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Pignone, Barotti: «Potenziamento cantiere un colpo di fortuna. Ma alla città servono costruttori di futuro»

MASSA – “La notizia che Baker Hughes abbia abbandonato il progetto di sviluppare un nuovo sito produttivo a Piombino preferendo, invece, potenziare il cantiere di Avenza è, per il nostro territorio, estremamente positiva. Possiamo dire che la dea bendata si è messa dalla nostra parte, e poiché se l’area a cui, inizialmente, erano destinati i 30 milioni di investimento, per la quale anche la Regione Toscana si era mossa, fosse stata idonea dal punto di vista infrastrutturale, oggi saremmo meno felici, non avremmo questa grande opportunità di crescita che il Pignone offre al nostro territorio”. Esordisce così, in una nota, il consigliere comunale di Massa Andrea Barotti, che poi aggiunge: “Mi chiedo, da imprenditore, cittadino e consigliere comunale se il futuro industriale, se lo sviluppo occupazionale della città di Massa debba dipendere dai colpi di fortuna! Io credo di no. Penso che non si possa lasciare tutto al caso, alle circostanze favorevoli ma sia necessario, doveroso, fondamentale elaborare ed adottare una politica di rilancio della zona industriale, della manifattura allo scopo di facilitare l’insediamento di nuove imprese, la crescita delle aziende presenti che abbiano la possibilità di espandersi e cosi dare ai giovani l’opportunità di immaginare, costruire il loro futuro.

Penso che non si possa più accettare – continua il consigliere – che la politica locale resti in silenzio, quando realtà produttive storiche vengono incentivate ad investire in altri ambiti territoriali, così come non sia ammissibile che gli amministratori non si mettano a fianco delle imprese per aiutarle ad ingrandirsi o per far nascere nuovi stabilimenti! La politica, in particolare chi governa la città, non deve restare a guardare, ma scendere in campo con idee che non portino nella zona industriale attività diverse dalla manifattura, che rendano appetibile il nostro territorio, agevolino la realizzazione di seri piani di sviluppo, specie di aziende radicate nel tessuto produttivo apuano, in grado di rimetterci in marcia per non essere più il fanalino di coda della Toscana. La regione, più volte, ha eccepito la mancanza, da parte delle amministrazioni locali, di una strategia per il rilancio economico, di progetti finanziabili. Il nuovo centrosinistra deve fare in modo che sulle scrivanie regionali ci siano delle proposte, nate sul territorio, per Massa. La città ha bisogno di rappresentanti che non si limitino a scendere in strada per dare solidarietà agli operai quando questi lottano per difendere il loro impiego, che non usino il lavoro per la polemica politica o la propaganda elettorale, ma di costruttori di futuro. Credo, ad esempio, che una buona politica si sarebbe impegnata e messa all’opera per far aprire, quanto prima (mettendo sul piatto un contributo ed una area: è possibile che altri Comuni ci riescano e noi no?), quella nuova fabbrica per motori aerei di cui, mesi fa, i giornali scrivevano e per la quale il Pignone cercava un sito; una buona politica avrebbe riaperto il confronto per il porticciolo, ben diverso dalla banchina per i pescatori, a servizio della nautica; una buona politica organizzerebbe un tavolo per dare una nuova prospettiva, più sostenibile, al lapideo, non metterebbe in discussione lo scalo di Marina di Carrara, sbocco per il marmo e la metalmeccanica (è anche grazie al porto che il Pignone ha scelto Avenza), ma promuoverebbe l’ecodragaggio per trasformarlo in una fonte di sabbia sicura.

È incomprensibile – conclude – riempirsi di orgoglio parlando dei risultati, nella ricerca e nello sviluppo, di una grande realtà industriale, di un vero gioiello dell’industria Toscana, qual’è il Pignone, e poi lasciare che Via Dorsale diventi un canale quando piove o sia una strada priva di parcheggi e marciapiedi; si investe per rifare delle piazze quando non è così urgente (forse si intende prepararle agli scioperi o ad accogliere chi, non trovando occupazione, siederà sulle panchine?) e poi si lascia all’incuria la nostra porta sul mondo. Quando sfogliamo la storia politica ed industriale del nostro paese e leggiamo i nomi di Giorgio La Pira, Enrico Mattei, Adriano Olivetti capiamo cosa manca, specie in momenti difficili come quelli che viviamo, alla nostra Comunità, all’Italia”.