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Regionali 2020, lettera degli ambientalisti: «Basta cave in corrispondenza delle sorgenti»

I firmatari, tra i quali docenti ed esperti della gestione del territorio, chiedono che “i candidati si esprimano e si impegnino a riportare le decisioni del Consiglio Regionale nel solco della legalità”.

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MASSA – CARRARA – Lettera aperta ai candidati alla presidenza della Regione Toscana da parte di un gruppo di cittadini “orgogliosamente ambientalisti attivi”, preoccupati del futuro delle Alpi Apuane. I firmatari, tra i quali docenti ed esperti della gestione del territorio, chiedono che “i candidati si esprimano e si impegnino a riportare le decisioni del Consiglio Regionale nel solco della legalità”.

Riportiamo di seguito il contenuto integrale della lettera:
“In questo momento di programmi, proposte, promesse sembra opportuno portare l’attenzione sul dimenticato Parco Regionale delle Alpi Apuane, geoparco Unesco, non solo per invocare il rispetto di normative in essere, basti citare i Siti di Interesse Comunitario (non ancora Zona Speciale di Conservazione dopo 20 anni) e la Zona di Protezione Speciale-Important Bird Area, istituiti agli inizi del 2000 per tutelare una ventina di endemismi, numerosi relitti glaciali, animali e uccelli a rischio estinzione, ma per rivendicare il rispetto dei Codici del paesaggio e dell’ambiente, sistematicamente violati da alcuni decenni dalla politica regionale, con la totale condivisione della minoranza.
Ci riferiamo alle cave, presenti nel Parco al momento della sua istituzione, quando fu elaborata una mappa non scientifica con lo scopo di attribuire ai siti estrattivi interni all’area, designati, con espressione ambiguamente fuorviante, “aree contigue di cava”, una superficie molto superiore alla realtà.
La cinquantina di cave interne al Parco, di cui era prevista una parziale dismissione nel 2002 in base al piano elaborato dallo stesso Parco, ma fermato dalla politica, sono diventate una ottantina. E ciò, nonostante il piano paesaggistico adottato avesse previsto la chiusura delle cave (circa trenta) che lavorano in violazione dei Codici, e senza l’alibi dell’occupazione, essendo stato previsto il reimpiego per il centinaio di persone lì occupate”.
Per ripristinare la legalità in Toscana, secondo i mittenti, occorre “azzerare il PIT approvato, riscritto da emissari degli industriali nelle stanze della Regione, come dichiarato nel giornale Versilia Produce e come denunciato da Anna Marson in Consiglio Regionale dopo la sua approvazione. Un Pit che in area protetta consente la riapertura di cave dismesse dal 1980, teoricamente copianificato con il MiBACT che, più o meno consapevolmente, ha avallato norme in contrasto con il suo stesso Codice; modificare la mappa d’insieme presente nel sito della Regione e fatta propria da molti Comuni, copianificata dal MiBACT, dove l’area Parco figura come area contigua, con il risultato che i siti estrattivi risultano interni all’area contigua e non incistati nell’area Parco. Il Ministero è consapevole della reale situazione delle cave apuane o ha copianificato su questa mappa errata?; fermare i piani di bacino, pensati da Anna Marson allo scopo di disciplinare l’escavazione, ma oggi utilizzati per aprire cave chiuse anche da mezzo secolo in aree nel frattempo rinaturalizzate; rispettare le normative regionali e nazionali sull’uso civico, non consentendo la riapertura di nuove cave in mappali identificati come tali dal Commissario degli usi civici. Se la Regione legalista vuole aspettare la sentenza finale (appellata in un caso addirittura da un Sindaco e nell’altro da una ditta estrattiva) non può consentire che in questo frangente si aprano nuove cave nei mappali segnalati dalla sentenza del Commissario; non permettere modifiche alla linea di confine delle aree estrattive, modifiche che la normativa consente solo DOPO l’approvazione del Piano per il Parco e che non sono state portate all’approvazione del Consiglio; vietare cave che estraggono il 5% di blocchi. In galleria le rese da decenni si attestano sull’80% e all’aperto sul 50%. Un ricavo in blocchi inferiore favorisce una economia di rapina a danno dell’ambiente perché si scavano aree fratturate. Ignorare le rese reali e aggrapparsi al 20-80 o 25-75 (rapporto blocchi/detrito) di secoli fa è foriero anche di danno erariale; non consentire cave in diretta corrispondenza con le sorgenti, come previsto dal Codice dell’Ambiente”.
“Invitiamo i candidati alla presidenza della Regione ad esprimersi in proposito. Vogliamo vivere in una Toscana che persegua il rispetto della legge; riteniamo sviluppo insostenibile la scomparsa di 50 milioni di mc di montagne nel prossimo decennio”.

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