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Violenza, manipolazione e populismo: il manuale di istruzioni di Carofiglio a Con-vivere

L'ex magistrato e scrittore, con il suo "Della gentilezza e del coraggio", è stato uno dei protagonisti della seconda serata del Festival

CARRARA – Si è conclusa anche la seconda serie di appuntamenti della 15esima edizione del festival Con-vivere. Un’altra serata all’insegna dei diritti, presentati in tutte le loro sfaccettature e sotto molteplici punti di vista. Tra questi, quello dello scrittore ed ex magistrato Gianrico Carofiglio, che nella sua conferenza “Della gentilezza e del
coraggio” ha parlato di comunicazione e violenza, dolore e cattiveria, manipolazione e populismo. E infine della gentilezza, ma non intesa, come ha voluto specificare il relatore, come cortesia o garbo, bensì come “quel modo di entrare in rapporto con gli altri riconoscendo la dignità del nostro interlocutore, anche quando la pensa molto diversamente da noi”. Perché il conflitto a volte è inevitabile, e anzi, se costruttivo può diventare persino cosa buona.

“Della gentilezza e del coraggio”, titolo dell’ultimo libro dell’ex magistrato, è un manuale di istruzioni per l’uso delle parole. “Parole che un buon comunicatore dovrebbe sempre usare per esprimere significati – ha sottolineato Carofiglio nel corso del suo intervento – Nel mio libro parlo della differenza tra il buon comunicatore e il bravo manipolatore. Chi comunica, lo fa sulla base di un significato da trasmettere. Il manipolatore, invece, è colui che in assenza di contenuti cerca di indurre chi lo ascolta a un consenso che non si basa su valori e convinzioni. E così facendo, evoca i peggiori istinti. Una pratica comune, ad esempio, è la “creazione del nemico”. E’ individuando un colpevole che alcuni politici trovano una risposta alle ansie e al disagio delle persone. E’ successo con gli ebrei al tempo del nazismo, e continua a succedere oggi. Si tratta di una operazione manipolatoria, che piace molto ai sudditi, ma non ai cittadini. Quelli che hanno un senso di responsabilità e riconoscono un proprio ruolo nella collettività. E a cui piace fare un esercizio di intelligenza, per comprendere davvero l’essenza delle cose”.

Nello scenario politico di oggi – sostiene Carofiglio – assistiamo a una gestione del dibattito indubbiamente improntata alla volgarità e all’assenza di contenuti. Molti esponenti politici comunicano attraverso il loro comportamento, o semplicemente con la postura fisica, violenza e rabbia. “Provate ad ascoltare alcuni monologhi abbassando a zero il volume e notate l’atteggiamento del politico mentre parla: gli si legge una rabbia negli occhi quasi ingiustificata e in ogni caso scomposta, che è certamente qualcosa su cui riflettere”.

Dalla rabbia e la manipolazione alla cattiveria e la violenza. Il relatore fa luce anche su altri due concetti estremamente attuali, soprattutto in riferimento ai recenti fatti di cronaca, quelli che riguardano l’omicidio del giovane Willy Monteiro. Un episodio tragico, che conferma l’esistenza della cattiveria che e spinge a ricercarne le ragioni. “Ma la verità – specifica Carofiglio – è che, come sosteneva Hannah Arendt, la cattiveria non ha radici. E chi cerca di comprendere il male è destinato a fallire e a impazzire. Esistono però studi criminologici che collegano l’attitudine alla violenza incontrollata all’assenza di parole e all’incapacità di esprimere rancore, vuoto, rabbia o sofferenza. Chi non ha le parole, agisce. E agisce con la violenza. Diceva Shakespeare nel Macbeth: date parole al dolore. Il dolore che non parla sussurra al cuore oppresso, ordinandogli di rompersi. Ecco, questa può essere una delle ragioni del male”.