Quantcast
LiguriaNews Genova24 Voce del Tigullio Città della Spezia Voce Apuana

Alla Sanac cresce la preoccupazione, presidio a Palazzo Ducale. I sindacati: «Magazzini pieni e zero ordini» foto

Lunedì sindacati e Rsu, dopo un sit-in fuori da Palazzo Ducale hanno incontrato il presidente della Provincia Gianni Lorenzetti, il nuovo prefetto Claudio Ventrice e i parlamentari apuani Massimo Mallegni, Riccardo Ricciardi, Martina Nardi e Cosimo Maria Ferri per manifestare la propria preoccupazione riguardo l'imminente scadenza - fissata per i primi giorni di novembre - della fideiussione che lega il gruppo alla multinazionale ArcelorMittal.

MASSA – Gli operai della Sanac scendono nuovamente in piazza. Lunedì mattina sindacati e Rsu, dopo un sit-in fuori da Palazzo Ducale hanno incontrato il presidente della Provincia Gianni Lorenzetti, il nuovo prefetto Claudio Ventrice e i parlamentari apuani Massimo Mallegni (Fi), Riccardo Ricciardi (M5s), Martina Nardi (Pd) e Cosimo Maria Ferri (Iv) per manifestare la propria preoccupazione riguardo l’imminente scadenza – fissata per i primi giorni di novembre – della fideiussione che lega il gruppo alla multinazionale ArcelorMittal.

Al momento dell’acquisto dell’ex Ilva, infatti, il colosso francoindiano si era impegnato a concludere l’acquisizione dei 4 impianti toscani della Sanac, gruppo specializzato nella produzione di refrattari strettamente collegato al fabbisogno dello stabilimento tarantino. A distanza di due anni, però, la trattativa non è ancora stata conclusa. E per gli operai l’orizzonte continua ad incupirsi dopo l’annuncio dei commissari della Sanac di un aumento del ricorso alla cassa integrazione.

«Oltre alla scadenza della fideiussione – spiega Nicola Del Vecchio della Cgil – c’è la questione della cassa integrazione. Da ottobre verrà aumentata di due settimane a lavoratore, un segnale che non è positivo considerato che ad oggi non abbiamo ancora un piano di investimenti per il 2021».

Alle istituzioni locali è stato chiesto di sottoscrivere un documento da inoltrare al Ministero del Lavoro e a quello della Attività produttive. «Non vogliamo che questa cassa integrazione sia l’inizio della fine – commenta Stefano Tenerini della Cisl – All’acciaieria di Trieste la Cig è stata attivata per permettere la riconversione della fabbrica in economia verde. Non verranno più utilizzati gli altiforni con combustibile fossili ma con energia elettrica e questo chiediamo di fare anche per l’ex Ilva. Ma se il paese Italia deve fare un ragionamento serio sul futuro dell’acciaieria deve farlo con una politica che coinvolga i lavoratori».

«Alla Sanac – prosegue il sindacalista – l’età media degli operai è di 35 anni. Sono persone mentalmente elastiche che possono, attraverso dei corsi di formazione, prepararsi a questa riconversione. Ma bisogna dire basta con le parole e chiedere di passare ai fatti». Secondo Massimo Graziani della Uil la situazione di Sanac è più drammatica di quel che si pensi: «La direzione ci riferisce che non ci sono ordini e che i magazzini sono pieni. Ciò che chiediamo con forza è un ulteriore incontro per legare in maniera indissolubile il destino di Sanac a quello di Ilva. Non è più possibile immaginare una Sanac sola a penetrare il mercato, ormai compromesso dalla situazione Covid».