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Lo sviluppo di Marina di Massa e la sua “rivalità” con Viareggio

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MARINA DI MASSA – Che il turismo rappresenti una voce importante per l’economia, ce ne siamo ben ersi conto in questi giorni di coronavirus che ha limitato, in certi tempi addirittura inibito, la venuta dei turisti.

Nella nostra zona l’industria del forestiero come la chiamavano una volta, ha una tradizione antica e consolidata. Nacque all’inizio del secolo scorso sulla scia della Versilia, soprattutto, è inutile dirlo, di Viareggio che di questo litorale era leader incontrastato.

A incentivare la crescita turistica di questo litorale e delle sue “Marine di” fu anche l’essere meta prediletta di personaggi illustri che qua, inconsapevoli sponsor della costa, passavano le loro vacanze. Di essi il più famoso, in un mondo che non aveva ancora come punti di riferimento le stelle dello spettacolo, fu certo il Conte Carlo Sforza, Ministro degli Esteri nel Governo Giolitti del 1921-22, che a Marina di Massa aveva una villa.

Fu proprio in quel periodo ebbe il suo sviluppo tutta l’area che, pur riconoscendone primato e primogenitura, aveva l’ambizione di rivaleggiare con Viareggio. Per raggiungere l’obiettivo si dotava di adeguate infrastrutture: giusto un secolo fa si lavorava per costruire il viale litoraneo e collegare Marina con l’Avenza da una parte e il Forte dall’altra.

Per questo, la “colonia forestiera”, dice la cronaca, è così numerosa che determina uno sviluppo “rigoglioso e incessante”. A fare pubblicità, oltre ai grossi nomi del tempo, concorrono un paio di cose.

Da una parte, il contesto ambientale è dei migliori. Se si riconosce la superiorità di Viareggio, non si esita a affermare che Marina gli è pari per la spiaggia, tutta sabbia finissima e soffice ed ideale per chi voglia fare “bagni di arena”.

Si registra poi una solerte attività edilizia che in un breve lasso di tempo ha costruito decine e decine di lussuose ville e raffinate palazzine, che si innalzano tutte con eleganza pur nella diversità degli stili. Per di più, dato non trascurabile, sono tutte in prossimità del “glauco mare che s’è ritirato per fare loro posto”. Per l’intensa opera costruttiva si sono fatte poi anche abitazioni private e alberghi.

Insomma, pare proprio che nel turismo sia coinvolto l’intero territorio che da questa attività ottiene lavoro e benessere. È un po’ il contrario di quello che succede, ad esempio, nel vicino golfo della Spezia dove l’attività industriale ha la meglio sull’accoglienza.

Naturalmente il quadro che viene disegnato non può essere immune da pecche, ma a chi obietta che mancano spazi ed iniziative culturali quali teatro e cinema, la risposta un po’ piccata è che si viene al mare per fare i bagni e prendere il sole: chi avesse altre velleità è invitato a starsene nella città dove sale da proiezione e arene non mancano.

Ma più di tutto viene esaltato “l’incantevole contrasto fra mare e terraferma” dove la collina “si squarcia” e, aprendosi come un sipario, mostra le vene biancheggianti del marmo. È “l’alpestre e rude natura” che bene si coniuga con il mare calmo e azzurro orlato da spume bianche.

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