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Il sobrio 25 aprile di Massa-Carrara. «Adesso la liberazione dal bisogno» foto

Lo ha detto Nando Sanguinetti (Anpi). Cerimonie surreali in tutta la provincia per commemorare la Liberazione d'Italia. Lorenzetti: «Affermare i diritti per i più deboli è la nostra Resistenza»

Cerimonie sobrie anche a Massa-Carrara in questo decisamente insolito 75esimo anniversario della Liberazione d’Italia. Non poteva essere diversamente: le disposizioni per contenere la diffusione del coronavirus hanno impedito che il pubblico potesse essere presente alle varie commemorazioni che si sono svolte nella provincia apuana.

A Massa, in un’atmosfera surreale, in largo Matteotti, a mezzogiorno, il presidente della Provincia, Gianni Lorenzetti, il sindaco di Massa, Francesco Persiani e l’Anpi hanno deposto una corona al Monumento al Partigiano. Presenti anche la deputata Martina Nardi e il consigliere regionale Giacomo Bugliani.

«È una situazione inedita, mai capitata nei 74 anni che hanno preceduto queste celebrazioni del 25 Aprile – afferma il sindaco del Comune di Montignoso e Presidente della Provincia di Massa-Carrara Gianni Lorenzetti – ma abbiamo voluto comunque ricordare il valore straordinario di questa giornata, della nostra memoria, di chi ha combattuto sui monti, e soprattutto riaffermare i principi e i valori della Resistenza. Questi sono gli anticorpi dalla deriva che certa politica vuole cavalcare, il fascismo è nato sull’indifferenza, per questo abbiamo bisogno di tutelare i valori a sostegno dei più deboli. In questo momento di drammaticità penso ai bambini che stanno soffrendo una condizione di restrizioni, dalla chiusura delle scuole, luoghi di formazione e socialità, alla possibilità di incontrarsi, giocare, frequentarsi. Penso ai disabili e alle loro famiglie che devono affrontare fatica e responsabilità rese ancor più difficili dalle misure di queste settimane. Non dimentichiamo tutto questo, non dimentichiamo chi soffre, non dimentichiamo la Resistenza».

Un’ora prima, invece, anche Carrara ha voluto celebrare la Liberazione con una breve cerimonia a cui hanno partecipato il sindaco di Carrara Francesco De Pasquale, il presidente del consiglio comunale Michele Palma e Anpi intervenuta con Giorgio Mori, Nando Sanguinetti e Alessandro Conti. A seguito dell’alza bandiera, ci sono stati alcuni brevi interventi.

Riportiamo un ampio estratto dell’intervento di Nando Sanguinetti.

Ci si deve domandare quale senso abbia questa cerimonia e celebrazione di un grande momento storico popolare, come è stata la liberazione, senza nessuna partecipazione, davanti a cosi poche persone in un momento così difficile.
Innanzi tutto questa è la risposta a chi ha detto che la pandemia avrebbe il merito di abolire le celebrazioni del 25 aprile o a chi vorrebbe che il 25 aprile si trasformasse in una generica giornata del ricordo di tutti i caduti della guerra mondiali. Noi vogliamo festeggiare la liberazione e ricordare quelli che l’hanno permessa, anche con sacrificio della loro vita. La nostra Repubblica, la nostra Costituzione e la nostra democrazia nascono da loro e non dai morti della Repubblica di Salò che erano al servizio dei peggiori criminali della nostra storia, del razzismo, del nazismo, delle stragi e dei campi di sterminio. Dobbiamo provare pietà anche per i morti fascisti e repubblichini, ma non confonderli con quelli antifascisti e partigiani che hanno combattuto per liberarci e non per asservirci. In secondo luogo questa è una risposta a chi dice che con tutti i problemi che abbiamo in questo momento, le celebrazioni come questa della Liberazione non servono a niente. Certo, questo è un momento terribile per tutti. Per certi versi, ricorda i tempi della guerra, ma anche in tempo di guerra, ci si preoccupava di pensare, di progettare il futuro, di fare memoria, o di far festa, in vista della futura liberazione. Credo che questa sia necessario anche oggi. Siamo minacciati da un male invisibile e potente, siamo stati costretti a limitare i nostri diritti fondamentali, attendiamo con ansia il momento in cui la pandemia sarà debellata e sarà il momento di far festa. Però già ora sappiamo quali problemi gravissimi dovrà affrontare il nostro Paese. Ci sarà bisogno, come dopo la guerra, di ricostruirlo, di rinnovarlo, di cambiarlo radicalmente. Perché la pandemia non è stata solo un evento naturale, ma è stata favorita dallo stato del nostro Paese, dal suo manchevole e distorto sviluppo. La sanità pubblica, nonostante l’encomiabile dedizione degli operatori sanitari, si è dimostrata in gravi difficoltà nell’affrontare questo catastrofico virus. Le misure di sicurezza che sono state dettate, sembra abbiano raggiunto lo scopo di diminuire la pressione dell’epidemia, ma ha lasciato sul terreno molte altre vittime: la devastazione dell’economia nazionale, la perdita di moltissimi posti di lavoro, e, per tanti, la perdita di qualsiasi fonte di reddito marginale e in nero, la chiusura delle scuole. E questo ha significato anche il ritorno della fame, della miseria più nera. Ci hanno detto di chiuderci in casa ed era giusto. Però ci sono case e case, famiglie e famiglie. C’è chi vive in una villa o in una casa con giardino e chi ha due o tre figli e ha un’abitazione di tre stanze, buie e umide. Sarà emergenza per tutti, ma c’è chi la può sopportare bene, e chi precipita del degrado. E c’è chi non ha neanche la casa. Il nostro Paese non era preparato a questo disastro, bisogna dirlo chiaro e forte. Lo ha affrontato con i mezzi che aveva, e non poteva fare diversamente, ma il prezzo di questa impreparazione non è stato distribuito equamente tra tutti. Oggi la festa della Liberazione ha qualcosa da insegnarci anche sul virus e il dopo virus. La liberazione è per sempre, ieri ci siamo liberati da un regime criminale, che ha distrutto l’Italia, oggi dobbiamo proseguire e fare quello che non è stato fatto allora. Questo è il significato di questa celebrazione e festa nazionale. La liberazione del nazifascismo portò la libertà personale, la libertà dei diritti civili e politici, ma non la libertà dal bisogno e questo è quanto, nel dopo virus, siamo chiamati a fare: liberare tutti dal bisogno delle disuguaglianze offensive e vergognose, liberare cioè tutti dai salari a due euro l’ora nelle campagne meridionali, liberare tutti dalla disoccupazione, dare a tutti abitazioni sane e decenti, una sanità completamente pubblica e una scuola libera da rischio di crolli e da spazi angusti e inadatti all’attività didattica, l’elenco dei bisogno a cui finora la Repubblica non ha potuto dare risposta è lunghissimo, dobbiamo completarlo e fare in modo che vengano soddisfatti, perché questo è il vero lascito della resistenza e della liberazione: tutti gli uomini sono uguali e devono essere liberi e in grado di auto realizzarsi, ma condizione indispensabile di questo è la liberazione dal bisogno. Viva la liberazione, viva la Resistenza.