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Spiagge libere come discariche per il lavarone foto

Tratti di arenile occupati da montagne di rifiuti. Dal lungomare di Levante a quello di Ponente, le condizioni dei tratti di arenile gratuiti sono desolanti

Un reportage alla scoperta dei tratti di arenile che sulla carta dovrebbero essere liberi e gratuiti. È quello che abbiamo realizzato durante il fine settimana per documentare lo stato delle spiagge libere del Comune di Massa. E il risultato è, purtroppo, desolante.

Spiagge libere = deposito per il lavarone
Partendo dal lungomare di Levante, la prima spiaggia libera che si incontra è quella attrezzata del Trabucco. Purtroppo il suo ingresso appare transennato con tanto di nastro arancione. È totalmente inaccessibile. Sporgendosi un po’ si possono notare al suo interno quintali di lavarone abbandonato, e poco più in là delle gru. I lavori, dentro lo spazio, sembrano essere in corso, ma al momento appaiono fermi. Una spiaggia libera in meno per i cittadini.
Proseguendo in direzione Marina di Massa, si incontra la spiaggia libera Beretta. Qua non si trovano transenne, ma una volta entrati in spiaggia si incontrano altri chili di lavarone abbandonato, che fanno compagnia ai bagnanti distesi sotto il sole.
Lo stesso vale per la spiaggia libera che si trova tra il bagno Isa e il bagno Monia, a Poveromo. Oltre al lavarone, qua si può notare una montagna di terra di cui non è chiara la provenienza. E che occupa gran parte della spiaggia libera.
A Marina di Massa il tratto di arenile che si trova ai piedi del pontile ha subito una variazione (della quale non è presente alcun atto amministrativo chiarificatore sull’albo pretorio). Risultato della non chiarissima operazione: metà spiaggia appare occupata dagli ombrelloni di uno stabilimento balneare. E appena si arriva a ridosso del pontile, ad accogliere turisti e cittadini ci sono due belle transenne.
Transenne uguali e identiche a quelle che ormai da mesi si incontrano in via lungomare di Ponente, nel tratto di strada che costeggia la scogliera che si trova davanti alle colonie.
Anche in questo caso, nella spiaggia libera che si trova nel piazzale della colonia Torino chili e chili di lavarone fanno compagnia ai bagnanti, costretti a farsi largo tra rifiuti.
La scogliera del litorale resta un punto interrogativo: in alcuni comuni, come quelli della Liguria, le amministrazioni chiedono ai cittadini di prenotare uno scoglio per evitare assembramenti. A Massa di indicazioni che vanno in questa direzione non ne sono state rese note.
Anche la spiaggia che si trova davanti all’ex colonia Motta appare in forte degrado, con sporcizia e buche qua e là che la rendono decisamente poco attraente.
A qualche metro di distanza, lo spiazzo di arenile a confine con la Don Gnocchi preserva i massi di cemento che il mare ha fatto emergere durante la mareggiata dello scorso anno. Se si vuole prendere il sole, dunque, c’è da sistemarsi sulle pietre perché di sabbia in quel tratto di arenile ce n’è ben che poca. In compenso, anche qua permangono transenne del Comune di Massa.

Completamente inutilizzabile invece la spiaggia libera che si trova accanto a Casa Faci, interamente ricoperta da lavarone e rifiuti. Così come la spiaggetta vicino alla scuola alberghiera, che da quando ha chiuso il chiosco che la animava è rimasta abbandonata al ciottolame che porta il mare.

Il tour continua nella spiaggetta che si trova a lato del Baracchino Rosso. Qua il lavarone e i rifiuti sono stati transennati con del nastro bianco e rosso.
Mentre la novità della spiaggia libera che si trova davanti alla Torre Fiat, è che per accedervi è necessario passare dal bar, perché l’altro ingresso storico è stato chiuso dalla proprietà della torre.
Infine le due spiagge libere della Partaccia appaiono in buono stato, anche se per trovare la prima è necessario chiedere ai balneari perché la cartellonistica è decisamente fuorviante.
E questo è il quadro (dal quale sono state escluse le due spiagge a ridosso del Lavello perché storicamente inutilizzate a causa dell’odore dell’acqua che farebbe inorridire chiunque). I tratti di arenile liberi utilizzabili e in buono stato restano i quattro che sono attrezzati e dati in concessione, anche se in parte vengono anche quelli utilizzate come deposito per lo scarico del lavarone. Quando verrà rimosso, ancora non si sa.

L’unica speranza: la battigia
Di fatto, l’unica area veramente libera del litorale al momento è la battigia “quella parte di spiaggia contro cui le onde si infrangono al suolo, che si estende per circa cinque metri dal limitare del mare”. Questo vale sempre, a eccezione delle spiagge di ampiezza inferiore a 20 metri per le quali l’estensione della stessa può essere ridotta fino a tre metri. Riguardo quest’area della spiaggia, la legge prevede che l’accesso alla battigia sia sempre libero e gratuito, anche al fine di balneazione.
E la legge prevede l’obbligo per i titolari di consentire l’accesso e il transito per il raggiungimento della battigia antistante l’area compresa nella concessione, anche al fine della balneazione. Insomma, va bene che non si può prendere il sole, ma l’accesso per il fare il bagno in mare è ancora possibile rivendicarlo.

L’appello inascoltato di Legambiente: i comuni tutelino le spiagge libere

Putroppo sembra che la stagione balneare possa iniziare solo per le persone che possono pagare 1200 euro per rilassarsi in riva al mare. Agli altri questa possibiità è ancora negata. Peccato, perché ad aprile, subito dopo il lockdown, Legambiente aveva sollevato la questione delle spiagge libere.

“Il tratto di demanio costiero libero da concessioni è il più delicato fra i beni comuni e una risorsa straordinaria per il nostro Paese sia dal punto di vista ambientale, che da quello sociale e come tale ne va garantito l’utilizzo tanto più in un periodo, come l’attuale, in cui bisognerà soddisfare il bisogno di svago in un contesto di grave crisi economica”, scriveva l’associazione ambientalista ad aprile.

“In attesa di capire quali misure verranno disposte dall’amministrazione centrale per quanti vorranno andare al mare – dichiara Sebastiano Venneri, responsabile Turismo di Legambiente – è utile offrire il proprio supporto ai Comuni costieri per pianificare insieme una strategia per affrontare al meglio la stagione. Pensare di cedere a privati spazi di litorale libero in cambio di sorveglianza e controllo delle regole o, addirittura, ipotizzare la chiusura delle spiagge libere perché non si è in grado di assicurarne una corretta fruizione, sarebbe una resa, una presa d’atto che il pubblico non è in grado di gestire il bene comune. Al contrario riteniamo che abbiamo davanti una straordinaria occasione proprio per ristabilire la naturale connessione fra pubblico e gestione del bene comune. È questo il momento perché i Comuni ritrovino quel rapporto di confidenza con il proprio territorio, si riapproprino di luoghi troppo spesso dati per scontati e abbandonati a una fruizione anarchica sui quali si interveniva solo per pulizie estemporanee o controlli polizieschi”.
Una profezia che purtroppo sembra essersi avverata.

Spiagge libere: il Comune le affida, in parte, ai privati
La questione spiagge a Massa è ferma all’ordinanza del 23 maggio nella quale il Comune “consente l’attività degli stabilimenti balneari nel rispetto delle normative”, ma vieta nelle spiagge libere di “posizionare sdraio, ombrelloni, asciugamani”. L’ordinanza ancora in vigore ad oggi non permette l’accesso alle spiagge libere per prendere il sole e fare un tuffo nel mare, ma solo per l’attività motoria, pena l’intervento, come successo in queste settimane, della Polizia Municipale.
Che ci sia una correlazione tra lo smaltimento del lavarone e la mancata riapertura delle spiagge libere?

A chiedere chiarimenti sul tema lo scorso consiglio comunale è stato il consigliere del Movimento Cinque Stelle, Paolo Menchini; a rispondergli prima l’assessore al bilancio Pierlio Baratta, poi il sindaco di Massa.

L’assessore Baratta ha comunicato che l’amministrazione si impegnerà nel rispetto degli obblighi di comunicazione relativi agli spazi attraverso “della cartellonistica bilingue esposta agli ingressi e pubblicata sul sito dell’ente”. Ha aggiunto inoltre che è in corso di valutazione il posizionamento “di pali” per regolare il distanziamento degli ombrelloni e l’attivazione di un sistema di sorveglianza. Ma ad oggi non si sa nulla di più.

«Inutile nasconderci dietro un dito – ha detto Persiani – Montignoso ha solo una spiaggia su cui concentrare le attenzioni dell’amministrazione. Massa ne ha 20. Uno sforzo economico è pressoché impossibile». Talmente impossibile che per la pulizia delle spiagge libere, il Comune sta attivando delle convenzioni con i concessionari degli stabilimenti balneari vicini. Ma per l’offerta del servizio non verrà stabilito un compenso economico, il Comune riconoscerà ai balneari tratti di spiagge libere da poter occupare con i propri ombrelloni. Tipo spiagge libere semi occupate.