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Gli ambientalisti: “Pronti a difendere il lavoro: picchetti al porto di Marina di Carrara contro l’esportazione dei blocchi”

Manca esattamente un mese alla mobilitazione lanciata dal collettivo Athamanta per contestare l'impatto dell'escavazione di marmo sulle Alpi Apuane e il dibatto si accende.

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MASSA – CARRARA – Manca esattamente un mese alla mobilitazione lanciata dal collettivo Athamanta per contestare l’impatto dell’escavazione di marmo sulle Alpi Apuane e il dibatto si accende. La Fillea Cgil ha preso le distanze dalla manifestazione ergendosi in difesa dei cavatori. Confindustria in un comunicato parla di fake news e snocciola dati a sostegno dell’importanza del settore lapideo. A rispondergli, punto per punto, è Alberto Grossi, referente apuano del Gruppo d’Intervento Giuridico: «Assindustria – afferma – sciorina i suoi numeri come verità assolute che crollano inesorabilmente di fronte all’abnorme livello di evasione fiscale del settore (interpellare Giubilaro al riguardo), una fattispecie di reato che ne alimenta altri ancor più oscuri, a partire dal falso in bilancio. Ovviamente non tutte le aziende operano illegalmente. Allora meraviglia che nessuna di esse abbia mai sollevato accuse di concorrenza sleale.
Sempre restando sui numeri, risulta che la Regione Toscana abbia erogato finanziamenti per l’occupazione nell’area di crisi di Massa e Carrara. Tali risorse sono quasi del tutto finite in bocca ad aziende del lapideo seppure risultavano avere dei bilanci ufficiali con un rapporto utile/fatturato dal 30% in su. Certo si puntualizzerà che si trattava di erogazioni per la ripresa di un’area di crisi, non per settori in crisi, ma i cittadini, cavatori compresi, hanno il diritto di essere ben informati e farci un pensiero su.

Che dire dell’aumento delle rese? L’argomento è per addetti ai lavori ma l’improvvisa virtuosità potrebbe dipendere dalla prassi di stoccare gli scarti in cave e gallerie inattive, nei ravaneti, nei piazzali di fondovalle invece che portarli a valle passando dalle pese, un po’ come nascondere il sacchetto dei rifiuti di casa anziché metterli nell’apposito bidone. Certo ci rassicurano che le cose cambieranno con Marble Way che intende prelevare i detriti (quelli buoni) per fare diventare le spiagge bianche al pari degli atolli del Pacifico. Così recitava una pubblicità. Peccato che la marmettola, che dal monte arriva al mare, abbia preceduto di molti anni questo nuovo corso che porterà nuova occupazione nel settore lapideo, non tanta quanta ne occorrerebbe per ripulire dai fanghi di cava i corsi d’acqua superficiali e sotterranei.

Le cave occupano solo il 3% delle Alpi Apuane? Evviva! Purtroppo l’effetto cava si spande a distanza: la varata dell’ottobre 2017 in cava Belgia (per motivi di sicurezza)  fece una “tronata” che è stata registrata a Roma dai sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica. Caso eccezionale? Forse, allora scendiamo nell’ordinario: le lamentele dei camionisti per le buche che incontrano nel percorso verso valle (quelle dei cittadini non contano) o la via di Colonnata sparita in una voragine provocata da una cava sono ordinaria amministrazione?  gli incidenti stradali con perdita di lastre e blocchi, miracolosamente senza danni irreparabili alle persone, sono cose insignificanti? È normale che il reticolo idrico superficiale al monte sia completamente scomparso e sia causa del dissesto idrogeologico che ha provocato danni ingenti e otto alluvioni negli ultimi venti anni?
Adesso “si lavora molto meglio” ci viene detto, dove il meglio è riferito al molto non al rispetto delle regole. Infatti la realtà dimostra che la marmettola scorre, i  detriti occupano il letto dei fiumi, i fanghi escono dalle sorgenti. In sostanza l’effetto cava si propaga in prossimità e lontananza, non risparmia il circostante e nemmeno il mondo sotterraneo.

Di fronte a tale scempio cosa dovrebbero fare gli ambientalisti? tacere, ringraziare chi li bastona, applaudire la mano benefattrice che aiuta i povere ed evade il fisco (Giubilaro dixit!) oppure ribellarsi per dignità, per senso civico, per informare la comunità, per la casa comune, per fermare la devastazione? Di chi è la montagna, di chi è l’acqua, di chi è l’aria? È tutto vostro? anche i beni primari per la vita rientrano nel vostro tre per cento?

Infine il lavoro: già dal 1987 risultano esserci più macchine che lavoratori, una realtà che sta ad indicare la perversione dei numeri di fronte a un dramma ambientale e sociale che si ingrandisce sempre più. Non è più rinviabile un’inversione in un tempo che ha sparigliato vecchie certezze e chiede di adeguarsi a prospettive economiche diverse. Con occhio pratico, che guarda al breve periodo, credo che i cavatori e sindacati dovrebbero fermare i camion che entrano in porto con i blocchi, dato che l’esportazione del grezzo è asportazione di lavoro. Non sarebbe una protesta ma un atto di legittima difesa che ci porterebbe al loro fianco per una proposta unitaria alla politica.

Un lavoro molto interessante realizzato dal CRED Viareggio, circa “i costi esterni della filiera del marmo”, fu presentato in occasione dell’inchiesta pubblica per cava Macchietta di Seravezza. In estrema sintesi lo studio ha dimostrato che i costi per produrre una tonnellata di marmo ammontano a 56 euro per l’azienda e 168 euro per la collettività. Le cave sono un lusso che nessuna comunità può permettersi, neppure coprendo d’oro le amministrazioni locali».

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