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Il terremoto del 1920 e il presunto vulcano sotto il Pizzo d’Uccello

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FIVIZZANO – Il terremoto del 7 settembre di cent’anni fa ebbe una violenza tale che riusciva, dicono le cronache, più facile contare che cos’era rimasto in piedi che non quello che era caduto. Certo, ad amplificare la rovina concorsero anche una tecnica costruttiva arretrata e i materiali utilizzati che non erano ottimali per nulla. I pochi edifici che la stampa definisce moderni, infatti, restano su.

La disgrazia calamita l’attenzione di tutta la stampa che riporta drammatiche testimonianze sulla situazione e sulla difficoltà di inviare quanto serve, dal cibo alle bare. Per vedere e documentare,là vanno in tanti, compreso Re Vittorio Emanuele III che arriva senza farsi annunciare, quasi di soppiatto, obbligato all’arrivo tempestivo per le dimensioni del disastro e per assicurare agliabitanti la solidarietà del Paese.

I cronisti sul posto descrivono la rovina la cui potenza distruttrice fa dire ad uno di loro di “terribilità fantastica”: anche quando è distruttrice, la natura, manifesta un fascino a cui, seppur malefico, non è facile sottrarsi.

Così, stupisce ed ammalia la veduta del Pisanino, una vetta del Pizzo d’Uccello, che presenta una larga spaccatura da cui, mentre si verificava il sisma, la popolazione ha visto fuoriuscire molto fumo ed altrettante fiamme. Per questo in molti subito pensarono che si fosse verificata l’improvvisa eruzione di un vulcano, cosa che è indicata come causa scatenante del terremoto.

La genesi del sisma sembra essere spiegata da questa teoria che è sostenuta da Carlo Caselli. Questi era originario di Guastalla ma, giunto giovane da queste parti, s’era innamorato della Lunigiana che aveva ricambiato il suo affetto adottandolo come figlio. Caselli. che si firmava “Il Viandante” per averla percorsa tutta a piedi, era, insomma, un nome autorevole dei cui scritti ci si fidava.

Però, sulla cosa presto interviene Giovanni Capellini, il grande geologo spezzino che fu anche Rettore dell’Università di Bologna. Ha ben 87 anni ma la testa è sempre lucidissima pur nei momenti tristi che vive per la malattia della moglie che sarebbe scomparsa pochi giorni dopo.

Intervistato, Capellini smonta la tesi del vulcano ribadendo che si tratta di uno sprofondamento, evento in cui si possono manifestare tuoni, fuochi, gas e puzzo di zolfo bruciato, tutti eventi che possono far pensare all’eruzione di un vulcano. Ma così non era stato.

In ogni caso, al di là dell’eziologia, resta il fatto che fu una vera e propria catastrofe che di positivo conobbe solo la gara di solidarietà che subito s’accese dovunque per portare aiuto alle sventurate popolazioni colpite.

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