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«Diritti in conflitto, come trovare un equilibrio?» Chiara Saraceno apre Con-vivere 2020

La direttrice scientifica del festival, sociologa di fama internazionale, fa luce su uno dei temi più discussi negli ultimi tempi, ma che "ha origini antiche, e costituisce la base di ogni società"

CARRARA – Salute e libertà, sicurezza e mobilità: è su una pluralità di diritti, molti di loro in conflitto, che nasce e vive una società. Ad approfondire il tema ci ha pensato la direttrice scientifica della 15esima edizione del Festival Con-vivere, la professoressa Chiara Saraceno, sociologa di fama internazionale. Lo ha fatto dal palco di via del Plebiscito, nel corso dell’evento di apertura del festival, dopo i saluti del sindaco Francesco De Pasquale e del direttore della Cassa di Risparmio Enrico Isoppi.

“E’ un festival, quello di quest’anno, nato orfano per la perdita del suo padre fondatore, il professor Remo Bodei, a cui va il nostro commosso ricordo – ha dichiarato in apertura Isoppi – Un festival che definirei “della resistenza”, quella della cultura che non si arrende di fronte alla pandemia, e di un territorio che vuole continuare a vivere. La nostra dedica va a chi ha combattuto contro questa epidemia e soprattutto a chi non ce l’ha fatta. Anche per loro era doveroso accettare questa sfida”.

“Oggi abbiamo bisogno di dare un segnale forte di ripartenza. Carrara sulla resistenza non ha niente da imparare, e anche in questa sfida si presenta con grande voglia di rimboccarsi le maniche e ripartire” – ha aggiunto il Sindaco Francesco De Pasquale – Far conciliare tutti i diritti in una situazione così delicata come quella della pandemia significa fare uno sforzo ulteriore, che tutti quanti stiamo affrontando in maniera decisa ed energica”.

Spazio poi all’intervento di Chiara Saraceno, che è risalita alle radici del problema dei diritti in conflitto. Conflitto che – ha spiegato la direttrice – ha due facce: quella del “conflitto tra diritti”, si pensi al diritto alla salute in contrasto con tutti gli altri, e quella del conflitto tra “aventi diritti”, ovvero tra persone con diritti diversi. Questa potenziale conflittualità – fa chiarezza – non è affatto qualcosa di nuovo. Ad esempio, il conflitto tra libertà è sicurezza è all’origine dello Stato, a cui è stato dato il monopolio della forza a garanzia della sicurezza ed anche il potere di garantire l’esercizio della libertà senza che questa diventi sopraffazione: dei ricchi sui più poveri, degli uomini sulle donne, di un’etnia sull’altra. A sua volta la libertà dei cittadini è condizione perché lo Stato non diventi “dittatura”. Come si risolve il conflitto? Cercando un equilibrio di volta in volta, nella consapevolezza che si tratta sempre di un equilibrio provvisorio, rinegoziabile ogni volta”.

“Per quanto riguarda il secondo tipo di conflitti – ha proseguito Saraceno – con la pandemia siamo tornati a domandarci “chi salvare quando non ci sono risorse per tutti?”. Anche qui si tratta di un dilemma antico e ancora diffuso nelle società più povere della nostra, dove tuttora si deve decidere chi abbia la prelazione su cibo e beni essenziali, o quale figlio mandare a lavorare per poter nutrire tutti gli altri. Pensate: nell’Italia dell’800, nelle famiglie contadine la madre nutriva prima marito e figli grandi maschi, poi figlie grandi femmine, infine i piccoli, e per ultima se stessa.

Il conflitto tra i diritti è dunque un tema antico, storico, ma che con i secoli acquista nuove sfaccettature, e che nella modernità si ripresenta continuamente. “Lo abbiamo visto negli ultimi mesi, durante l’emergenza Covid – ha sottolineato ancora Saraceno –, quando in alcune famiglie più povere è successo che le figlie più grandi hanno abbandonato la didattica per accudire i bambini piccoli a casa.

Ci sono poi diritti oggi molto discussi. Ad esempio, il diritto all’aborto: anche qui si tratta di un conflitto, tra il diritto alla vita del nascituro e quello della donna a decidere della propria vita e del proprio corpo. Il che dimostra come anche all’origine di un diritto può esserci un conflitto tra diritti. La democrazia gioca un ruolo importante nel decidere il destino di questo conflitto, per trovare un equilibrio – ha concluso la direttrice –  L’idea di giustizia che noi abbiamo determina i tipi di ragionamento che devono intervenire nella valutazione dei vari concetti etici. Ma prima di fare questo, è necessario capacitare le persone, renderle abili alla negoziazione, al trattare i conflitti e imparare a trovare una loro possibile risoluzione”.