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Marmettola nei fiumi apuani: l’analisi di Arpat

Canali ostruiti, vie di displuvio "adattate al fabbisogno delle lavorazioni". Il quadro tracciato da Arpat mostra la compromissione dei corsi d'acqua apuani causata dall'escavazione del marmo.

MASSA-CARRARA – Una presenza enorme di marmettola intasa il sedimento d’alveo nei fiumi del comprensorio apuano. Lo dice Arpat nell’ultimo report che analizza la situazione dei corsi d’acqua del territorio di Massa-Carrara. In particolare, sono stati analizzati per intero il Torrente Carrione e solo per alcuni tratti i F. Frigido, F. Versilia, T. Turrite Secca, T. Edron, T. Acqua Bianca, T. Lucido di Equi e Lucido di Vinca, e tra le principali criticità riscontrate vi è proprio la “forte e costante presenza di materiali fini e normalmente estranei a torrenti di tipo montano”. La ragione sta – dagli accertamenti di Arpat – nei bacini estrattivi marmiferi, dove “non esiste più una naturale regimazione delle acque; la produzione dei sedimenti, da granulometrie fini a ghiaie e ciottoli, nei bacini marmiferi viene mobilitata dalle acque e recapitata in alveo”.

“Alcune volte – si legge poi nel comunicato – specie dopo eventi particolarmente intensi con trasporto ad alta energia di materiale anche di dimensioni ragguardevoli, sono messe in atto azioni meccaniche volte al ripristino della sezione d’alveo e asportazione di sedimenti e materiale vario. I mezzi d’opera così finiscono per compromettere definitivamente qualsiasi caratteristica di naturalità del corso d’acqua”.

“L’alto tasso di denudamento dei versanti ad opera delle cave e delle attività connesse – sottolinea poi l’azienda – porta ad un basso tempo di corrivazione (tempo che intercorre tra l’evento di pioggia e il raggiungimento della stazione di chiusura del bacino da parte dell’acqua piovana). Questa caratteristica, unita alla disponibilità pressoché infinita di sedimenti con granulometrie eterogenee, si traduce in una mobilitazione di sedimenti da fini a grossolani in tempi brevissimi”.

Nell’analisi dei bacini estrattivi Bacino Marmifero Ponti di Vara – Fantiscritti, Torano e Colonnata, Arpat ha rilevato che “le lavorazioni e le sistemazioni succedutesi negli anni hanno portato ad impostare le vie di arroccamento, i piazzali di cava, di lavorazione e stoccaggio dei blocchi e le aree adibite alla manutenzione o deposito/officina nel fondovalle nello spazio di deflusso naturale delle acque. Le forti pendenze unite con la necessità di evolvere i processi estrattivi a seconda degli spazi disponibili e delle concessioni, hanno fatto sì che la regimazione delle acque superficiali segua l’evolversi delle lavorazioni stesse, dei piazzali di lavorazione, oltre che l’adattamento delle vie di accesso. In questo quadro, le vie di displuvio e regimazione seguono e vengono adattate al fabbisogno delle lavorazioni. Nelle aree a valle di Colonnata – aggiunge l’azienda – come anche nell’area a valle di Campagrina (Torrente Turrite Secca) in Loc. Tre Fiumi e nella valle del Biforco a Massa, un’ampia sezione è stata ricoperta e colmata da materiale, ostruendo e alterando completamente la conformazione e la funzionalità del torrente che scorre per lo più in sub-alveo”.