil, Cisl Scuola, Federazione Uil Scuola Rua, Snals-Confsal e Federazione Gilda Unams hanno inteso rivolgersi a Lei per portare alla Sua attenzione lo stato di disagio che l’intera comunità scolastica vive in una fase di estrema difficoltà caratterizzata dalle preoccupazioni derivanti dai rischi di contrarre il contagio da Covid 19.

La scuola costituisce il luogo istituzionalmente dedicato all’istruzione e alla formazione dei giovani, che insieme imparano a praticare comportamenti positivi e responsabili verso sé stessi e gli altri e per questo sede di socializzazione e crescita ogni giorno per otto milioni di studenti. Nella situazione straordinaria che siamo portati a vivere la scuola diventa motivo di preoccupazione per le loro famiglie e quelle di oltre un milione di lavoratori direttamente operanti, a cui si aggiungono i lavoratori di un indotto formato da addetti ai trasporti ed alle mense. Con grande difficoltà docenti dirigenti, collaboratori scolastici moltiplicano gli sforzi di contenimento del contagio ma a partire dal 22 ottobre e fino al 16 novembre una nuova sfida renderà più complicati i loro sforzi.

A causa dello svolgimento di una prova concorsuale per titoli ed esami riservata a 64.000 docenti già titolari, da almeno tre anni, di contratti a tempo determinato, si riverseranno in orario non di lavoro nelle scuole per concorrere per uno dei 34000 posti di ruolo ad essi promesso dal Bando del 28 aprile 2020. Molti si sposteranno da una città all’ altra, da una regione ad altra, nella speranza di maggiori “chances”, coinvolgendo nelle procedure migliaia di componenti delle commissioni, gli addetti alla vigilanza individuati tra il personale scolastico ed infine gli addetti alla sanificazione dei locali e delle attrezzature tecnologiche necessarie, implementando così le possibilità di entrare in contatto con altri possibili contagiati.

Le organizzazioni sindacali sono a segnalare la necessità di bloccare lo svolgimento delle prove sia per le conseguenze che l’esposizione al contagio potrebbe avere anche nelle classi di titolarità al momento del rientro nelle scuole dei candidati, sia per la mancata previsione di prove suppletive che impediscono ai candidati, alcuni già segnalati , in situazione di quarantena, in malattia con sorveglianza sanitaria o, infine, in isolamento fiduciario, di partecipare all’ unica sessione concorsuale prevista, perdendo così l’ occasione di una stabilizzazione attesa da anni, dedicati con abnegazione ed impegno alla scuola. A seguito delle previsioni legislative straordinarie assunte con i DPCM della primavera 2020 altre procedure concorsuali della pubblica amministrazione sono state bloccate, mentre su altri profili professionali si è, invece, deciso di procedere alle assunzioni dirette, laddove l’emergenza lo facesse ritenere opportuno, anche in considerazione della esperienza maturata dagli interessati in particolari situazioni. Nella scuola esiste un precariato storico che necessita di un approccio specifico che riconosca il valore dell’esperienza pluriennale maturata, come previsto da provvedimenti legislativi entrati in vigore e poi traditi da legislature meno propense a riconoscere tale valore.

Ad oggi si assiste all’ adozione da parte del Governo di nuove chiusure e limitazioni legate all’emergenza sanitaria, che non sembrano in alcun modo essere considerate a tutela del personale e dell’intera comunità scolastica, alimentando un senso di disagio ed una volontà di protesta che le organizzazioni sindacali hanno inteso ricondurre ad una ordinata e civile espressione di dissenso in tutta Italia davanti alle prefetture, in data odierna. I sit-in, i presidi, i flash mob, realizzati tutti nel rispetto delle misure di distanziamento e di protezione responsabile di sé e della intera comunità nazionale, sono finalizzati a richiedere la trasmissione di documenti e relazioni al Governo che segnalino la gravità della situazione e che possano indurlo a trattare questo evento tra i più potenzialmente rischiosi per la salute pubblica. Solo il Governo e i suoi ministri possono ricondurre i concorsi scuola nell’ambito di decisioni ponderate coerenti con la gestione della difficile situazione attuale. Bisogna cominciare da ora, anche per fronteggiare la seconda tornata, quella del concorso ordinario per il quale hanno presentato richiesta di partecipazione 500.000 candidati.

L’ultima considerazione è dovuta, infine, agli esiti conclusivi delle due procedure. Nessuna si concluderà in tempo utile per dare stabilizzazione nel corso del corrente anno scolastico: lo svolgimento delle prove da fissarsi anche nella primavera del nuovo anno, consentirebbe comunque la conclusione entro l’avvio dell’anno scolastico 2021/2022 con buona pace di tutti, scampando il pericolo derivante dalla pandemia che i dati ogni giorno ci confermano rialzare cruentemente la testa.